La Serie A di Paolo Rossi e Margheritoni
Quarant'anni di Mezzo destro mezzo sinistro, film che si apprezza soprattutto per i dettagli e per il suo presente...
Il 90% delle persone non ha mai visto una scena di Mezzo destro mezzo sinistro - 2 calciatori senza pallone. Però è anche vero che il 90% dei nostri amici considera questo film un capolavoro, e noi con loro. Senza bisogno di rivalutazioni snobistiche o di letture politiche, come reazione al cinema italiano assistito di oggi (il successo di Checco Zalone con il meno divertente dei suoi film si spiega anche così), Mezzo destro mezzo sinistro racconta magnificamente la sua epoca e quindi è interessante anche per chi di epoche ne ha vissute altre.
Detto questo, non vi ammorbiamo con l’ennesima recensione del film che Sergio Martino aveva pensato come un sequel del suo L’allenatore nel pallone, al punto che il protagonista sarebbe dovuto essere Lino Banfi-Canà, con Gigi e Andrea confermati nel ruolo di faccendieri. Ma Banfi non era libero e comunque il suo ingaggio sarebbe stato insostenibile per un B-movie (il sequel, davvero bruttissimo, l’avrebbe fatto nel 2008), così la sceneggiatura venne stravolta e Sammarchi-Roncato da coppia di procuratori divennero una coppia di calciatori a fine carriera, spompati e demotivati, Cesarini e Margheritoni, presi dalla neopromossa Marchigiana in una stagione che è la 1985-86 visto che affrontano il Verona con lo scudetto sulla maglia.
Esaltante come tutto quel cinema, legato ai gusti del pubblico e non a una regione o a una banca che fanno i mecenati con i nostri soldi, fosse fatto in economia anche quando aveva successo. Un vero festival del riciclaggio: la partita contro il Milan riprende il derby del 1981 (già visto in Eccezzziunale), mentre Atalanta-Marchigiana utilizza immagini di Atalanta-Sambenedettese di due anni prima. E la musica dei fratelli De Angelis è la stessa di Bomber. Riciclate addirittura anche le locandine, con le foto di Gigi e Andrea uguali a quelle dell’Allenatore nel pallone. Da sballo poi le scene in una molto presunta America.
La vera domanda rimane comunque la seguente: a quale giocatore si ispirò Roncato per il personaggio di Margheritoni? Nella sua autobiografia, Non solo Loris Batacchi, libro che abbiamo divorato, Roncato non lo dice. Il fatto che Margheritoni all’inizio giochi negli Stati Uniti fece all’epoca pensare a Chinaglia, che comunque nel 1985 non giocava più ed era presidente di una memorabile Lazio che riuscì nell’impresa di finire in B con Giordano, Mandredonia e Laudrup. Secondo un’altra teoria Martino si era ispirato all’Altafini di qualche anno prima, se non addirittura a Petrini. Noi personalmente abbiamo sempre pensato a Bob Vieri.
Nessun dubbio che il presidente Beccaceci, uno Spaccesi over the top, sia ricalcato su Costantino Rozzi, e che l’allenatore-filosofo Coligno (Gianni Ciardo) richiami Scopigno. Comunque sia, noi fedelissimi ridiamo ogni volta che sentiamo parlare della figlia di Jorio-Iorio, che ci godiamo la sfida di Margheritoni con il cattivissimo stopper della Fiorentina e che vediamo il suo riscaldamento prima di sostituire Vacca-Pino Insegno contro l’Eintracht. E ci emozioniamo, pur sapendo che è una stronzata, per la doppietta ai tedeschi in Mitropa Cup dopo che gli insulti di un tifoso hanno fatto scattare l’orgoglio nazionale del campione.
Ma l’emozione più grande, nel 2025, è per il cameo di Paolo Rossi, fra i tanti del film: in spiaggia a Riccione in una spiaggia ordinaria, intervistato da Isabel Russinova, e poi a Ischia per uno squallidissimo torneo-marchetta di tennis: parliamo di quello che all’epoca era uno dei volti più popolari al mondo, protagonista a Mondiale di tre anni prima. Come fare la stessa cosa oggi con Messi. L’unica cosa davvero da rimpiangere di quel calcio quasi inguardabile sono le distanze ridotte fra noi e i campioni. Anche per questo c’era identificazione, anche per questo ce ne fregava qualcosa.
stefano@indiscreto.net




“il cameo di Paolo Rossi, fra i tanti del film: in spiaggia a Riccione in una spiaggia ordinaria, intervistato da Isabel Russinova”
Russinova già valletta nella trasmissione per il sorteggio dei gironi di Argentina 78, torneo che fece conoscere al mondo Paolo Rossi.
Apparsa, tra vari lavori, anche in “Si ringrazia la regione Puglia per averci fornito i milanesi” (a proposito di ringraziamenti…) per poi diventare presenza fissa con Discoring (seguita dopo qualche anno da Kay Rush, poi Sandvik o “Sandwich” secondo una leggenda metropolitana milanese) dove si fece notare per il fascino slavo (anche se in realtà era italiana, così come il suo vero nome, ma di madre bulgara), ai tempi non così comune nel mondo della moda e dello spettacolo nazionali.
Luglio 1999, era la notte prima del mio esame di maturita', era il primo anno in cui si sarebbero dovute portare tutte le materie ed ero piuttosto teso. Poi Itaila 1 mando' in onda questo capolavoro in seconda serata e, anche grazie all'effetto tranquillizzante, feci un orale perfetto.
Il Direttore come sempre ha celebrato questo capolavoro in maniera esemplare, ma come anche nei primi due Fantozzi di Salce, ogni volta che lo rivedo mi accorgo di un nuovo dettaglio che val la pena menzionare, per esempio:
1) Tra gli Italiani a Francoforte c'e' il grande caratterista Omero Capanna, gia' protagonista nella scena iniziale di Milano Calibro 9 (e' quello col tic alla spalla e l'impermeabile bianco)
2) Il massaggiatore Natale Tulli, la versione "economica" del grande Ennio Antonelli, rivisto anche in "Rimini Rimini" nella parte di "Manzo" il maggiordomo dei fratelli Bovi
3) Una Sophie Berger clamorosa, con la battuta "una piccola pioggia"
Su Silvio Spaccesi potremmo andare avanti per ore, per me uno dei migliori caratteristi della storia del cinema italiano, in questo film e' riuscito anche a superare la performance da Oscar di "Ferragosto OK".