Generazione di pietra
Con la stessa frequenza del passaggio della cometa di Halley ci capita di leggere un libro sei mesi prima che vinca un premio importante ed è ciò che ci è capitato con I convitati di pietra, di Michele Mari. Senza meriti, visto che non avevamo mai sentito parlare dell’autore: colpa nostra l’ignoranza, è solo che qui non vogliamo fingere dopo una frettolosa ricerca su Google. Ce lo aveva regalato l’amico Paolo Pedrazzi, nostro compagno-amico in 5 anni di liceo scientifico (periferia ovest di Milano, ça va san dire) e 35 di calcetto (qui siamo oltre, a Settimo Milanese), con un buonissimo fiuto per le opere generazionali.
Poi la generazione dei protagonisti, nati nel 1955 e dintorni, non è certo la nostra ma lo schema ci prende sempre a prescindere dalle epoche. Insomma, per una volta siamo in grado di avere un parere da bar su un romanzo italiano moderno. Romanzo di cui si è parlato tanto nelle scorse settimane più per via dell’autore che del contenuto, viste le polemiche generate da sue presunte considerazioni, comunque espresse in privato, sul conto di un santino come Michela Murgia. Sintesi alla Indiscreto: una donna resa cattiva anche dalla sua bruttezza. E se nonostante queste considerazioni ha vinto lo stesso, in uno dei templi del letterariamente corretto come lo Strega, significa che Einaudi (cioè Mondadori, cioè Marina Berlusconi) è davvero forte.
Ma veniamo al libro vincitore del Premio Strega. La struttura della storia è un patto fra ex compagni della III A del Berchet, liceo classico di Milano in zona centrale, in pratica una riffa che trasforma la sopravvivenza in un montepremi, seguendo le vite degli ex ragazzi da metà anni Settanta fino al 2050. Va da sé, parlando di liceo classico, che quasi tutti facciano più o meno parte della stessa classe sociale e parlino la stessa lingua, con simpatie e antipatie originarie estremizzate dall’età e dai fallimenti della vita. Insomma, uno schema non originale ma sempre valido. Con tanto di cena di classe ogni 22 luglio, anniversario della maturità.
Il problema è che la trentina di boomer, ma boomer davvero, come Mari anche lui del 1955 (ma come ha fatto a vincere anche lo Strega Giovani? Tipo Zarrillo a Sanremo) è in gran parte composta da macchiette, non da persone, tratteggiate psicologicamente con l’accetta, viene da dire con la pietra, e con comportamenti in gran parte inverosimili. E quasi sempre negativi, cattivi, sgradevoli, a volte criminali, con la vincita finale (chi rimane in vita si prende tutti i contributi annuali dei partecipanti) a fare da puro pretesto. Probabilmente l’intento di Mari è proprio quello di descrivere così la sua generazione, senza nemmeno entrare troppo in discorsi politici, ma dal punto di vista di noi lettori il problema è che non c’è alcun personaggio forte che colpisca. Comunque nessuno a cui affezionarsi, in mezzo a un’overdose di citazionismo (insopportabile quello sui film con Gene Hackman), e nessunissimo in cui identificarsi.
Il romanzo non è morto, come qualcuno (ultimo libro letto le Pagine Utili) dice al terzo caipirinha, a maggior ragione oggi in cui un saggio può essere scritto (e viene scritto) da autentici cani scopiazzanti e quindi la creatività avrebbe in teoria più valore. Ma I convitati di pietra è secondo il nostro giudizio un romanzo morto. Siamo in definitiva contenti di essere del 1967, come i nostri compagni (Paolo del 1968). Non gli abbiamo mai voluto male, al massimo qualcuno ci era indifferente come noi a questo qualcuno. Sarà anche questo un atteggiamento generazionale.
stefano@indiscreto.net



ma la trama non è la stessa del "Pescediavolo battagliero" di Nonno Simpson? L'ultimo commilitone rimasto in vita si prendeva i quadri rubati dai nazi durante la Seconda Guerra Mondiale...
PS: il Premio Strega viene perculato dall'episodio de "I Mostri"... saranno 60 anni ormai...
Sono del 67 anch'io, e condivido totalmente la considerazione che hai di noi prossimi sessantenni (ecco, l'ho detto, e mi si è ingrossata subito la prostata...). Non ho letto il libro, e non lo farò, perché solitamente quei premi organizzati e assegnati da radical chic con la puzza sotto il naso e l'odio per chi non appartiene ai loro cerchi magici vanno a libri davvero brutti, con pochissime eccezioni. Il cinismo e la cattiveria dei personaggi di questo libro appare comunque reale, visto il ceto sociale degli stessi (che immagino elevato): i buoni erano le persone comuni, provenienti spesso da famiglie umili. Quelli colti e ricchi o sono diventati terroristi o insegnanti col Che Guevara tatuato da qualche parte o imprenditori in anni in cui era davvero facile arricchirsi sulla pelle dei "buoni" di prima. Una Società comunque sempre migliore della attuale: potevi dormire con la porta aperta, al massimo un vicino te l'avrebbe delicatamente chiusa. Ad maiora.