La sconfitta di Sinner al secondo turno del Roland Garros, contro Juan Manuel Cerundolo, il meno forte dei due fratelli, ha generato incredulità in buona parte dei canottierati, quantificabili nella sola Italia in 4.007.000 persone (i 4.567.000 telespettatori di Sinner-Ruud finale di Roma 2026 su Sky e in chiaro su TV8 contro i 560.000 di Zverev-Jarry finale 2024 sulla RAI), quindi per l’esattezza l’87,7% di chi “Oggi guardo Sinner” e twitta pensierini da prima elementare. Invece il tennis, soprattutto quello maschile, è uno sport in cui i valori sono così vicini, fra il numero 1 del mondo e il numero 56, che basta un problema fisico del più forte per ribaltare tutto. Ricicliamo quanto detto da tanti, a partire da lui stesso: Federer ha vinto l’81% delle partite giocate in carriera, ma conquistando soltanto il 54% dei punti giocati. Anche i fenomeni hanno margini di errore minimi.
Proprio per questo la sconfitta di Sinner contro Cerundolo è pesante: stare male, o essere in cattive condizioni fisiche, nello sport non è un’attenuante ma una variabile che si traduce in immediato vantaggio per l’avversario. Ci sono poi diverse gradazioni e Sinner in qualche occasione (vengono in mente la partita con Rune agli Australian Open 2025, quella con Spizzirri quest’anno e la semifinale contro Medvedev a Roma, con vomito) ne è uscito vincitore di puro carattere. Stavolta no, anche perché un pallettaro dei giorni nostri come Cerundolo è proprio il tipo di giocatore da evitare in giornate simili. Infatti Sinner, che ha raccontato di essere stato male già al risveglio del mattino, senza dare colpe al caldo (non c’erano nemmeno gli estremi per l’interruzione, secondo la heat policy del Roland Garros), finché ha avuto benzina è stato bravissimo nell’accorciare gli scambi, al punto di farci pensare al solito massacro.
Insomma, il numero 1 del mondo ha il diritto di perdere, di stare male e di non dover rendere conto a nessuno dei suoi problemi fisici perché a nessuno di questi poeti della mutua, di queste groupie strappate al calcio, di questi David Foster Wallace di stocazzo, importerebbe qualcosa di un Sinner numero 90 del mondo. Fantastiche le ipotesi di complotto da parte degli organizzatori (che senza Alcaraz e adesso Sinner stanno piangendo, con una parte alta del tabellone quasi da 250 che li costringe a sperare nell’emergentissimo Kouamé), le critiche all’orario come se Cerundolo avesse giocato all’ombra e le considerazioni del genere ‘non era vero tennis’.
Poi al netto del vomito e di tutto il resto c’è nella carriera di Sinner una costante e cioé il suo calo alla distanza. Un fuoriclasse che in carriera ha vinto oltre l’80,% delle partite giocate ha un record al quinto set disastroso, 6 vinte e 12 perse, il 33,3%. In altre parole la resistenza fisica è il suo punto debole, anche quando sta bene e a maggior ragione quando sta male. Senza dimenticare che 9 di queste 12 le ha perse contro Alcaraz e Djokovic, una con Medvedev e soltanto due contro avversari di status inferiore, entrambe a Parigi, contro Altmaier stando bene e appunto Cerundolo stando male.
Come scritto più volte, l’unico modo per rivalutare chi scrive di calcio è leggere i giornalisti di altri sport, piccoli orticelli in cui non si possono fare critiche a persone che si conoscono da vicino. E così dopo mesi di pompini alla programmazione di Vagnozzi e Cahill, e di silenzio stampa sullo strano perdono di Ferrara (come fai a riprendere con te uno che ti ha quasi rovinato?), si scopre che inseguire i record nei 1000, un livello ormai più basso di quello che Sinner avrà nella storia, è stata una colossale cazzata. Certo sono tornei obbligatori, ma con un infortunio diplomatico almeno Madrid se lo sarebbe potuto risparmiare: una programmazione alla Nadal dei tempi d’oro ma avendo un’attività ben diversa sul cemento (con la parentesi che anche Nadal ogni tanto saltava per aria e/o scompariva per qualche mese). Concludendo? Non è morto nessuno e dopo il giusto riposo Sinner si presenterà a Wimbledon da favorito. Ma nel tennis vince sempre chi merita di più, che di solito è lui ma al Roland Garros no.
stefano@indiscreto.net


Il silenzio stampa sul ritorno di Ferrara (definizione perfetta) è una delle pagini più tristi del già omertoso giornalismo sportivo italiano. Ferrara è stato zitto, si è preso la colpa e una volta passata la burrasca è tornato al suo posto. Perché il silenzio ha un prezzo. E il prezzo delle varie gazzette qual è? Molto a buon mercato, immagino.
Comunque non si può dare la colpa al caldo per il crollo di Sinner: il suo avversario ha giocato nelle stesse identiche condizioni.
(oltretutto fino al 5-1 del terzo set sembrava stesse giocando in ciabatte, non era certo una partita tirata).