Ancora con le vibrazioni della March Madness abbiamo letto dell’espansione di una bellissima idea cinese, cinese ma non troppo, che potrebbe indicare la via a tutti quegli sport che in Europa fanno tornare i conti soltanto con mecenatismo, riciclaggio, sponsorizzazioni senza reali ritorni, player trading. Discorso che vale per la pallacanestro più che per gli altri, con i club in perdita strutturale dal livello Eurolega alla Serie C. E del resto se un’Olimpia Milano ha un biglietto medio da 19,5 euro i conti sono presto fatti anche per altre realtà. L’idea non è ovviamente NBA Europe, che ogni giorno che passa assume contorni sempre più cialtroni: adesso sono gli americani che vogliono venderci la Fontana di Trevi, con il piano B che pare ispirato alla ndrangheta, minacciarti per poi entrare come azionista di minoranza che detta legge.
L’idea asiatica già concreta da un anno è l’AUBL, Asian University Basketball League, in pratica una lega universitaria fondata da Joe Tsai, uno dei creatori di Alibaba insiema a Jack Ma (Che fine ha fatto? Dopo un periodo di rieducazione adesso sembra rientrato, sia pure con un profilo basso) ) nonché co-proprietario dei Brooklyn Nets, che sta raccogliendo finanziamenti pesantissimi: sul SBJ abbiamo visto i nomi dell’Avenue Capital Group, guidato da Marc Lasry (ex co-proprietario dei Bucks), di Bolt Ventures, il family office di David Blitzer (co-proprietario dei Sixers), e soprattutto quello immortale di Yao Ming, figura che ci ha sempre affascinato. Nell’operazione, non abbiamo capito bene a quale titolo, forse solo come sponsor, anche J.P. Morgan.
Il modello dichiarato, sintetizziamo, è quello della NCAA dell’era NIL. Cioè sfruttare i brand e il senso di appartenenza delle grandi università ma in un contesto almeno semiprofessionistico. L’AUBL ha debuttato con un torneo a 12 squadre: cinque cinesi (Pechino, Shanghai, Hong Kong, Tsinghua, Zhejiang), due giapponesi (Nippon Science, Hakuoh), due taiwanesi (Taiwan, Chengchi), due coreane (Konkuk, Yonsei) e una mongola (Etugen). 65 milioni di visualizzazioni in live streaming delle finali, si è letto, che suonano un po’ come i proverbiali due miliardi di telespettatori per Inter-Milan (sempre teledipendenti cinesi, non come noi che guardiamo direttamente Open VAR), ma in ogni caso tanto interesse. E la stagione 2026-27 avrà 4 università in più. Curiosità: il primo campionato è stato vinto da Chengchi, quindi Taiwan.
Ma al di là dell’Asia, siamo convinti che in sport diversi dal calcio un senso di appartenenza possa essere creato pi facilmente da una scuola, non necessariamente un’università, che all’aspetto campanilistico unirebbe quello affettivo-nostalgico. Senza sponsor, o comunque con sponsor che non diano il nome alla squadra. Ancora ci emoziona pensare al Vittorio Veneto che nel 1983-84, diretta emanazione del nostro liceo, fece la A2 di pallavolo giocando al Palalido e lanciando tanti ragazzi interessanti, su tutti Claudio Galli, prima essere inglobato nel Gonzaga.
Per la pallacanestro, sport di pura origine scolastica (anche in Italia), sarebbe un bellissimo ritorno alle origini, senza contare i tentativi del recente passato (tipo la LUISS), e anche un modello di business sostenibile. Non si arriverà ai 25,4 milioni di dollari di Duke soltanto per la sezione basket, di cui 1,5 a Sarr, ma si vedrebbe un senso. Nel momento in cui i club si stanno ritirando (giustamente, visto che non conviene) dalla formazione, bisogna inventarsi qualcosa di diverso dalle foche ammaestrate. Che hanno senso soltanto quando sono le migliori, fra le foche.
stefano@indiscreto.net



Ora però paradossalmente; grazie ai NIL che girano in NCAA; può essere più redditizio avere buoni giovani nelle proprie under rispetto a due anni fa. Nel senso con dovute clausole di buy-out almeno i club possono portare a casa un ritorno economico. Diceva ieri io Patron di Napolo Rizzetta che sono già stati chiamati da vari college che prendevano informazioni su alcuni giocatori della U16/U18 per esempio...
Etugen squadra cult