Semifinale mondiale Argentina-Inghilterra ed è subito Malvinas, trasformando cori da stadio in analisi politiche. Che potrebbero finire sul nascere, rispondendo a una semplice domanda, appropriata in questo periodo di nazionali: gli abitanti delle isole contese si sentono inglesi o argentini? La risposta, verificabile e verificata più volte nelle urne, è netta. Nel marzo 2013 la scarsa popolazione dell’arcipelago è stata chiamata a un referendum e il 99,8% dei votanti ha scelto di restare Territorio Britannico d’Oltremare, con un’affluenza al 92% degli aventi diritto. Non un plebiscito pilotato: la missione di osservatori internazionali, composta tra gli altri da rappresentanti di Canada, Messico, Uruguay, Paraguay, Cile e Nuova Zelanda, quindi un misto di tifosi (teorici) di Argentina e Inghilterra, ha certificato la regolarità del voto. Siccome siamo per l’autodeterminazione dei popoli, anche di quelli che si vogliono staccare dall’Italia (che se ne andassero), il post potrebbe finire qui.
I circa 3.500 abitanti delle Falkland, chiamiamo le isole all’inglese, non hanno avuto bisogno di essere convinti visto che discendono in larghissima parte da coloni britannici insediati lì nel corso dell’Ottocento. Parlano inglese, usano la sterlina falklandese, sventolano l’Union Jack e non hanno mai, in alcuna consultazione, mostrato ambiguità identitarie verso Buenos Aires. È un dato scomodo per la narrazione argentina, che è di fatto l’unica che arriva agli spettatori neutrali visto che a Kane e Bellingham del tema importa zero, ma questo non vuol dire che il Regno Unito abbia al 100% ragione. Si tratta in ultima analisi di colonialismo, di legge del più forte, e del resto tutte le nazioni sono nate così. In un certo senso difendiamo con il diritto internazionale le porcate fatte dai nostri, anzi dai loro, avi anche se nel caso specifico nel 1833 non ci fu alcuna guerra di conquista ma soltanto occupazione di isole abbandonate dalla Spagna 22 anni prima e che l’Argentina considerava sue.
Il Regno Unito rivendica un primo sbarco documentato sulle isole nel 1690 e ne esercita il controllo di fatto, quasi ininterrottamente, dal citato 1833, quando una spedizione navale britannica rimosse con la forza l’amministrazione argentina insediata pochi anni prima e riaffermò la sovranità della Corona. L’Argentina, dal canto suo, fonda la propria pretesa sul diritto di successione: alla dichiarazione d’indipendenza dalla Spagna nel 1816 sarebbero passati a Buenos Aires anche i diritti spagnoli sull’arcipelago. Buenos Aires considera le isole parte della provincia di Tierra del Fuego, Londra le amministra come territorio d’oltremare autogovernato, responsabile solo di difesa ed esteri.
Nessuno di noi della periferia Ovest aveva mai sentito parlare della Falkland-Malvinas fino al meraviglioso 1982, quando la giunta militare guidata da Leopoldo Galtieri invase l’arcipelago nel tentativo di deviare l’attenzione da una crisi economica e da anni di repressione interna. Quello che Galtieri non si aspettava fu la reazione cazzutissima della Thatcher, una alla quale Starmer non avrebbe potuto nemmeno portare la borsetta. La guerra durò dieci settimane e costò la vita a 649 militari argentini e 255 britannici. Si concluse con la resa argentina e il ritorno delle isole sotto il controllo del Regno Unito, accelerando il crollo della dittatura a Buenos Aires. Da allora Londra rifiuta ogni negoziato sulla sovranità che non sia stato prima richiesto dagli isolani stessi, appellandosi al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli, mentre l’Argentina considera quella popolazione priva del diritto di decidere sul destino di un territorio che, a suo giudizio, le fu sottratto con la forza.
In ogni caso l’antipatia calcistica fra Argentina e Inghilterra non ha bisogno delle Falkland per essere alimentata, visto il quarto di finale del Mondiale 1966 con l’espulsione di Rattin e tutto il resto da storytelling sul robo del siglo. Furto ribaltato nel 1986, con il gol di mano di Maradona da mostrare ogni giorno agli uomini di calcio che detestano il VAR, seguito dal gol del secolo e dalla strumentalizzazione di Maradona, che aveva dedicato i gol ai giovani argentini morti nella guerra ma non si era mai sognato di sostenere la dittatura (di dittatori ne avrebbe apprezzati altri) o anche soltanto le rivendicazioni ‘democratiche’ del dopo. Poi la stupenda partita del 1998, rovinata dall’espulsione di Beckham, la rivincita nel 2002 con Bielsa mandato a casa già nel girone, e altri decenni di discussione su quelle isolette. È una questione da poco, ma anche no: quando inizia il diritto? Quale è il momento del chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato? In ogni caso le Falkland distano da Buenos Aires quanto Roma dista da Tunisi, i confini contesi rimangono un’altra cosa.
stefano@indiscreto.net



domani devono risolverla questa storia
a cazzotti
Si parla sempre troppo poco di Milei, francamente un idolo che sorpassa a destra la Thachter...di Malvinas , Falkland chisseneincula