Tutti noi canottierati che ci siamo avvicinati alla NBA quando a dominarla erano i Lakers dello Showtime e a trasmetterla con la voce di Dan Peterson era Canale 5, qualche decennio prima che Pier Silvio e i suoi consiglieri puntassero al target tamarro (speriamo che il GOAT non li possa vedere), siamo rimasti molto colpiti dalla vendita della franchigia per 12,5 miliardi di dollari a Bob Iger, ex CEO Disney, e Josh Kushner, fondatore di Thrive Capital e cognato di Ivanka Trump, icona da prima che il padre entrasse in politica.
Ci ha colpiti perché i Lakers erano stati venduti nell’ottobre 2025 a Mark Walter, attualmente terzo socio del Chelsea oltre che proprietario dei Dodgers e di mille altre cose, che aveva così chiuso la lunghissima era Buss. Senza metterci a fare quelli dello scudetto dei bilanci diciamo che in meno di un anno i Lakers sono aumentati di valore del 25% , senza particolari risultati sportivi o di immagine (anzi, hanno anche perso LeBron James che ha puntato, secondo noi con buon intuito, sul supercolpo con i Sixers) che lo giustificassero. Per gli orfani di Winning Time (ma che serie bella era?) facile ricordare i 16 milioni pagati da Buss padre nel 1979, in una NBA che sembrava sull’orlo del fallimento, anzi lo era.
Ma se i Lakers li conosceva anche nostra nonna, esempio non fatto a caso perché abitando lei a Rho la mandavamo a ritirare magliette e altro materiale NBA al negozio del grande Dante Gurioli, all’epoca in via Lura, nei pressi del cimitero e della Citterio, cosa dire dei Seattle Seahawks? Che a inizio luglio sono passati di mano per quasi 10 miliardi, chiudendo l’era della famiglia Allen. Ma un po’ tutto lo sport mondiale sta avendo queste dinamiche, tutti cercano di piantare le loro bandierine, anche inventandosi squadre inesistenti come SPQR e Maxima. E anche nel calcio italiano, quando imprecisati ‘fondi americani’ mettono le mani su squadrette del cazzo e parlano di merchandising in paesi in cui non si è mai vista una maglietta originale, la prima motivazione è quella di esserci.
Domanda sintetica: le proprietà sportive sono davvero sottoquotate o stiamo assistendo a una bolla che si autoalimenta? Un indicatore che a volte scopiazziamo, però citandolo per pulirci la coscienza, il Ross-Arctos Sports Franchise Index dell’università del Michigan, misura un rendimento annualizzato del 13,1% dal 1961 per le franchigie dei quattro grandi sport nordamericani, superiore a quello azionario e di sicuro con una volatilità più bassa (poi il maestro Budrieri ama le azioni con un Beta alto, ma è un altro discorso). E soprattutto, questo ci piace sottolineare, una correlazione quasi nulla ai cicli macroeconomici, anzi intuitivamente più c’è crisi più la gente si attacca alla propria squadra invece di andare in vacanza o cambiare macchina. Considerazione dall’orticello: non esiste nessun prodotto come il calcio (non lo è nemmeno la NBA) che possa tranquillamente vendere la merda ai suoi clienti, con questi anche contenti di guardarla e commentarla. Insomma, magari fra qualche anno scopriremo che i Lakers sono stati pagati poco.
stefano@indiscreto.net



Su Bob Iger il NYT diceva che hanno dovuto strapparlo dalla poltrona di CEO della Disney a questo giro, perché nel periodo di pausa si è reso conto che per quanti soldi avessr, una volta che non era più il CEO della Disney, non se lo cagava più nessuno dei VIP.
ora ha un modo per farsi cagare ancora, anche se dietro un fondo di qualche tipo deve esserci perché i due non hanno i soldi per comprare i Lakers. vedremo come viene finanziata l'operazione....
Riguardo ai fondi, il discorso è, come dice il direttore, quello di esserci, un chippettino ci sta sempre, e ho letto che gli americani stanno viaggiando e spendendo sempre di più in Europa. Insomma, meglio esserci.
Mah, il fatto che il coltissimo pubblico USA non abbia apprezzato un capolavoro come Winning Time, facendoci interrompere la serie (forse perché i Lakers stavano sul cazzo a tutti coloro che non li tifavano?) forse è il segno che il prezzo è giusto. Non sapremo mai i retroscena delle Finals 84, ma in compenso penderemo nei secoli dei secoli dalla tastiera del FabrizioRomano di turno che "mancano i dettagli" tanto per parlare di merda propinata. Con tutti i suoi limiti e le sue storture, la Premier è su un universo parallelo.