ROUBAIX MAGNIFIQUE. WOUT COME RIK PRIMO. L'ETA' DELL'ORO DEL CICLISMO
Sono le 16 25 di un pomeriggio bestiale, quando nel Velodromo si conclude un'edizione storica della Parigi-Roubaix.
Mai arrivati così presto, nell'era moderna: forse bisognerebbe controllare con l'orario del 1964 e del successo del (re dei) pistard Peter Post.
Anche oggi, come allora, un vento impetuoso a tre quarti a spingere.
Stavolta, nell'evo del ciclismo tech e dei watt, molto più che a quei tempi, una condotta folle, darwiniana, a caratterizzare la corsa.
Uno spettacolo gigantesco, zeppo di colpi di scena e ribaltamenti di scenario.
Roba che a ricordarsi certe classiche narcolettiche, quelle con l'attacco dopo ore e ore di pilota automatico, pare un altro sport.
Perché il ciclismo totale è - vivaddio - un altro sport.
Il più folle e affascinante di tutti.
1
La 123 è stata volata in 5 ore 16' 52".
I 54 di media allo start sono stati lo standard.
Di una contesa vissuta su tantissimi incidenti e forature, malgrado il meteo clemente, variabile, con la polvere e i polveroni al posto del fango e delle paludi.
Pensiamo che gli assetti estremi di tutti, Tadej Pogacar montava i 35 mm davanti, i 32 dietro, spingano i limiti tecnici del mezzo.
Per farla breve: si passava, esasperati, in ogni pertugio.
Hanno avuto noie meccaniche tutti i migliori, ma due attimi determinano la rumba sulle pietre.
2
A 119 km, fora il campione del mondo, con i suoi, della UAE Emirates-XRG, a spingere davanti.
Ci vorranno 23 km, con la squadra saltata in aria, per rientrare.
Nella Foresta, la scena madre.
Conduce Wout Van Aert, segue Mathieu van der Poel, terzo Mads Pedersen, quarto Pogi.
A metà, l'imperatore olandese buca e l'Alpecin va nel panico.
La bici di Jasper Philipsen non ha le misure, deve fermarsi ancora.
Van der Poel ricambia la bici, va a più di 2 minuti e poi comincia una rimonta (formidabile) da acrobata.
A elastico, Stefan Bisseger, Laurence Pithie, iellatissimo il rientro di Pippo Ganna (tre forature e una caduta).
Bucano ancora, prima Pogacar e poi Van Aert nel tratto sconnesso di Werlaing.
Mancano 60 km quando il capitano Visma ritorna sotto, tiratissimo, sul plotoncino.
La Roubaix si decide al settore 12.
3
Quando Laporte accompagna l'allungo del compagno, all'entrata di Orchies, a cui rispondono solo Pogi e Mads.
Ai meno 53, trenata dello sloveno che stacca Pedersen ma non Van Aert.
Numeri da circo dei due van ciclocrossisti nella serpentina, affollatissima dagli spettatori.
L'ultima thule di Pogi e MVDP è Mons en Pevele, l'11, il tratto più incasinato dell'Enfer insieme ad Arenberg.
Tadej ci prova, ma il gambone di Van Aert è quello giusto (della recente Milano-Sanremo, delle classiche pre e post Ronde), il resto è attitudine all'acciottolato e alle banchine.
E sopravvivenza tattica: per un po' salta i cambi.
La realtà è che sono tutti al lumicino, con la spia accesa del serbatoio, cotti dalla velocità.
Van der Poel ai meno 24, 40 secondi più in là, comprende che non farà il poker.
La scorsa estate, al Tour, nella kermesse di Montmartre, Wout riuscì a staccare la maglia gialla.
Una primula rossa.
Nel Velodromo gli basta sprintare, come Rik Van Steenbergen nel 1952 contro Fausto Coppi, per regolare il Campionissimo della sua epoca.
Un'età dell'oro.
Terzo il durissimo Stuyven, che c'è sempre, a un giro (13"), quarto lo straordinario van der Poel, quinto Pedersen (avesse avuto un inverno normale..).
Media oraria?
48.91 km/h.
Paura e delirio a Roubaix.
3
Wout Van Aert vince la classicissima dei sogni.
Trova il Paradiso all'Inferno.
Rilancia una carriera da fenomeno, lui il (terzo) mostro della compagnia che ha vinto qualitativamente meno rispetto al suo potenziale.
Un mare di sfortune.
Riallaccia la sua vicenda agonistica a quel 2023, quando forò al Carrefour de l'Arbre, in testa, e vide il gemello diverso Mathieu involarsi verso il primo trionfo.
Pogi conferma di essere come quelli là, Fausto ed Eddy: la strada del chilo in più potrebbe essere ripercorsa, magari smessi i Grandi Giri..
Van der Poel ha ancora nel mirino Roger De Vlaeminck e Tom Boonen.
La Roubaix è tornata ad essere al centro della Storia.
SANREMO '26. UN'ORA DI CICLISMO TOTALE. POGI COL FAUSTO E L'EDDY
L'ennesima Milano-Sanremo fuori categoria, e grandi firme, prosegue un '26 a due ruote cominciato col botto.
Pallini a volontà.
1
Pavia-Sanremo folle, più del solito.
Abbiamo visto un errore di percorso, la solita fuga mattutina, tante cadute (una decisiva), l'ultima ora di O.K. Corral con azioni da supereroi di Stan Lee.
Una festa del ciclismo totale.
Quello che oggi domina questo Sport.
2
La Classicissima dei Fiori dell'UAE Emirates era iniziata e proseguita sotto cattivi auspici.
Jan Christen si era rotto la clavicola, cadendo sul ponte di Gerola.
Tadej Pogacar scivolava a Porto San Maurizio, a 32.3 km dal traguardo, nel budello imperiese.
Prima e dopo il Capo Berta, tensione a mille: nella codata, coinvolti pure Wout Van Aert, Giulio Pellizzari e - nell'altra macchia di corridori stesi - Mathieu van der Poel.
Siccome la Sanremo è la Sanremo, questo è il momentum dell'edizione 117.
3
Perché Pogacar, sbucciato sul lato sinistro, il body sporco e rotto, reagiva di rabbia e adrenalina.
Van der Poel, come avrebbe dimostrato tra Cipressa e Poggio, è stato quello che aveva toccato peggio l'asfalto.
Sintomatico che correggesse le curve in discesa, lui che è un surfista, e non si sia mai alzato sui pedali.
Paperino Van Aert perdeva 1 minuto e mezzo, nel cambio bici e rincorreva tra un'ammiraglia e l'altra.
4
Col trenino di Brandon McNulty, Pogi a Costarainera saltava il gruppo di testa e partiva a 24.1 dall'arrivo.
Un cazzotto a 39 all'ora, solo Tom Pidcock e MVDP rimanevano a ruota.
8'50" il tempo dello sloveno.
Un motorino.
5
L'attimo fuggente della Sanremo '26?
La picchiata dalla Cipressa, Tadej e Tom a manetta, e soprattutto il rientro sull'Aurelia.
Pogastar faceva il lavoro (combinato) dei due rivali.
95 pedalate al minuto, quei 20 watt in più calcolati alle Strade Bianche erano tutti da vedere nelle facce di van der Poel e Pidcock.
E' il settore dove l'iridato si guadagna Via Roma.
Perché dietro Lidl-Trek e Visma organizzavano la rincorsa.
6
I 3700 metri del Poggio venivano volati dal duo Tadej-Tom, con MVDP che perdeva terreno agli 8.6: 620 watt del freak sloveno per 1'10".
5'43" il Tempo del Poggio, 15" sull'olandese volante e 20" su un plotone folto e tosto.
Spuntava un bel sole.
7
Il campione mondiale e quello olimpico (di MTB) gestivano (si fa per dire..) il vantaggio.
Una Sanremo storica si decideva per mezza ruota: intelligente lo sloveno a mostrare le transenne al brit e poi a chiudere il corridoio.
Al di là dei numeri, mai visto così lucido e "cattivo" il buon Taddeo.
Non ce ne fotte molto di wikipedia, anche se non dovesse imporsi nella Parigi-Roubaix (nel '25 l'esordio fu bombastico..), Pogi è già là con Fausto e l'Eddy.
Campionissimo.
8
E' la seconda volta che Pidcock arriva a una spanna dalla Sanremo.
Nelle Ardenne potrebbe rompere la monotonia (..) dei mostri.
Terzo Van Aert, scattato ai meno 2, che torna sul podio di una grande classica.
La sua Cipressa (fenomenale), il finalone, avvisano che il fiammingo sulle pietre sarà là a giocarsi il grande scalpo.
Basterebbe un po' di fortuna..
La quarta posizione di Mads Pedersen ha quasi del soprannaturale.
Il danese si era spaccato polso e clavicola in Spagna (a febbraio).
Il suo allenamento è stata una pazzia sui rulli indoor, una marea di km virtuali.
Sembra di no. Ma bravi I nostri oggi con due medaglie.Eppoi mi somo goduto I nostri battere la Scozia a Roma, ma sembrava di essere a Murrafield dopo una settimana di pioggia.Vittoria sporca, per questo piu' bella.
A Hulst, percorso classicissimo, una gimkana nel prato e nella fanghiglia, aspettavano tutti un pezzo della storia del ciclocross e così è stato.
Mathieu van der Poel, dopo 2 giri a ritmi folli, saluta il duo gioventù (Tibor Del Grosso e Thibau Nys) e si invola verso l'ottavo titolo mondiale cx da professionista.
Strapotenza e guida acrobatica del mezzo.
Salta i dossi, una belva: quest'anno è caduto una sola volta, a Namur.
Fanno 24 vittorie consecutive, 13 stagionali, 37 delle ultime 38 disputate.
Davanti, irraggiungibile, il surfista, Storia e presente della specialità.
Dietro, a rincorrere da lontano, il futuro prossimo del ciclocross: 2° l'olandese, 3° il belga.
5° un eccellente Filippo Fontana.
Hanno ragione i talponi della FISI a non volere il ciclocross come sport invernale olimpico: troppo spettacolo, tradizione, migliaia di spettatori..
MVDP - forse all'epilogo della carriera da ciclocrossista - sorpassa quel genio del male (..) di Eric De Vlaeminck nel numero delle maglie iridate: prossimo appuntamento, in cima al Poggio, verso Sanremo, il 21 marzo.
2
Carlos Alcaraz si aggiudica di "sentimiento nuevo" il suo primo Aussie Open, battendo l'eterno (usato sicuro) Novak Djokovic.
Al contrario delle semi, non appulcriamo verbo: abbiamo visto solo qualche filmato postumo (c'era lo sci).
A 22 anni l'iberico è il più giovane di sempre a completare la collezione major.
Quella combinazione, braccio (estro, potenza, tocco) e gambe (un ginnasta, un velocista dello short track), non si era mai vista nel robotennis.
Ribadiamo la realtà che il giochino è stato alterato proprio per favorire i big.
Con queste regole, Andre Agassi sarebbe stato almeno a 15 Slam e Bjorn Borg avrebbe realizzato un paio di Grand Slam annuali.
Ma la statistica del moretto che spaventa è 14-1.
Ha perso una sola volta, al quinto set, contro Matteo Berrettini al tie-break, a Melbourne nel 2022: aveva 18 anni e mezzo.
Paura, eh?
A proposito: col senno di poi, ennesima mariomerolata (possibile Slam buttato) del Godot tedesco.
3
Vedendo le WTA Finals 2025, a Riad (in un'arena di una tristezza cosmica), ci siamo chiesti perché Elena Rybakina vincesse così poco.
Quei colpi pulitissimi, le leve lunghe, un power tennis essenziale (ed esiziale per le altre) che in questo evo femminile non dovrebbe trovare molta resistenza.
La kazaka, lasciati i tormenti in una valigia, si è presa il suo secondo major, fotocopiando il Master saudita contro la Sabalenka.
Adesso appaia negli Slam Coco Gauff, ovvero la migliore atleta del circuito, provvista di un dritto horror che non varrebbe nemmeno la Top 100.
Misteri del robotennis.
Di culto che alcuni considerino Rybakina una pessima agonista.
Solo perché non urla, non disturba l'avversaria, non fa scene isteriche, non insulta il suo box, ed ha un portamento elegante.
Avranno mai visto Chris Evert, questi imbecilli?
4
A Crans Montana, una Piste Nationale tirata a lucido, per scivolatori coi fiocchi (tutti quei salti..), ed è subito una gran discesa.
Franjo Von Allmen e Dominik Paris, il primo una specie di figlio tecnico del secondo, spiegano il velocismo puro alla truppa.
Caterpillar coi piedi veloci, alla ricerca della linea giusta, perennemente nella posizione a uovo.
Farebbero 5 svizzeri e 4 italiani nella Top 10.
Aggiungete Ryan Cochran-Siegle e Vincent Kriechmayr (assente) alla rumba: abbiamo il sentore che sulla Stelvio, libera e SuperG maschili, vedremo le gare più belle delle Olimpiadi.
Ieri è morto Davide Tizzano,57enne presidente della federazione Canottaggio,2 volte oro olimpico con 2 imbarcazioni diverse a distanza di 8 anni e membro dell'equipaggio del Moro di Venezia che arrivò in finale di America's Cup
la Gazzetta on line mette l'articolo dopo quello sullo scarica scudetto e il secondo di inzaghi in arabia
BELLISSIMA Simone Basso ❤️
ROUBAIX MAGNIFIQUE. WOUT COME RIK PRIMO. L'ETA' DELL'ORO DEL CICLISMO
Sono le 16 25 di un pomeriggio bestiale, quando nel Velodromo si conclude un'edizione storica della Parigi-Roubaix.
Mai arrivati così presto, nell'era moderna: forse bisognerebbe controllare con l'orario del 1964 e del successo del (re dei) pistard Peter Post.
Anche oggi, come allora, un vento impetuoso a tre quarti a spingere.
Stavolta, nell'evo del ciclismo tech e dei watt, molto più che a quei tempi, una condotta folle, darwiniana, a caratterizzare la corsa.
Uno spettacolo gigantesco, zeppo di colpi di scena e ribaltamenti di scenario.
Roba che a ricordarsi certe classiche narcolettiche, quelle con l'attacco dopo ore e ore di pilota automatico, pare un altro sport.
Perché il ciclismo totale è - vivaddio - un altro sport.
Il più folle e affascinante di tutti.
1
La 123 è stata volata in 5 ore 16' 52".
I 54 di media allo start sono stati lo standard.
Di una contesa vissuta su tantissimi incidenti e forature, malgrado il meteo clemente, variabile, con la polvere e i polveroni al posto del fango e delle paludi.
Pensiamo che gli assetti estremi di tutti, Tadej Pogacar montava i 35 mm davanti, i 32 dietro, spingano i limiti tecnici del mezzo.
Per farla breve: si passava, esasperati, in ogni pertugio.
Hanno avuto noie meccaniche tutti i migliori, ma due attimi determinano la rumba sulle pietre.
2
A 119 km, fora il campione del mondo, con i suoi, della UAE Emirates-XRG, a spingere davanti.
Ci vorranno 23 km, con la squadra saltata in aria, per rientrare.
Nella Foresta, la scena madre.
Conduce Wout Van Aert, segue Mathieu van der Poel, terzo Mads Pedersen, quarto Pogi.
A metà, l'imperatore olandese buca e l'Alpecin va nel panico.
La bici di Jasper Philipsen non ha le misure, deve fermarsi ancora.
Esce da Arenberg a 1'30".
Van Aert, Christophe Laporte, Jasper Stuyven, Pogi, Mads Pedersen vanno via.
Van der Poel ricambia la bici, va a più di 2 minuti e poi comincia una rimonta (formidabile) da acrobata.
A elastico, Stefan Bisseger, Laurence Pithie, iellatissimo il rientro di Pippo Ganna (tre forature e una caduta).
Bucano ancora, prima Pogacar e poi Van Aert nel tratto sconnesso di Werlaing.
Mancano 60 km quando il capitano Visma ritorna sotto, tiratissimo, sul plotoncino.
La Roubaix si decide al settore 12.
3
Quando Laporte accompagna l'allungo del compagno, all'entrata di Orchies, a cui rispondono solo Pogi e Mads.
Ai meno 53, trenata dello sloveno che stacca Pedersen ma non Van Aert.
Numeri da circo dei due van ciclocrossisti nella serpentina, affollatissima dagli spettatori.
L'ultima thule di Pogi e MVDP è Mons en Pevele, l'11, il tratto più incasinato dell'Enfer insieme ad Arenberg.
Tadej ci prova, ma il gambone di Van Aert è quello giusto (della recente Milano-Sanremo, delle classiche pre e post Ronde), il resto è attitudine all'acciottolato e alle banchine.
E sopravvivenza tattica: per un po' salta i cambi.
La realtà è che sono tutti al lumicino, con la spia accesa del serbatoio, cotti dalla velocità.
Van der Poel ai meno 24, 40 secondi più in là, comprende che non farà il poker.
La scorsa estate, al Tour, nella kermesse di Montmartre, Wout riuscì a staccare la maglia gialla.
Una primula rossa.
Nel Velodromo gli basta sprintare, come Rik Van Steenbergen nel 1952 contro Fausto Coppi, per regolare il Campionissimo della sua epoca.
Un'età dell'oro.
Terzo il durissimo Stuyven, che c'è sempre, a un giro (13"), quarto lo straordinario van der Poel, quinto Pedersen (avesse avuto un inverno normale..).
Media oraria?
48.91 km/h.
Paura e delirio a Roubaix.
3
Wout Van Aert vince la classicissima dei sogni.
Trova il Paradiso all'Inferno.
Rilancia una carriera da fenomeno, lui il (terzo) mostro della compagnia che ha vinto qualitativamente meno rispetto al suo potenziale.
Un mare di sfortune.
Riallaccia la sua vicenda agonistica a quel 2023, quando forò al Carrefour de l'Arbre, in testa, e vide il gemello diverso Mathieu involarsi verso il primo trionfo.
Pogi conferma di essere come quelli là, Fausto ed Eddy: la strada del chilo in più potrebbe essere ripercorsa, magari smessi i Grandi Giri..
Van der Poel ha ancora nel mirino Roger De Vlaeminck e Tom Boonen.
La Roubaix è tornata ad essere al centro della Storia.
SANREMO '26. UN'ORA DI CICLISMO TOTALE. POGI COL FAUSTO E L'EDDY
L'ennesima Milano-Sanremo fuori categoria, e grandi firme, prosegue un '26 a due ruote cominciato col botto.
Pallini a volontà.
1
Pavia-Sanremo folle, più del solito.
Abbiamo visto un errore di percorso, la solita fuga mattutina, tante cadute (una decisiva), l'ultima ora di O.K. Corral con azioni da supereroi di Stan Lee.
Una festa del ciclismo totale.
Quello che oggi domina questo Sport.
2
La Classicissima dei Fiori dell'UAE Emirates era iniziata e proseguita sotto cattivi auspici.
Jan Christen si era rotto la clavicola, cadendo sul ponte di Gerola.
Tadej Pogacar scivolava a Porto San Maurizio, a 32.3 km dal traguardo, nel budello imperiese.
Prima e dopo il Capo Berta, tensione a mille: nella codata, coinvolti pure Wout Van Aert, Giulio Pellizzari e - nell'altra macchia di corridori stesi - Mathieu van der Poel.
Siccome la Sanremo è la Sanremo, questo è il momentum dell'edizione 117.
3
Perché Pogacar, sbucciato sul lato sinistro, il body sporco e rotto, reagiva di rabbia e adrenalina.
Van der Poel, come avrebbe dimostrato tra Cipressa e Poggio, è stato quello che aveva toccato peggio l'asfalto.
Sintomatico che correggesse le curve in discesa, lui che è un surfista, e non si sia mai alzato sui pedali.
Paperino Van Aert perdeva 1 minuto e mezzo, nel cambio bici e rincorreva tra un'ammiraglia e l'altra.
4
Col trenino di Brandon McNulty, Pogi a Costarainera saltava il gruppo di testa e partiva a 24.1 dall'arrivo.
Un cazzotto a 39 all'ora, solo Tom Pidcock e MVDP rimanevano a ruota.
8'50" il tempo dello sloveno.
Un motorino.
5
L'attimo fuggente della Sanremo '26?
La picchiata dalla Cipressa, Tadej e Tom a manetta, e soprattutto il rientro sull'Aurelia.
Pogastar faceva il lavoro (combinato) dei due rivali.
95 pedalate al minuto, quei 20 watt in più calcolati alle Strade Bianche erano tutti da vedere nelle facce di van der Poel e Pidcock.
E' il settore dove l'iridato si guadagna Via Roma.
Perché dietro Lidl-Trek e Visma organizzavano la rincorsa.
6
I 3700 metri del Poggio venivano volati dal duo Tadej-Tom, con MVDP che perdeva terreno agli 8.6: 620 watt del freak sloveno per 1'10".
5'43" il Tempo del Poggio, 15" sull'olandese volante e 20" su un plotone folto e tosto.
Spuntava un bel sole.
7
Il campione mondiale e quello olimpico (di MTB) gestivano (si fa per dire..) il vantaggio.
Una Sanremo storica si decideva per mezza ruota: intelligente lo sloveno a mostrare le transenne al brit e poi a chiudere il corridoio.
Al di là dei numeri, mai visto così lucido e "cattivo" il buon Taddeo.
Non ce ne fotte molto di wikipedia, anche se non dovesse imporsi nella Parigi-Roubaix (nel '25 l'esordio fu bombastico..), Pogi è già là con Fausto e l'Eddy.
Campionissimo.
8
E' la seconda volta che Pidcock arriva a una spanna dalla Sanremo.
Nelle Ardenne potrebbe rompere la monotonia (..) dei mostri.
Terzo Van Aert, scattato ai meno 2, che torna sul podio di una grande classica.
La sua Cipressa (fenomenale), il finalone, avvisano che il fiammingo sulle pietre sarà là a giocarsi il grande scalpo.
Basterebbe un po' di fortuna..
La quarta posizione di Mads Pedersen ha quasi del soprannaturale.
Il danese si era spaccato polso e clavicola in Spagna (a febbraio).
Il suo allenamento è stata una pazzia sui rulli indoor, una marea di km virtuali.
Sesto un ottimo Andrea Vendrame.
Un'altra Sanremo della Madonna.
Adesso, valigie e biglietti verso il Nord.
Porfido e muri aspettano.
https://www.facebook.com/simone.basso.583/posts/pfbid02hAKBF6nXaJtLga7rv5EF1r11o5r2UabW8FMRPDWeQUe2sbEJY9z45K3uomVPPYYVl#
Olimpiadi qua ?
Un Malagó (Dio lo abbia in gloria ) che fattura subito due medaglie nella regina dello sci
Sembra di no. Ma bravi I nostri oggi con due medaglie.Eppoi mi somo goduto I nostri battere la Scozia a Roma, ma sembrava di essere a Murrafield dopo una settimana di pioggia.Vittoria sporca, per questo piu' bella.
UNA DOMENICA BESTIALE
(BICI, RACCHETTE E SCI)
1
A Hulst, percorso classicissimo, una gimkana nel prato e nella fanghiglia, aspettavano tutti un pezzo della storia del ciclocross e così è stato.
Mathieu van der Poel, dopo 2 giri a ritmi folli, saluta il duo gioventù (Tibor Del Grosso e Thibau Nys) e si invola verso l'ottavo titolo mondiale cx da professionista.
Strapotenza e guida acrobatica del mezzo.
Salta i dossi, una belva: quest'anno è caduto una sola volta, a Namur.
Fanno 24 vittorie consecutive, 13 stagionali, 37 delle ultime 38 disputate.
Davanti, irraggiungibile, il surfista, Storia e presente della specialità.
Dietro, a rincorrere da lontano, il futuro prossimo del ciclocross: 2° l'olandese, 3° il belga.
5° un eccellente Filippo Fontana.
Hanno ragione i talponi della FISI a non volere il ciclocross come sport invernale olimpico: troppo spettacolo, tradizione, migliaia di spettatori..
MVDP - forse all'epilogo della carriera da ciclocrossista - sorpassa quel genio del male (..) di Eric De Vlaeminck nel numero delle maglie iridate: prossimo appuntamento, in cima al Poggio, verso Sanremo, il 21 marzo.
2
Carlos Alcaraz si aggiudica di "sentimiento nuevo" il suo primo Aussie Open, battendo l'eterno (usato sicuro) Novak Djokovic.
Al contrario delle semi, non appulcriamo verbo: abbiamo visto solo qualche filmato postumo (c'era lo sci).
A 22 anni l'iberico è il più giovane di sempre a completare la collezione major.
Quella combinazione, braccio (estro, potenza, tocco) e gambe (un ginnasta, un velocista dello short track), non si era mai vista nel robotennis.
Ribadiamo la realtà che il giochino è stato alterato proprio per favorire i big.
Con queste regole, Andre Agassi sarebbe stato almeno a 15 Slam e Bjorn Borg avrebbe realizzato un paio di Grand Slam annuali.
Ma la statistica del moretto che spaventa è 14-1.
Ha perso una sola volta, al quinto set, contro Matteo Berrettini al tie-break, a Melbourne nel 2022: aveva 18 anni e mezzo.
Paura, eh?
A proposito: col senno di poi, ennesima mariomerolata (possibile Slam buttato) del Godot tedesco.
3
Vedendo le WTA Finals 2025, a Riad (in un'arena di una tristezza cosmica), ci siamo chiesti perché Elena Rybakina vincesse così poco.
Quei colpi pulitissimi, le leve lunghe, un power tennis essenziale (ed esiziale per le altre) che in questo evo femminile non dovrebbe trovare molta resistenza.
La kazaka, lasciati i tormenti in una valigia, si è presa il suo secondo major, fotocopiando il Master saudita contro la Sabalenka.
Adesso appaia negli Slam Coco Gauff, ovvero la migliore atleta del circuito, provvista di un dritto horror che non varrebbe nemmeno la Top 100.
Misteri del robotennis.
Di culto che alcuni considerino Rybakina una pessima agonista.
Solo perché non urla, non disturba l'avversaria, non fa scene isteriche, non insulta il suo box, ed ha un portamento elegante.
Avranno mai visto Chris Evert, questi imbecilli?
4
A Crans Montana, una Piste Nationale tirata a lucido, per scivolatori coi fiocchi (tutti quei salti..), ed è subito una gran discesa.
Franjo Von Allmen e Dominik Paris, il primo una specie di figlio tecnico del secondo, spiegano il velocismo puro alla truppa.
Caterpillar coi piedi veloci, alla ricerca della linea giusta, perennemente nella posizione a uovo.
Farebbero 5 svizzeri e 4 italiani nella Top 10.
Aggiungete Ryan Cochran-Siegle e Vincent Kriechmayr (assente) alla rumba: abbiamo il sentore che sulla Stelvio, libera e SuperG maschili, vedremo le gare più belle delle Olimpiadi.
Simone Basso
https://www.facebook.com/share/p/1CEe5o37r1/
Ieri è morto Davide Tizzano,57enne presidente della federazione Canottaggio,2 volte oro olimpico con 2 imbarcazioni diverse a distanza di 8 anni e membro dell'equipaggio del Moro di Venezia che arrivò in finale di America's Cup
la Gazzetta on line mette l'articolo dopo quello sullo scarica scudetto e il secondo di inzaghi in arabia
Philippa York: "Ero Roger Millar, ora sono una scrittrice. In gruppo nascondevo chi ero"
Primo?
Facciamo quinto 😄
In Italia epidemia di Clostebol - nuotatore beccato. Chi l'avrà massaggiato?
Parlando di sport alternativi, complice dazn del black Friday, mi sono follemente innamorato del mondiale di freccette.
2026 wold darts championship.
Non è uno sport e basta, è un’esperienza di vita. Molto Prima che poi andrò a Londra a vederlo.
Partiamo dai portabandiera
Muro dello sport ?