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Avatar di Simone Sacco

Io me ne sono andato (per ragioni familiari) da Milano a fine 2021. In precedenza ci avevo vissuto per 18 lunghi anni, dal 2003 in poi, anche se la frequentavo già attivamente fin dal 1992 (primo concerto visto: gli U2 dello 'Zoo TV' al Forum d'Assago, il giorno prima dell'attentato a Falcone). Risultato? Dopo il primo anno in provincia in cui ho sentito poco o meno il distacco (onda lunga del Covid e di quei 18 mesi passati in casa), ora sono ampiamente conscio di aver fatto una delle cazzate più grandi di tutta la mia vita. A volte mi consolo dicendomi che non sono mai andato aldilà di un monolocale ed è dura formare una vera famiglia (con due gatte!) nello spazio di 30 mq, eppure la provincia in cui vivo è ormai al 90% lavoro pubblico (con ciò che ne consegue...), invidia sociale totalmente ingiustificata (roba da far fatturare gli psicologi), la solita politichetta clientelare, analfabetismo ecc. Romantica, affascinante e decisamente struggente la facciata dei Bruce Springsteen e degli Stephen King quando esprimono ammirazione per il loro New Jersey e Maine. Certo, col jet privato che ti porta a New York o a Boston in mezz'ora, sarei buono a farlo anch'io.

Avatar di Il Freddo
Jan 21Modificato

@nicola, adesso ti svelo un segreto: mi dice un uccellino che qua dentro c'è gente che può comprarsi il tuo buco in San Babila (no pun intended) e tenerlo vuoto a sfregio mentre allo stesso tempo è ben felice di lasciare una città che ha amato come una mamma ma oggi trova popolata da gente del cazzo, amministrata da gente del cazzo e, quel che è più grave, concepita per gente del cazzo. Metà della quale, per aggiungere un corollario regolarmente omesso dai cantori della #bellamilano, ci vive senza poterselo permettere - magari in un bel monolocale vista scambi ferroviari - e perciò fa una vita da pezzente. Quindi, con la retorica del "andare via da Milano è una sconfitta" anche basta.

@Direttore, oltre al libro dell'amica Lucia Tozzi le consiglio vivamente "Turisti a casa nostra" di un altro amico (Antonio Di Siena). E chi non lo legge è un Peluchetti.

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