La morte di Oscar Schmidt ha colpito al cuore gli appassionati di pallacanestro e la sua carriera, ben conosciuta da tutti, non merita sciatti ricordi scopiazzati da Wikipedia e magari scritti da ChatGPT (con errori incredibili, basta leggere i giornali).
Sul vincere a Caserta rimane sempre il punto che a fianco di Oscar non ha mai giocato un pivot non si dice della forza di Shackleton, ottimo, ma almeno di livello, e non dei mediocrissimi come Glouchkov o Ricci. Come se nel calcio una squadra tentasse di vincere lo scudetto con Bogdani centravanti: ok la spizzata sul rilancio, ma tutto il resto?
Sul perché ce li ricordiamo con affetto, è molto semplice: perché era un giocatore di quella squadra, non cambiava tutti gli anni tra buy out e clausole varie. Anche se tuo nemico, era comunque un punto di riferimento stabile, mica come adesso che a metà campionato magari te lo trovi in squadra.
Ma anche il calcio del Pergo in C/D. Ad esempio, nel Darfo Boario giocava Giglio e tu sapevi già che c'era lui da insultare quando era la settimana della partita e lui lo sapeva già e allora ti rispondeva agli insulti, ti faceva i gesti e ti esultava sotto la curva se segnava. Spettacolo.
Molto bello, grazie. E molto vera la conclusione; ogni squadra o quasi aveva i giocatori che la rappresentavano e la rendevano riconoscibile, anche le piccole. Appartenevano alla realtà delle città dove giocavano.
Eh, riguardo agli stipendi, basta ricordare la polemica di pippen e kukoc. Guardatevi quanto guadagnava pippen negli anni 90. Gli anni di distanza da adesso sono davvero miliardi
“Oscar è stato il più grande giocatore a non avere mai giocato un minuto nella NBA?”
Sono d’accordo che sia stato Cosic.
“Oscar era un magnifico perdente?”
Per me no, ma nemmeno un magnifico vincente.
In un ipotetico campetto, a parte il Cosic già citato, chiamerei gente come Bodiroga, Meneghin o Galis, prima di lui.
L’ho visto giocare dal vivo tante volte, mano caldissima, grande realizzatore ma non mi ha mai dato l’idea che se avesse voluto portare a casa la partita l’avrebbe fatto, indipendentemente dagli avversari o dai compagni.
Personalmente lo ricordo con affetto per le indubbie qualità cestistische e anche per quelle umane.
For the ages la sfida con Petrovic in Real-Caserta di Coppa delle Coppe
Edit:
“inoltre (in NBA) avrebbe guadagnato meno soldi che a Caserta”
Sembra fantascienza ma era così, e la differenza non era nemmeno poca. Anche molti americani trovavano più remunerativo giocare in Italia. Bob Morse quando ha rinnovato a metà anni ‘70 prendeva tra un terzo e la metà rispetto a Jabbar (il più pagato in NBA)
Senza risalire agli anni 70, Kukoc aspettò diversi anni per andare in NBA principalmente perché guadagnava di più a Treviso di quanto potevano offrirgli in USA
Io me lo ricordo bene a Pavia perche erano gli anni che ci studiavo. Era nata una basket mania e gli appassionati storici si incazzavano perché trovavano quei tifosi "provvisori". Sesta domanda direttore: perché non andò a giocare in una grande italiana o europea dell'epoca? Solo questione di soldi?
I club italiani più ricchi per i due stranieri puntavano quasi sempre sugli americani, un po' per pigrizia mentale, un po' per americanofilia e molto perché fuori dalla NBA dell'epoca rimanevano comunque giocatori incredibili. Caserta era un'eccezione, non soltanto per Oscar, ma anche per Glouchkov, Tato Lopez, i pochi mesi di Delibasic... Con il disfacimento della ex Jugoslavia sarebbero arrivati alcuni di quei fenomeni, da Radja a Kukoc, come tappa verso la NBA... insomma, quasi nessun club con ambizioni (nemmeno la Stefanel di Tanjevic) avrebbe puntato su Oscar...
Sul vincere a Caserta rimane sempre il punto che a fianco di Oscar non ha mai giocato un pivot non si dice della forza di Shackleton, ottimo, ma almeno di livello, e non dei mediocrissimi come Glouchkov o Ricci. Come se nel calcio una squadra tentasse di vincere lo scudetto con Bogdani centravanti: ok la spizzata sul rilancio, ma tutto il resto?
Mi sarebbe piaciuto vederlo in 1vs1 contro MK
Sul perché ce li ricordiamo con affetto, è molto semplice: perché era un giocatore di quella squadra, non cambiava tutti gli anni tra buy out e clausole varie. Anche se tuo nemico, era comunque un punto di riferimento stabile, mica come adesso che a metà campionato magari te lo trovi in squadra.
Quello che hai detto.
Era un altro basket ed erano altri uomini.
Niente mossette, facce cattive, trash talking, piagnistei... (ogni riferimento alle star odierne non è casuale)
Ma anche il calcio del Pergo in C/D. Ad esempio, nel Darfo Boario giocava Giglio e tu sapevi già che c'era lui da insultare quando era la settimana della partita e lui lo sapeva già e allora ti rispondeva agli insulti, ti faceva i gesti e ti esultava sotto la curva se segnava. Spettacolo.
Molto bello, grazie. E molto vera la conclusione; ogni squadra o quasi aveva i giocatori che la rappresentavano e la rendevano riconoscibile, anche le piccole. Appartenevano alla realtà delle città dove giocavano.
Eh, riguardo agli stipendi, basta ricordare la polemica di pippen e kukoc. Guardatevi quanto guadagnava pippen negli anni 90. Gli anni di distanza da adesso sono davvero miliardi
L’etichetta (insopportabile) di perdente qualifica più chi la dà che chi la subisce.
Perfetto il concetto attorno a Ramsey.
Errori: ieri il quotidiano dei Puri, Bravi, Onesti e Intelligenti titolava ‘Vinse uno scudetto a Caserta’
“Oscar è stato il più grande giocatore a non avere mai giocato un minuto nella NBA?”
Sono d’accordo che sia stato Cosic.
“Oscar era un magnifico perdente?”
Per me no, ma nemmeno un magnifico vincente.
In un ipotetico campetto, a parte il Cosic già citato, chiamerei gente come Bodiroga, Meneghin o Galis, prima di lui.
L’ho visto giocare dal vivo tante volte, mano caldissima, grande realizzatore ma non mi ha mai dato l’idea che se avesse voluto portare a casa la partita l’avrebbe fatto, indipendentemente dagli avversari o dai compagni.
Personalmente lo ricordo con affetto per le indubbie qualità cestistische e anche per quelle umane.
For the ages la sfida con Petrovic in Real-Caserta di Coppa delle Coppe
Edit:
“inoltre (in NBA) avrebbe guadagnato meno soldi che a Caserta”
Sembra fantascienza ma era così, e la differenza non era nemmeno poca. Anche molti americani trovavano più remunerativo giocare in Italia. Bob Morse quando ha rinnovato a metà anni ‘70 prendeva tra un terzo e la metà rispetto a Jabbar (il più pagato in NBA)
Senza risalire agli anni 70, Kukoc aspettò diversi anni per andare in NBA principalmente perché guadagnava di più a Treviso di quanto potevano offrirgli in USA
Vero. Aveva firmato con la Benetton per la metà rispetto al giocatore più pagato in NBA (Larry Bird).
Ma io, come tutti i vecchi, ricordo meglio le cose più lontane nel tempo
PS si parla sempre di ingaggi netti, senza tenere conto dei contratti di sponsorizzazione personali
Io me lo ricordo bene a Pavia perche erano gli anni che ci studiavo. Era nata una basket mania e gli appassionati storici si incazzavano perché trovavano quei tifosi "provvisori". Sesta domanda direttore: perché non andò a giocare in una grande italiana o europea dell'epoca? Solo questione di soldi?
I club italiani più ricchi per i due stranieri puntavano quasi sempre sugli americani, un po' per pigrizia mentale, un po' per americanofilia e molto perché fuori dalla NBA dell'epoca rimanevano comunque giocatori incredibili. Caserta era un'eccezione, non soltanto per Oscar, ma anche per Glouchkov, Tato Lopez, i pochi mesi di Delibasic... Con il disfacimento della ex Jugoslavia sarebbero arrivati alcuni di quei fenomeni, da Radja a Kukoc, come tappa verso la NBA... insomma, quasi nessun club con ambizioni (nemmeno la Stefanel di Tanjevic) avrebbe puntato su Oscar...
Dalipagic che per farsi ingaggiare doveva andare in A/2, a Udine e a Venezia. Totale incapacità dei nostri club più forti.