Ieri sera abbiamo visto Messico-Sudafrica sulla RAI, con tanto di prepartita e tutto il resto. E abbiamo ascoltato Falcão e Tardelli, ospiti di Paola Ferrari, discutere di una partita di cui mai avremmo guardato un minuto se non fosse stata del Mondiale. Cosa si può dire a Falcão e Tardelli? Per noi icone assolute, fuoriclasse dei migliori anni della nostra vita, ma per chi ha meno di 55 anni cosa rappresentano? È come se in una trasmissione calcistica del 1982 gli opinionisti fossero stati gli eroi dei Mondiali di 44 anni prima, mettiamo Leonidas e Piola.
Una cosa inconcepibile allora ma credibile oggi, per motivi che tutti sanno. YouTube e simili che hanno trasformato la storia, per lo meno la storia davanti alle telecamere, in un eterno presente. La differente percezione dell’età: a 73 e 72 anni fino a non molto tempo fa eri considerato, ma soprattutto ti consideravi, un vecchio, comunque uno fuori dal tempo. E ti ritiravi, quando non ti facevano ritirare altri. L’età media del pubblico: nel 1982 la televisione era guardata da tutti, oltretutto sugli stessi pochi canali, mentre oggi quella lineare è seguita soprattutto dalla mezza età in su.
Basta cambiare su Canale 5 per sbattere sulla Ruota della Fortuna, sul karaoke su fiction turche da far sembrare Dancin’ Days cinema d’autore. Discorsi che valgono nei campi più diversi: quando nel 1985 comparvero i Ro.Bo.T., di fatto gli inventori del revival musicale in Italia, Little Tony aveva 44 anni, Bobby Solo 40, Rosanna Fratello soltanto 34… Sembravano antichissimi, prima ancora che vecchi, mentre oggi parteciperebbero a Sanremo Giovani.
Questo non toglie che essere ancora qui ad ascoltare Falcão e Tardelli, magari dando loro un peso diverso rispetto al molto presunto adolescente davanti allo schermo (comunque una partita di merda, senza in campo una squadra amata o odiata, è stata vista da più di 5 milioni di italiani), ci abbia fatto una grande impressione e anche commosso. Come se il tempo non fosse passato, come se avessimo ancora qualcosa da dire e da dare. Finché Falcão e Tardelli sono lì noi ci siamo.
stefano@indiscreto.net



Ma solo a leggere i nomi "Falcao" e "Tardelli" a me viene un brivido.
Qualche mese fa sono riuscito a comprare tre maglie del mondiale 1982, una di Dalglish indossata contro l'Unione Sovietica, una di Josef Degeorgi indossata contro l'Algeria (e che indossero' a Kansas City tra due settimane per il rematch della sfida di Oviedo), e una di Nenad Stojkovic indossata contro l'Honduras a Malaga.
A me vengono i brividi a leggere i nomi di Oganesjan e Millecamps, figuriamoci per quelli di veri miti come Tardelli e Falcao.
Stefano mi e' venuto in mente l'articolo che postasti mille anni fa su Mendonca, te lo ricordi?
“È come se in una trasmissione calcistica del 1982 gli opininisti fossero stati gli eroi dei Mondiali di 44 anni prima, mettiamo Leonidas e Piola. “
Ma magari.
Del calcio degli anni ‘30 non abbiamo molte testimonianze dirette da parte dei protagonisti, anche se ho un vago ricordo di Piola ospite alla Domenica Sportiva, ma forse sto vaneggiando…
Tra Falcao e Tardelli un divario intellettuale enorme, Graziani non pervenuto…