Italiani curati in Svizzera
Fra i tanti aspetti ai confini della realtà della tragedia di Crans Montana ce n’è anche uno che con i 41 morti (di cui 22 svizzeri, 9 francesi e 6 italiani) e i 115 feriti c’entra poco e cioè i costi della sanità. Le fatture monstre, fino a 75.000 euro, recapitate ad alcune famiglie per poche ore di ricovero, notizia letta dappertutto, non dovrebbero infatti essere pagate e sembrano un invio pro forma. Speriamo sia davvero così. Ma al di fuori di una storia con grande evidenza mediatica rimane una questione quotidiana enorme, che in estrema sintesi potremmo chiamare reciprocità.
Senza essere troppo pessimisti, ipotizzando stati comatosi o operazioni a cuore aperto, cosa può accadere a un italiano che si faccia male a una caviglia giocando a calcetto a Mendrisio? Presentando la tessera europea, in pratica il retro della tessera sanitaria italiana, si ha diritto soltanto alle cure mediche urgenti e necessarie alle stesse condizioni dei residenti svizzeri. Quasi niente, in pratica. I residenti svizzeri senza assicurazione privata facoltativa (ne conosciamo pochi) e senza cassa malati (non ne conosciamo alcuno, visto che l’iscrizione a una qualsiasi cassa malati è obbligatoria, pur essendo aziende private) sarebbero in teoria nelle nostre condizioni, che per un banale incidente da pronto soccorso, roba da radiografia, ingessatura, arrivederci e grazie ci vedremmo recapitare una fattura nell’ordine dei 2000 euro.
L’esempio contrario è ben conosciuto da tutti: lo svizzero, ma anche lo statunitense o il congolese, che si facesse male a Como e venisse curato in un pronto soccorso italiano pagherebbe soltanto un ticket risibile (25 euro) in codice bianco, cioè quando uno non ha niente e intasa le liste di attesa, e zero per i casi più seri, magari anche con ricovero e cure costose. Tutto finanziato dalle imposte pagate dagli italiani che le pagano. Insomma, quello che viene definito modello Beveridge e che con qualche differenza non da poco troviamo nel Regno Unito, in Spagna, in Scandinavia e in tanti altri paesi, contrapposto al cosiddetto Bismarck di Germania, Francia, Svizzera, eccetera.
Detto che ogni paese fa come meglio crede e che il sistema svizzero non va banalizzato (la somma di aliquote fiscali più basse e della cassa malati base dà un totale percentuale sul reddito molto inferiore alla pressione fiscale italiana), anzi ha una sua evidente logica politica (traduzione: chi non è inserito nel sistema non può resistere) che va al di là dei numeri, ci sembra che in questo caso l’Italia perda su tutti fronti: cura gratis chiunque e nemmeno difende i suoi cittadini all’estero. Il punto è quindi questo e ci stupisce che nessuno lo abbia mai evidenziato, anche in chiave onestamente demagogica: perché dovremmo curare gratis svizzeri, statunitensi e congolesi visto che loro non lo fanno con noi?
stefano@indiscreto.net



Successo a un mio amico quando eravamo a Surley 20 anni fa, polso rotto, radiografia e tutto e 5k di fattura, ovviamente era assicurato.
Continuo a dire una cosa già detta: l'assicurazione sulla salute sono i soldi meglio spesi al mondo, io pago 3200 euro all'anno a 48 anni e sono coperto senza massimali su tutto.
Sulla questione sollevata dal direttore c'è da pensare, sul NYT citano sempre lo UK come l'esempio perfetto del sistema sanitario nazionale gestito dallo stato, mentre vengono sempre esaltati i sistemi misti pubblico / privato comuni nei paesi del nord.
Sono questioni culturali e demagogiche, perchè allo stato attuale delle cose in Italia la sanità non è gratuita, tranne che per cose gravissime, quindi tumori diagnosticati ed emergenze e sotto Roma la sanità pubblica è la cosa più pericolosa che esista
Ma anche perché dovremmo curare gratis altri italiani che non pagano un cazzo di tasse?