Confrontare la vittoria di Sinner a Roma con quella di Panatta, 50 anni prima, è pura accademia da tanto sono diverse le due Italie e il peso relativo del tennis, meno di un milione di praticanti (e già era un boom rispetto a pochi anni prima) contro i 6,2 stimati oggi, senza contare la diversa importanza nella storia di questo sport: Sinner potrebbe fra dieci anni o anche meno essere considerato fra i grandissimi di sempre, Panatta (ma è invecchiato di colpo?) è stato un talento però sfruttato quasi soltanto sulla terra battuta, ben diversa da quella cementificata di oggi.
Come scriveva R. Tommasi “ Il giocatore medio lo puoi costruire, il Campione te lo manda il Buon Dio “. Inutile quindi sproloquiare sulle origini sociali ( la famiglia di Federer era media borghesia svizzera , quella di Nadal era agiata ) Si nasce con doti innate che poi con l’impegno si esaltano. Carattere, non censo !!!
Però secondo me il contesto aiuta a far si che chi ha le potenzialità da Campione possa esprimerlo
Chiedo...e non ho risposta perchè conosco poco il mondo del tennis....se Sinner fosse nato 15 anni fa?
Un Donadoni di 8 anni al giorno d'oggi sapremmo riconoscerlo? Una nazionale Pozzecco,Basile,Galanda,Soragna,Chiacig che non saranno Campioni ma faccio fatica a definirli giocatori medi (soprattutto i primi 3...gli altri 2 sono già più tendenti al medio) sarebbe possibile al giorno d'oggi?
sono affascinato dalla megarivista Il Grande Tennis, che ha lasciato tracce importanti negli odierni longform di storytelling come il promettente Hidegkuti di ormai prossima pubblicazione
Avrebbe più senso oggi di ieri, poi è chiaro che Tommasi e Clerici non ci sono più e riletti con gli occhi di oggi tanti articoli dei giornalisti 'di una volta' non sono all'altezza della versione free di Claude
Rimane una questione di base, e cioè se i genitori, alto, medio o basso borghesi, o ricchissimi, vedano nello sport, o almeno nel provarci, una carriera considerata "giusta", per il figlio. Come ho già scritto, ad esempio, nella mia famiglia mia madre la vedeva come un pericolo gigantesco, tanto da tenermi lontano dagli sport in cui ero portato, e che magari avrebbe potutuo tenermi lontano dalla cosa veramente importante, cioè il pezzo di carta.
Certamente avere il padre maestro di tennis aiuta comunque a pensare che lo sport può essere un lavoro come un altro, se a livello competitivo non fai successo. Come il fatto di avere un genitore sportivo aiuta a vedere la carriera sportiva come una carriera di successo come quella di un medico. Insomma, non ci sono storie uniche e vere, dipende sempre da come sono i genitori, poi ovviamente se sei figlio di Totti hai i pro e i contro di essere figlio di Totti.
Di sicuro in molti ambienti, anche al confine delle pezze sul culo, l'idea di una carriera sportiva di ogni tipo (anche il giornalista!) è vista come Serie B o C del genere umano. Peggio per loro, che inseguano i sogni degli altri o nessun sogno
Per pura completezza degna della migliore agiografia, hanspeter era , e non è più, il cuoco del rifugio basso della val fiscalina, a Moso, posto incantevole dove tutt’ora si mangia da 10.
Siglinde serviva i tavoli e gestiva la Haus Sinner.
Adesso si dedicano solo alla Haus. Ciò detto, non navigavano nell’oro ma neanche gli andava male, con ovviamente tanto impegno e dedizione al lavoro che hanno trasmesso al figlio.
Però questo le stimmate del campione le ha sempre avute ed è anche grazie alla federazione che ha aiutato a sostenere spese non indifferenti. L’accademia di Piatti non è a buon mercato, per intendersi.
La allora FIT non ha mai dato un euro a Sinner o ai Sinner (lo ha ammesso anche Binaghi), soltanto magari facilitazioni per tornei e spostamenti... I Sinner però non hanno mai pagato Piatti, c'era il classico contratto a percentuale riservato ai predestinati...
Pegula e Navarro sono figlie di ricchi veri, di quelli il cui patrimonio può tranquillamente mantenere parecchie generazioni future. Lì le motivazioni, secondo me, non sono ovviamente materiali ma vengono dall'essere cresciute in contesti che danno molta importanza al competere e all'affermarsi.
Un altro che mi pare venisse da soldi veri era Gulbis, che però era un personaggio molto sui generis
Forse quel valore della competizione per la competizione, che è stata la molla per le due ragazze, è mancata a Gulbis, comunque top ten e semifinalista al Roland Garros. Se ce li ricordiamo tutti significa che sono proprio eccezioni...
Ma secondo me le motivazioni, in senso lato, qualsiasi possano essere visto che possono variare da persona a persona, raccontano solo una parte della storia.
Avere successo dipende da tanti fattori: talento, persistenza, prendere i treni giusti, azzeccare le scelte, avere culo, che non guasta...
Per niente. I suoi genitori erano immigrati lituani partiti da zero e arrivati alla piccola borghesia (il padre di Vitas fra i vari lavori faceva anche il maestro di tennis, la madre non mi ricordo), ricco lui lo era diventato...
Le sorelle Williams
Di ricco mi viene in mente (almeno secondo i fiscalisti del Guerin sportivo) Dieter Muller
"Da bimbo facevo la fame" dice Lautaro intervistato dalla Gazzetta.
Come scriveva R. Tommasi “ Il giocatore medio lo puoi costruire, il Campione te lo manda il Buon Dio “. Inutile quindi sproloquiare sulle origini sociali ( la famiglia di Federer era media borghesia svizzera , quella di Nadal era agiata ) Si nasce con doti innate che poi con l’impegno si esaltano. Carattere, non censo !!!
Però secondo me il contesto aiuta a far si che chi ha le potenzialità da Campione possa esprimerlo
Chiedo...e non ho risposta perchè conosco poco il mondo del tennis....se Sinner fosse nato 15 anni fa?
Un Donadoni di 8 anni al giorno d'oggi sapremmo riconoscerlo? Una nazionale Pozzecco,Basile,Galanda,Soragna,Chiacig che non saranno Campioni ma faccio fatica a definirli giocatori medi (soprattutto i primi 3...gli altri 2 sono già più tendenti al medio) sarebbe possibile al giorno d'oggi?
"Alta aristocrazia borghese" meraviglioso, come le signore dell'Ippopotamo
sono affascinato dalla megarivista Il Grande Tennis, che ha lasciato tracce importanti negli odierni longform di storytelling come il promettente Hidegkuti di ormai prossima pubblicazione
Avrebbe più senso oggi di ieri, poi è chiaro che Tommasi e Clerici non ci sono più e riletti con gli occhi di oggi tanti articoli dei giornalisti 'di una volta' non sono all'altezza della versione free di Claude
Rimane una questione di base, e cioè se i genitori, alto, medio o basso borghesi, o ricchissimi, vedano nello sport, o almeno nel provarci, una carriera considerata "giusta", per il figlio. Come ho già scritto, ad esempio, nella mia famiglia mia madre la vedeva come un pericolo gigantesco, tanto da tenermi lontano dagli sport in cui ero portato, e che magari avrebbe potutuo tenermi lontano dalla cosa veramente importante, cioè il pezzo di carta.
Certamente avere il padre maestro di tennis aiuta comunque a pensare che lo sport può essere un lavoro come un altro, se a livello competitivo non fai successo. Come il fatto di avere un genitore sportivo aiuta a vedere la carriera sportiva come una carriera di successo come quella di un medico. Insomma, non ci sono storie uniche e vere, dipende sempre da come sono i genitori, poi ovviamente se sei figlio di Totti hai i pro e i contro di essere figlio di Totti.
Di sicuro in molti ambienti, anche al confine delle pezze sul culo, l'idea di una carriera sportiva di ogni tipo (anche il giornalista!) è vista come Serie B o C del genere umano. Peggio per loro, che inseguano i sogni degli altri o nessun sogno
Potevi rendere epico il commento con 2 semplici parentesi: "cioè il pezzo (di carta)".
Per pura completezza degna della migliore agiografia, hanspeter era , e non è più, il cuoco del rifugio basso della val fiscalina, a Moso, posto incantevole dove tutt’ora si mangia da 10.
Siglinde serviva i tavoli e gestiva la Haus Sinner.
Adesso si dedicano solo alla Haus. Ciò detto, non navigavano nell’oro ma neanche gli andava male, con ovviamente tanto impegno e dedizione al lavoro che hanno trasmesso al figlio.
Però questo le stimmate del campione le ha sempre avute ed è anche grazie alla federazione che ha aiutato a sostenere spese non indifferenti. L’accademia di Piatti non è a buon mercato, per intendersi.
Confermo tutto, ci vado da quasi 40 anni, si mangia sempre benissimo.
La allora FIT non ha mai dato un euro a Sinner o ai Sinner (lo ha ammesso anche Binaghi), soltanto magari facilitazioni per tornei e spostamenti... I Sinner però non hanno mai pagato Piatti, c'era il classico contratto a percentuale riservato ai predestinati...
ma invece adesso che contratto hanno i vagnozzi-cahill? a percentuale sui premi? e quanto?
Pegula e Navarro sono figlie di ricchi veri, di quelli il cui patrimonio può tranquillamente mantenere parecchie generazioni future. Lì le motivazioni, secondo me, non sono ovviamente materiali ma vengono dall'essere cresciute in contesti che danno molta importanza al competere e all'affermarsi.
Un altro che mi pare venisse da soldi veri era Gulbis, che però era un personaggio molto sui generis
Forse quel valore della competizione per la competizione, che è stata la molla per le due ragazze, è mancata a Gulbis, comunque top ten e semifinalista al Roland Garros. Se ce li ricordiamo tutti significa che sono proprio eccezioni...
Tutto giusto.
Ma secondo me le motivazioni, in senso lato, qualsiasi possano essere visto che possono variare da persona a persona, raccontano solo una parte della storia.
Avere successo dipende da tanti fattori: talento, persistenza, prendere i treni giusti, azzeccare le scelte, avere culo, che non guasta...
My 2 cents eh
anche gerulaitis era ricco?
Per niente. I suoi genitori erano immigrati lituani partiti da zero e arrivati alla piccola borghesia (il padre di Vitas fra i vari lavori faceva anche il maestro di tennis, la madre non mi ricordo), ricco lui lo era diventato...
eh allkora il me bambino si era confuso vedendolo con quella innata eleganza da dandy
mazza che brutta cera che aveva Panatta.
Motivazioni vs. estrazione sociale è un grande classico, ma mi convince fino a un certo punto.
In qualsiasi sport ci sono innumerevoli casi che possono corroborare o smentire questa tesi, a seconda di come la si veda.
Nessun grandissimo è mai arrivato da una famiglia di disperati. Poveri magari sì, tipo Maradona, ma con certi valori di base
In realtà, esulando dal tennis, mi vengono in mente diversi esempi.
Da appassionato di MMA, Alex "Poatan" Pereira, probabilmente il lottatore numero 1 in circolazione oggi.
Fino ai 18 anni "lavorava" come gommista in una favelas, con gravi problemi di alcol e droga.
Tyson?
Garrincha?
giannis antetoukumpo