La morte di Igor Protti era stata purtroppo annunciata per tempo: il 5 luglio dell’anno scorso aveva infatti rivelato di avere da un mese un tumore al colon, poi l’intervento chirurgico e otto cicli di chemioterapia non lo hanno salvato ma gli hanno almeno dato un tempo supplementare, consentendogli di partecipare al matrimonio della figlia. Morte per noi impressionante più di altre, come spesso avviene per i coetanei (quasi 59 anni) che hai conosciuto bene e seguito negli sviluppi della carriera.
Per carattere però preferiamo parlare della vita e saltando in scioltezza Wikipedia e AI, se no non ci sarebbe alcun motivo di leggere Indiscreto (posto che ce ne sia uno), ci chiediamo come mai un attaccante del suo valore non abbia mai avuto una vera chance in un grande club nonostante abbia segnato in ogni contesto (capocannoniere di A, B e C, unico a riuscirci oltre a Hubner) e non abbia mai avuto la fama di piantagrane, requisito fondamentale per fare la punta di scorta nella Juventus, nel Milan o nell’Inter della situazione.
La svolta della sua carriera nel 1996, a 29 anni, dopo essere diventato capocannoniere della Serie A con il Bari (mai era o sarebbe successo, con una squadra retrocessa) era arrivato il momento del grande salto. Sacchi pensò di convocarlo per gli Europei, poi cambiò idea e lasciò a casa i due, entrambi con 24 gol, capocannonieri, Protti e Signori, oltre a Baggio fresco di scudetto con il Milan. Come punte chiamò Casiraghi e Ravanelli, oltre a Chiesa padre che in quella stagione aveva fatto benissimo, senza contare Del Piero e Zola. Insomma, nessun complotto contro Protti ma possibilità di scelta maggiori rispetto a oggi. Peraltro con risultati non miglioririspetto all’Italia di Spalletti, anche se nel 1996 le squadre della fase finale erano 16 e non 24.
Al di là della Nazionale, quell’estate Protti fu sul punto di passare all’Inter di Hodgson, poi Moratti gli preferì Zamorano che già da mesi aveva deciso di lasciare il Real Madrid (un Real un po’ diverso da quello di oggi, come si nota). E allora si materializzò la Lazio di Cragnotti, che lo prese per 7 miliardi di lire pensando che fosse una buona idea avere in squadra i due capocannonieri del campionato dopo un calciomercato che vide l’arrivo fra gli altri anche di Nedved. Forse Protti-Signori era davvero una buona idea, ma non per Zeman che nel suo 4-3-3 vedeva meglio Rambaudi-Casiraghi-Signori anche se a Protti qualche chance la diede.
Meglio sarebbe andata dopo l’esonero di Zeman, con il ritorno in panchina di Zoff e un 4-4-2 che davvero permise di schierare la coppia di bomber, con Protti che finalmente segnò qualche gol. Non abbastanza per resistere all’ennesimo calciomercato stellare di Cragnotti, in cui arrivarono alla Lazio anche Boksic e Mancini che dopo 15 anni lasciò la Sampdoria. Da lì il prestito al peggior Napoli mai visto in Serie A, con un Ferlaino alla canna del gas (un paio di anni dopo avrebbe venduto a Corbelli, per dire) e una retrocessione già scritta. Sembrava finita, dopo una stagione così così alla Reggiana, poi il ritorno a Livorno si trasformò in un’avventura pazzesca dalla C1 alla A, con un finale da film, gol e fascia di capitano consegnata a Lucarelli.
Detto questo, rimane incredibile come l’unico grande club sfiorato da Protti, oltretutto a 29 anni, sia stato la Lazio e per pochissimo tempo. Ma ricordare gli attaccanti e i trequartisti della Serie A 1996-97 può far capire qualcosa: Juventus Boksic, Del Piero, Vieri, Padovano, Amoruso, Milan Weah, Baggio, Simone, Dugarry, Savicevic, Roma Balbo, Fonseca, Delvecchio, Totti, Parma Crespo, Chiesa, Melli, Fiorentina Batistuta, Baiano, Oliveira, Inter Branca, Ganz, Zamorano, Kanu, della Lazio abbiamo già detto. Come si vede, alcuni fenomeni e tanti buoni giocatori. Senza mitizzare il passato bisogna dire che il livello medio era diverso, complici i soldi: nel 2026 almeno metà dei nomi citati giocherebbe in Premier League, all’epoca nata da poco e guardata con sufficienza da chi aveva inventato le criptovalute prima delle criptovalute.
stefano@indiscreto.net



Nel video della partita che vidi dal vivo segna anche Ingesson, un altro amatissimo a Bari che ha fatto la stessa brutta fine di Protti. Di quella partita, vista praticamente a bordo campo, ricordo l'impressione da alieno che fece Roberto Carlos (la cazzata più grossa da allenatore di Hodgson): nei 45 minuti che giocò sulla fascia dove ero io altrettanto impressionanti le cosce di cui era dotato (come le sue gambe ricordo solo quelle di Sebino Nela). Qui a Bari siamo tutti a lutto e mezz'ora fa degli amici mi hanno chiesto se domani voglio andare con loro a Livorno per il funerale dello Zar. Ciao Igor, fai buon viaggio.
sul perché Protti non sia mai stato in una grande, banalmente ce n'erano troppi buoni, all'elenco fatto aggiungerei gente che stava all'estero come Zola, Vialli e Di Canio più altri come Bierhoff e Montella che stavano nelle piccole, l'anno prima nello stesso Bari pure Tovalieri fece 17 gol
non darei troppa colpa alla gestione del calcio per come le cose sono andate poi, non è che Corioni comprava il numero 10 del Real perché il calcio italiano era gestito bene (da Matarrese e company), lo faceva perché in Italia giravano talmente tanti soldi che pure vendendo cessi (nel senso di articoli sanitari) potevi diventare talmente ricco da andare a fare la spesa a Madrid, il declino del paese ha tirato giù il calcio e non so come questo avrebbe potuto evitarlo, al di là dei tanti errori fatti