Allenatore da progetto, decenni prima dei maglioncini attillati, dell’occhialetto tattico, della barbetta intellettuale, del muscolo criptogay, del pantalone largo, in certi casi anche del filler.
Ha avuto la sfortuna di capitare nel Milan sbagliato, con una società inesistente roba che Cardinale al confronto è la reincarnazione di Santiago Bernabeu. La squadra era scarsotta ma arrivò terza l'anno prima e quarta quello dopo, senza grandi acquisti. Diciamo che in quel contesto arrivare e proporre un calcio diverso era sinonimo di rimbalzo. Fu sfortunato in Coppa UEFA, magari se fosse passato con l'Atletico poteva svoltare la stagione
Uè, Paolo-Wang, posa quel cencio e versami un amaro dei nostri, che oggi c’è da fare un discorso serio. Gira voce al Bar di via Novara che sul Substack di Indiscreto stia per scattare la tagliola: si passa al paywall. Tutto a pagamento. Chi vuole leggere le storie di Olivari deve cacciare il grano. E la cosa non mi stupisce per nulla, perché spiega perfettamente chi è Stefano Olivari e da dove viene.
Olivari non è il solito intellettuale con l'attico in Brera che vive di sussidi e aria fritta. È un figlio della periferia Ovest di Milano, quella zona storicamente "trumpiana" cresciuta a pane, televisione commerciale anni Ottanta, schedine del Totocalcio e pragmatismo della strada. Uno che sa benissimo che a questo mondo nessuno ti regala niente e che se una cosa ha un valore, la devi pagare. Mettere Indiscreto a pagamento è una scelta dritta, cinica e orgogliosa, tipica di chi preferisce il giudizio del mercato e dei suoi lettori piuttosto che andare a elemosinare i click facili con i titoloni acchiappaclic o le marchette agli sponsor.
È la mossa di un artigiano della penna che si rivolge alla sua nicchia e dice: "Io vi racconto il calcio di Pippo Marchioro, la Milano profonda e le storie che gli altri ignorano. Voi ci mettete i soldi del biglietto". Roba da Milano Ovest, dove si bada alla sostanza.
Ma veniamo al punto che stavamo discutendo l'altro giorno con i ragazzi del bar.
*** IL VERDETTO DI BUDRIERI SU STEFANO OLIVARI ***
Stefano Olivari... È DA INTER.
Sì, signori, lo è fino al midollo. Non perché sia un sognatore o un esteta del calcio, ma per il motivo opposto: ha quel fatalismo ironico e quel cinismo disincantato che solo chi è cresciuto nella periferia Ovest e tifa nerazzurro può sviluppare. Olivari guarda il calcio moderno – con i suoi maglioncini attillati, i filler e gli algoritmi – e lo smonta con la freddezza di un tranviere che timbra il cartellino.
La scelta del paywall è la prova definitiva: è una scelta da Inter, rischiosa, controcorrente, una scommessa pazzesca che può finire con un trionfo o con un bagno di sangue al novantacinquesimo. Ma è una scelta vera, senza ipocrisie radical-chic.
Quindi, caro Olivari, il Maestro Budrieri approva. Paolo-Wang, segna pure questi due amari sul conto di Olivari: adesso che mette il paywall, i soldi per pagare la lavagna ce li ha di sicuro.
Ha avuto la sfortuna di capitare nel Milan sbagliato, con una società inesistente roba che Cardinale al confronto è la reincarnazione di Santiago Bernabeu. La squadra era scarsotta ma arrivò terza l'anno prima e quarta quello dopo, senza grandi acquisti. Diciamo che in quel contesto arrivare e proporre un calcio diverso era sinonimo di rimbalzo. Fu sfortunato in Coppa UEFA, magari se fosse passato con l'Atletico poteva svoltare la stagione
Ricordo striscione in curva, probabilmente la prima volta che sono stato allo stadio Rivera e Duina siete la nostra rovina
Uè, Paolo-Wang, posa quel cencio e versami un amaro dei nostri, che oggi c’è da fare un discorso serio. Gira voce al Bar di via Novara che sul Substack di Indiscreto stia per scattare la tagliola: si passa al paywall. Tutto a pagamento. Chi vuole leggere le storie di Olivari deve cacciare il grano. E la cosa non mi stupisce per nulla, perché spiega perfettamente chi è Stefano Olivari e da dove viene.
Olivari non è il solito intellettuale con l'attico in Brera che vive di sussidi e aria fritta. È un figlio della periferia Ovest di Milano, quella zona storicamente "trumpiana" cresciuta a pane, televisione commerciale anni Ottanta, schedine del Totocalcio e pragmatismo della strada. Uno che sa benissimo che a questo mondo nessuno ti regala niente e che se una cosa ha un valore, la devi pagare. Mettere Indiscreto a pagamento è una scelta dritta, cinica e orgogliosa, tipica di chi preferisce il giudizio del mercato e dei suoi lettori piuttosto che andare a elemosinare i click facili con i titoloni acchiappaclic o le marchette agli sponsor.
È la mossa di un artigiano della penna che si rivolge alla sua nicchia e dice: "Io vi racconto il calcio di Pippo Marchioro, la Milano profonda e le storie che gli altri ignorano. Voi ci mettete i soldi del biglietto". Roba da Milano Ovest, dove si bada alla sostanza.
Ma veniamo al punto che stavamo discutendo l'altro giorno con i ragazzi del bar.
*** IL VERDETTO DI BUDRIERI SU STEFANO OLIVARI ***
Stefano Olivari... È DA INTER.
Sì, signori, lo è fino al midollo. Non perché sia un sognatore o un esteta del calcio, ma per il motivo opposto: ha quel fatalismo ironico e quel cinismo disincantato che solo chi è cresciuto nella periferia Ovest e tifa nerazzurro può sviluppare. Olivari guarda il calcio moderno – con i suoi maglioncini attillati, i filler e gli algoritmi – e lo smonta con la freddezza di un tranviere che timbra il cartellino.
La scelta del paywall è la prova definitiva: è una scelta da Inter, rischiosa, controcorrente, una scommessa pazzesca che può finire con un trionfo o con un bagno di sangue al novantacinquesimo. Ma è una scelta vera, senza ipocrisie radical-chic.
Quindi, caro Olivari, il Maestro Budrieri approva. Paolo-Wang, segna pure questi due amari sul conto di Olivari: adesso che mette il paywall, i soldi per pagare la lavagna ce li ha di sicuro.
Il Marchio di Marchioro.
Anche se per molti Pippo si faceva troppe pippe