Nessuna convenienza per Suigo
Il presunto Unicorno italiano saluta l'Olimpia per fare un anno di transizione al Mega Basket, prima dello sbarco in America. Che senso ha avuto lavorare su di lui?
Il caso di Luigi Suigo segna un punto di non ritorno per quanto riguarda lo sport italiano: lo pensavamo già da anni, ma adesso è ufficiale che curare il settore giovanile è insensato sotto il profilo finanziario, sportivo e umano. Chiunque legga Indiscreto sa di cosa stiamo parlando: il diciottenne Unicorno italiano, o presunto tale, il Wembanyama bianco, che lascia l’Olimpia Milano per il Mega Basket di Belgrado.
La logica di Suigo e dei suoi agenti (la Sigma Sports, che gestisce quasi tutti gli italiani più forti, da Fontecchio a Melli) non si discute: non va nella ricchissima NCAA perché non può farlo (non ha ancora il diploma), non poteva dichiararsi per il draft NBA perché sotto età di un anno, non aveva più possibilità di giocare con Messina di quante ne avrà Toté, anche con le mille partite in programma vista l’Eurolega a 20 squadre.
Diciamola tutta: lo Suigo attuale, quello splendente visto a livello giovanile e un po’ meno splendente in B a Oleggio, non vale Toté. In prospettiva, vista la coordinazione notevole per un 2.20, di sicuro sì ma per l’Olimpia non c’era comunque alcuna prospettiva di godersi i suoi eventuali miglioramenti visto che fra un annno il ragazzo di Tradate sarà in America, non si sa ancora come e dove ma sarà lì.
Il punto è questo, non che Suigo diventi un campionissimo: lui non ha convenienza a rimanere in Italia, l’Olimpia non ha convenienza a farlo maturare o a strapagarlo per stare in fondo alla panchina, come un Caruso qualunque. Di sicuro il Mega Basket gioca un ottimo campionato come l’ABA Liga, cioè il campionato jugoslavo senza che esista più la Jugoslavia, con una presenza austriaca, una rumena e addirittura Dubai, un torneo con ben tre squadre di Eurolega (Partizan, Stella Rossa e appunto Dubai).
Controllato dal potente agente Raznatovic, Il MegaBasket esiste con il principale intento di ricevere buy-out (raramente, perché gran parte dei suoi contratti sono annuali) per i suoi giocatori o altre forme di indennizzo (di solito sponsorizzazioni) dai loro agenti. I numeri non mentono: nella ormai ventennale storia del Mega Basket sono stati ben 17 i suoi giocatori scelti al draft NBA, da Jokic in giù (il mese scorso Bogoljub Markovic dai Bucks), e impossibili da contare quelli che hanno avuto una buona carriera europea in club paganti.
E quindi? Perchè Armani o chiunque altro dovrebbe buttare via tempo e soldi per formare giocatori. i Suigo, i Lonati, i Garavaglia, la cui esplosione non gli darà alcun vantaggio? Il paradosso è che viene penalizzato chi ha uno scouting di qualità o lavora troppo bene, mentre qualcosa torna indietro (banalmente il premio di formazione) a chi crea giocatori da A2. Intendiamoci: fossimo l’agente di Suigo forse gli avremmo consigloiato anche noi questa strada, ma fossimo Armani non spenderemmo più un euro per il settore giovanile.



La sola cosa centrata da Luca Baraldi ,ex AD di Virtus, quando disse che le Società dovevano ottemperare agli obblighi sulla gestione delle squadre giovanili e nulla di piu.
Non era più il tempo delle foresterie,mitiche quelle di,Olimpia e di Virtus ,gestione Coniugi Porelli. Era inutile spendere quei soldi per allevare eccellenze per altri.
Non esistono escamotages di sorta.
L'unico modo per i club per proteggersi ed incassare quanto meno un buy-out è quello di proporre al giocatore ai 18 un contratto professionistico quadriennale fissando il BO come fatto da Varese con ASSUI se non erro.
Ovviamente il prospetto della situazione potrebbe rifiutarsi ben sapendo che con lo svincolo per le giovanili possibile ogni anno può benissimo lasciare il proprio club a 18 anni (come Suigo) od a 19 anni che sarebbe la fine naturale del percorso giovanile in Italia.