I 70 anni di Zibi Boniek ci offrono lo spunto per un post inutilissimo come quasi tutti ma fondato come pochi, che potremmo sintetizzare con una domanda: i calciatori di una volta erano più simpatici? Ci riferiamo prima di tutto ai calciatori delle squadre avversarie, ma anche a quelli della nostra. Al netto della nostalgia per la giovinezza, che ammorbidisce tutto, la risposta personale è un grosso no. Chi ci stava antipatico ai tempi ci sta antipatico anche oggi. Ma per quella Juventus bisogna fare un discorso particolare, anche se sul piano strettamente calcistico il miglior Boniek italiano si sarebbe visto alla Roma con Eriksson.
Nel 1982, quando prese Boniek dal Widzew Lodz, la Juventus era la squadra dominante in Italia: veniva da 7 scudetti nei precedenti 11 campionati e pur avendo vissuto quell’epoca in diretta ancora ci chiediamo come abbia fatto a non vincere anche gli altri 4, con tutto il rispetto per la Lazio maledetta e il Torino di Radice, mentre quelle pur vincenti versioni di Milan e Inter erano davvero minori. Insomma, due fuoriclasse, lui e Platini, inseriti nella squadre dei sei più uno (Bettega) campioni del mondo in Spagna. Ce n’era abbastanza, per i non juventini, per tifare contro. Eppure…
Eppure la Juventus di Boniek e Platini era una squadra che ci era simpatica anche nel suo presente, in questo facilitata dal fatto che il tifoso juventino dell’epoca, pur maggioritario, non era ‘contro’ il nemico (mentre il nemico era di sicuro contro i bianconeri, forse più di oggi), perché la Juventus non aveva nemici ma soltanto avversarie che ogni tanto azzeccavano una stagione clamorosa. Il segreto non era un segreto, ma una precisa indicazione di Agnelli, quello vero (per quanto l’Avvocato fosse al 90% finzione o, per scrivere in italiese 2026, narrazione), che in campo finanziario con la collaborazione di Mediobanca faceva porcate incredibili ma che in quello sportivo voleva vincere con intelligenza, senza stare sul cazzo ai vinti, per non dire i sudditi, che anzi addirittura lo applaudivano. Un meccanismo che con minore successo avrebbe provato a replicare anche Berlusconi, come tutti noi da scena finale di Yuppies schiavo del mito di Agnelli prima di crearsene uno personale.
L’Avvocato non era ovviamente buono, ma era un uomo di mondo e quella sua Juventus, in anni difficilissimi per il terrorismo e una crisi economica drammatica, era uno strumento di comunicazione che al tempo stesso doveva divertirlo e non farlo prendere a sassate le rare volte in cui si avventurava in trasferta (lo faceva quasi soltanto a Roma e Milano). Come si faceva a detestare lo stile di Zoff, l’educazione di Scirea (super-interista, fra l’altro), la storia di Paolo Rossi, la bellezza di Cabrini, il carisma di Platini? Anche i giocatori più duri, i Gentile e i Tardelli, erano inquadrati in un sistema che non li faceva quasi mai andare sopra le righe. E quelle poche volte che accadeva i giornalisti italiani con poche eccezioni (fra queste l’indimenticato Enzo D’Orsi), non lo raccontavano. Poi c’era Boniek, impossibile non amarlo. Magari quando tornerà alla Juventus con soldi arabi, se mai accadrà, Andrea Agnelli si pentirà di avergli tolto la stella alla Stadium.
stefano@indiscreto.net



Il motivo si può riassumere in una folgorante citazione attribuita a Giovanni Giolitti: anche loro mangiavano, ma almeno sapevano stare a tavola. E se qualcuno pensa che la forma sia in fondo solo un dettaglio, lo invito a farsi una vasca il sabato pomeriggio nelle vie centrali di una qualsiasi città italiana.
Uomini diversi in tempi diversi.
- Innanzitutto i giocatori di quella Juve erano appena diventati campioni del mondo, quindi erano, per definizione simpatici e benvoluti
- I calciatori avevano piu' libertà di esprimersi (Platini che presentava una trasmissione con De Laurentis, ma anche Zenga con Mosca, etc..) senza il cane da guardia del responsabile comunicazione del club
- C'erano sicuramente piu' personaggi, basti ricordare gli scambi di battute tra Tacconi e Zenga e immaginare oggi la stessa cosa tra i portieri della nazionale, o Tacconi che dice "Ma Maradona, chi si crede di essere? Gesu bambino?"
- Non c'erano i tifosi opinionisti che devono aizzare il pubblico (ed i giornalisti erano meno schierati) e non c'era il veleno e l'odio da social di oggi
- C'era meno divisione e schieramento fazioso a priori, nella società, in politica e nel calcio
- C'erano molti piu' italiani ed era piu' facile capirne il carattere e individuare i simpatici
Ma soprattutto, vista l'età media dell'utente indiscreto, direi un bel esticazzi se Yildiz, Lautaro, Leao e compagnia cantante sono simpatiti o antipatici, non oso pensare con quali discorsi metafisici potrebbero deliziarci.
E, comunque, come disse Boskov : testa di giocatore buona solo per cappello :)