Molte persone fanno fatica ad identificarsi in una nazionale che non rispetti le composizione etnica del proprio paese. Può non piacere, ed infatti il discorso è quasi un tabù giornalistico, ma è così. Un tabù perché di solito nel calcio europeo ad essere sovrarappresentati non sono i bianchi, i caucasici, o come li vogliamo chiamare, ma i neri o comunque i non bianchi. Tutto da asteriscare, ovviamente, perché nel nostro immaginario di italiani i latini sono associati ai bianchi mentre ad esempio in tante statistiche statunitensi, anche ufficiali, si parla di ‘Non-Hispanic White’, cioè del gruppo che secondo le proiezioni nel 2045 scenderà sotto al 50% negli USA.
Ma noi stiamo parlando di calcio, non di massimi sistemi e nemmeno di altri sport, perché cambiando sport (dalla pallacanestro alla pallavolo, dall’atletica al tennis) la sovrarappresentazione etnica passa da un gruppo all’altro. Vediamo quindi fra le 16 squadre europee al Mondiale quale è, come impatto visivo e senza entrare nel merito delle storie personali (tanti dei giocatori citati sono davvero nati e cresciuti nel paese della nazionale per cui giocano, alcuni dei non citati sono di formazione straniera ma etnicamente bianchi) e della convenienza che guida molte scelte, quali sono le più e le meno vere. Nostra statistica personale, guardando le facce, senza alcuna pretesa di scientificità. Come non è una scienza il tifo: o c’è o non c’è.
È un discorso che ovviamente riguarda i molto presunti neutrali, come gli italiani che nel marasma delle 48 squadre ne cercano qualcuna a cui appassionarsi perché seguire lo sport senza avere una simpatia per qualcuno, almeno minima, è impossibile. Noi personalmente da sempre siamo per Brasile e Scozia, da dopo Holly e Benji abbiamo aggunto il Giappone, detestiamo la Francia nera come lo facevano con quella bianca (Platini escluso), una volta ammiravamo, pur non amandola, la Germania, al di fuori del Mondiale nella Russia c’è qualcosa di tragico che ci prende sempre. Comunque ecco il nostro conteggio razziale-razzista, con tutti gli errori del caso.
Francia 21: Samba, Maignan, Malo Gusto, Upamecano, Kounde, Konate, Saliba, Lacroix, Kone, Tchouameni, Kante, Zaire-Emery, Cherki, Akliouche, Dembele, Thuram, Mbappé, Olise, Barcola, Doue, Mateta. Inghilterra 15: Konsa, O’Reilly, Guehi, James, Spence, Quansah, Bellingham, Mainoo, Rogers, Eze, Saka, Rashford, Watkins, Madueke, Toney. Olanda 15: Geertruida, Van Dijk, Ake, Dumfries, Hato, Kluivert, Gravenberch, Reijnders, Timber, Depay, Gakpo, Lang, Malen, Brobbey, Summerville. Svizzera 11: Mvogo, Akanji, Amenda, Jaquez, Zakaria, Manzambi, Sow, Embolo, Ndoye, Okafor, Amdouni. Germania 10: Rudiger, Tah, Brown, Thiaw, Leweling, Musiala, Sane, Amiri, Nmecha, Ouedraogo. Belgio 9: De Winter, Ngoy, Witsel, Tielemans, Moreira, Onana, Lukaku, Doku, Lukebakio. Portogallo 6: Semedo, Veiga, Samu Costa, Nuno Mendes, Gonçalo Ramos, Rafael Leão. Svezia 5: Hien, Sema. Isak, Elanga, Ayari, Ali. Austria 5: Danso, Alaba, Mwene, Chuckwuemeka. Norvegia 2: Bobb, Nusa. Spagna 2: Williams, Yamal. Scozia 1: Adams. Bosnia 0. Croazia 0. Repubblica Ceca 0. Turchia: 0.
Conclusione: le nazionali non sono club, che sotto una bandiera cercano di raggruppare i migliori giocatori possibili, a prescindere da ogni loro altra caratteristica, con i soldi a disposizione. La Francia non è il PSG, ma soprattutto non è Parigi: non si può dire che la Francia di oggi, nonostante tutto ancora all’85% bianca, sia ben rappresentata dalla nazionale di Deschamps. Parlare di quote bianche non è fuori dal mondo, visto che ad esempio gli Springboks del rugby hanno quelle non bianche e proprio grazie queste sono riusciti a connettersi al Sudafrica di oggi. È più razzista negare il problema che affrontarlo.
stefano@indiscreto.net



Se i calciatori neri sono più bravi di quelli binachi bisogna auto flagellarsi e mettere le quote bianche? Ma che idea è? Il colonialismo ha pagato nel passato e paga ancora, anche se ovviamente aggiunge complessità sociali.
Sembrerebbe quasi che il mestiere del calciatore rientri fra le professioni che il bianco caucasico disprezza, al pari del magazziniere, del camionista o del lavoratore della terra. Mi piacerebbe sapere (confesso la mia ignoranza, non lo seguo) se nel rugby la componente coloured nelle nazionali di Inghilterra e Francia sia la medesima. Comunque tutto fa parte dell’evoluzione della specie. Gianni Brera quarant’anni sottolineava il mutamento di provenienza geografica dei calciatori di serie A nel dopoguerra. Erano spariti i piemontesi, calavano i lombardi, “tenevano” i veneti e crescevano in modo esponenziale i terùn. Lasciando stare il talento puro, vince sempre la fame.