A Hulst, percorso classicissimo, una gimkana nel prato e nella fanghiglia, aspettavano tutti un pezzo della storia del ciclocross e così è stato.
Mathieu van der Poel, dopo 2 giri a ritmi folli, saluta il duo gioventù (Tibor Del Grosso e Thibau Nys) e si invola verso l'ottavo titolo mondiale cx da professionista.
Strapotenza e guida acrobatica del mezzo.
Salta i dossi, una belva: quest'anno è caduto una sola volta, a Namur.
Fanno 24 vittorie consecutive, 13 stagionali, 37 delle ultime 38 disputate.
Davanti, irraggiungibile, il surfista, Storia e presente della specialità.
Dietro, a rincorrere da lontano, il futuro prossimo del ciclocross: 2° l'olandese, 3° il belga.
5° un eccellente Filippo Fontana.
Hanno ragione i talponi della FISI a non volere il ciclocross come sport invernale olimpico: troppo spettacolo, tradizione, migliaia di spettatori..
MVDP - forse all'epilogo della carriera da ciclocrossista - sorpassa quel genio del male (..) di Eric De Vlaeminck nel numero delle maglie iridate: prossimo appuntamento, in cima al Poggio, verso Sanremo, il 21 marzo.
2
Carlos Alcaraz si aggiudica di "sentimiento nuevo" il suo primo Aussie Open, battendo l'eterno (usato sicuro) Novak Djokovic.
Al contrario delle semi, non appulcriamo verbo: abbiamo visto solo qualche filmato postumo (c'era lo sci).
A 22 anni l'iberico è il più giovane di sempre a completare la collezione major.
Quella combinazione, braccio (estro, potenza, tocco) e gambe (un ginnasta, un velocista dello short track), non si era mai vista nel robotennis.
Ribadiamo la realtà che il giochino è stato alterato proprio per favorire i big.
Con queste regole, Andre Agassi sarebbe stato almeno a 15 Slam e Bjorn Borg avrebbe realizzato un paio di Grand Slam annuali.
Ma la statistica del moretto che spaventa è 14-1.
Ha perso una sola volta, al quinto set, contro Matteo Berrettini al tie-break, a Melbourne nel 2022: aveva 18 anni e mezzo.
Paura, eh?
A proposito: col senno di poi, ennesima mariomerolata (possibile Slam buttato) del Godot tedesco.
3
Vedendo le WTA Finals 2025, a Riad (in un'arena di una tristezza cosmica), ci siamo chiesti perché Elena Rybakina vincesse così poco.
Quei colpi pulitissimi, le leve lunghe, un power tennis essenziale (ed esiziale per le altre) che in questo evo femminile non dovrebbe trovare molta resistenza.
La kazaka, lasciati i tormenti in una valigia, si è presa il suo secondo major, fotocopiando il Master saudita contro la Sabalenka.
Adesso appaia negli Slam Coco Gauff, ovvero la migliore atleta del circuito, provvista di un dritto horror che non varrebbe nemmeno la Top 100.
Misteri del robotennis.
Di culto che alcuni considerino Rybakina una pessima agonista.
Solo perché non urla, non disturba l'avversaria, non fa scene isteriche, non insulta il suo box, ed ha un portamento elegante.
Avranno mai visto Chris Evert, questi imbecilli?
4
A Crans Montana, una Piste Nationale tirata a lucido, per scivolatori coi fiocchi (tutti quei salti..), ed è subito una gran discesa.
Franjo Von Allmen e Dominik Paris, il primo una specie di figlio tecnico del secondo, spiegano il velocismo puro alla truppa.
Caterpillar coi piedi veloci, alla ricerca della linea giusta, perennemente nella posizione a uovo.
Farebbero 5 svizzeri e 4 italiani nella Top 10.
Aggiungete Ryan Cochran-Siegle e Vincent Kriechmayr (assente) alla rumba: abbiamo il sentore che sulla Stelvio, libera e SuperG maschili, vedremo le gare più belle delle Olimpiadi.
SANREMO '26. UN'ORA DI CICLISMO TOTALE. POGI COL FAUSTO E L'EDDY
L'ennesima Milano-Sanremo fuori categoria, e grandi firme, prosegue un '26 a due ruote cominciato col botto.
Pallini a volontà.
1
Pavia-Sanremo folle, più del solito.
Abbiamo visto un errore di percorso, la solita fuga mattutina, tante cadute (una decisiva), l'ultima ora di O.K. Corral con azioni da supereroi di Stan Lee.
Una festa del ciclismo totale.
Quello che oggi domina questo Sport.
2
La Classicissima dei Fiori dell'UAE Emirates era iniziata e proseguita sotto cattivi auspici.
Jan Christen si era rotto la clavicola, cadendo sul ponte di Gerola.
Tadej Pogacar scivolava a Porto San Maurizio, a 32.3 km dal traguardo, nel budello imperiese.
Prima e dopo il Capo Berta, tensione a mille: nella codata, coinvolti pure Wout Van Aert, Giulio Pellizzari e - nell'altra macchia di corridori stesi - Mathieu van der Poel.
Siccome la Sanremo è la Sanremo, questo è il momentum dell'edizione 117.
3
Perché Pogacar, sbucciato sul lato sinistro, il body sporco e rotto, reagiva di rabbia e adrenalina.
Van der Poel, come avrebbe dimostrato tra Cipressa e Poggio, è stato quello che aveva toccato peggio l'asfalto.
Sintomatico che correggesse le curve in discesa, lui che è un surfista, e non si sia mai alzato sui pedali.
Paperino Van Aert perdeva 1 minuto e mezzo, nel cambio bici e rincorreva tra un'ammiraglia e l'altra.
4
Col trenino di Brandon McNulty, Pogi a Costarainera saltava il gruppo di testa e partiva a 24.1 dall'arrivo.
Un cazzotto a 39 all'ora, solo Tom Pidcock e MVDP rimanevano a ruota.
8'50" il tempo dello sloveno.
Un motorino.
5
L'attimo fuggente della Sanremo '26?
La picchiata dalla Cipressa, Tadej e Tom a manetta, e soprattutto il rientro sull'Aurelia.
Pogastar faceva il lavoro (combinato) dei due rivali.
95 pedalate al minuto, quei 20 watt in più calcolati alle Strade Bianche erano tutti da vedere nelle facce di van der Poel e Pidcock.
E' il settore dove l'iridato si guadagna Via Roma.
Perché dietro Lidl-Trek e Visma organizzavano la rincorsa.
6
I 3700 metri del Poggio venivano volati dal duo Tadej-Tom, con MVDP che perdeva terreno agli 8.6: 620 watt del freak sloveno per 1'10".
5'43" il Tempo del Poggio, 15" sull'olandese volante e 20" su un plotone folto e tosto.
Spuntava un bel sole.
7
Il campione mondiale e quello olimpico (di MTB) gestivano (si fa per dire..) il vantaggio.
Una Sanremo storica si decideva per mezza ruota: intelligente lo sloveno a mostrare le transenne al brit e poi a chiudere il corridoio.
Al di là dei numeri, mai visto così lucido e "cattivo" il buon Taddeo.
Non ce ne fotte molto di wikipedia, anche se non dovesse imporsi nella Parigi-Roubaix (nel '25 l'esordio fu bombastico..), Pogi è già là con Fausto e l'Eddy.
Campionissimo.
8
E' la seconda volta che Pidcock arriva a una spanna dalla Sanremo.
Nelle Ardenne potrebbe rompere la monotonia (..) dei mostri.
Terzo Van Aert, scattato ai meno 2, che torna sul podio di una grande classica.
La sua Cipressa (fenomenale), il finalone, avvisano che il fiammingo sulle pietre sarà là a giocarsi il grande scalpo.
Basterebbe un po' di fortuna..
La quarta posizione di Mads Pedersen ha quasi del soprannaturale.
Il danese si era spaccato polso e clavicola in Spagna (a febbraio).
Il suo allenamento è stata una pazzia sui rulli indoor, una marea di km virtuali.
UNA DOMENICA BESTIALE
(BICI, RACCHETTE E SCI)
1
A Hulst, percorso classicissimo, una gimkana nel prato e nella fanghiglia, aspettavano tutti un pezzo della storia del ciclocross e così è stato.
Mathieu van der Poel, dopo 2 giri a ritmi folli, saluta il duo gioventù (Tibor Del Grosso e Thibau Nys) e si invola verso l'ottavo titolo mondiale cx da professionista.
Strapotenza e guida acrobatica del mezzo.
Salta i dossi, una belva: quest'anno è caduto una sola volta, a Namur.
Fanno 24 vittorie consecutive, 13 stagionali, 37 delle ultime 38 disputate.
Davanti, irraggiungibile, il surfista, Storia e presente della specialità.
Dietro, a rincorrere da lontano, il futuro prossimo del ciclocross: 2° l'olandese, 3° il belga.
5° un eccellente Filippo Fontana.
Hanno ragione i talponi della FISI a non volere il ciclocross come sport invernale olimpico: troppo spettacolo, tradizione, migliaia di spettatori..
MVDP - forse all'epilogo della carriera da ciclocrossista - sorpassa quel genio del male (..) di Eric De Vlaeminck nel numero delle maglie iridate: prossimo appuntamento, in cima al Poggio, verso Sanremo, il 21 marzo.
2
Carlos Alcaraz si aggiudica di "sentimiento nuevo" il suo primo Aussie Open, battendo l'eterno (usato sicuro) Novak Djokovic.
Al contrario delle semi, non appulcriamo verbo: abbiamo visto solo qualche filmato postumo (c'era lo sci).
A 22 anni l'iberico è il più giovane di sempre a completare la collezione major.
Quella combinazione, braccio (estro, potenza, tocco) e gambe (un ginnasta, un velocista dello short track), non si era mai vista nel robotennis.
Ribadiamo la realtà che il giochino è stato alterato proprio per favorire i big.
Con queste regole, Andre Agassi sarebbe stato almeno a 15 Slam e Bjorn Borg avrebbe realizzato un paio di Grand Slam annuali.
Ma la statistica del moretto che spaventa è 14-1.
Ha perso una sola volta, al quinto set, contro Matteo Berrettini al tie-break, a Melbourne nel 2022: aveva 18 anni e mezzo.
Paura, eh?
A proposito: col senno di poi, ennesima mariomerolata (possibile Slam buttato) del Godot tedesco.
3
Vedendo le WTA Finals 2025, a Riad (in un'arena di una tristezza cosmica), ci siamo chiesti perché Elena Rybakina vincesse così poco.
Quei colpi pulitissimi, le leve lunghe, un power tennis essenziale (ed esiziale per le altre) che in questo evo femminile non dovrebbe trovare molta resistenza.
La kazaka, lasciati i tormenti in una valigia, si è presa il suo secondo major, fotocopiando il Master saudita contro la Sabalenka.
Adesso appaia negli Slam Coco Gauff, ovvero la migliore atleta del circuito, provvista di un dritto horror che non varrebbe nemmeno la Top 100.
Misteri del robotennis.
Di culto che alcuni considerino Rybakina una pessima agonista.
Solo perché non urla, non disturba l'avversaria, non fa scene isteriche, non insulta il suo box, ed ha un portamento elegante.
Avranno mai visto Chris Evert, questi imbecilli?
4
A Crans Montana, una Piste Nationale tirata a lucido, per scivolatori coi fiocchi (tutti quei salti..), ed è subito una gran discesa.
Franjo Von Allmen e Dominik Paris, il primo una specie di figlio tecnico del secondo, spiegano il velocismo puro alla truppa.
Caterpillar coi piedi veloci, alla ricerca della linea giusta, perennemente nella posizione a uovo.
Farebbero 5 svizzeri e 4 italiani nella Top 10.
Aggiungete Ryan Cochran-Siegle e Vincent Kriechmayr (assente) alla rumba: abbiamo il sentore che sulla Stelvio, libera e SuperG maschili, vedremo le gare più belle delle Olimpiadi.
Simone Basso
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SANREMO '26. UN'ORA DI CICLISMO TOTALE. POGI COL FAUSTO E L'EDDY
L'ennesima Milano-Sanremo fuori categoria, e grandi firme, prosegue un '26 a due ruote cominciato col botto.
Pallini a volontà.
1
Pavia-Sanremo folle, più del solito.
Abbiamo visto un errore di percorso, la solita fuga mattutina, tante cadute (una decisiva), l'ultima ora di O.K. Corral con azioni da supereroi di Stan Lee.
Una festa del ciclismo totale.
Quello che oggi domina questo Sport.
2
La Classicissima dei Fiori dell'UAE Emirates era iniziata e proseguita sotto cattivi auspici.
Jan Christen si era rotto la clavicola, cadendo sul ponte di Gerola.
Tadej Pogacar scivolava a Porto San Maurizio, a 32.3 km dal traguardo, nel budello imperiese.
Prima e dopo il Capo Berta, tensione a mille: nella codata, coinvolti pure Wout Van Aert, Giulio Pellizzari e - nell'altra macchia di corridori stesi - Mathieu van der Poel.
Siccome la Sanremo è la Sanremo, questo è il momentum dell'edizione 117.
3
Perché Pogacar, sbucciato sul lato sinistro, il body sporco e rotto, reagiva di rabbia e adrenalina.
Van der Poel, come avrebbe dimostrato tra Cipressa e Poggio, è stato quello che aveva toccato peggio l'asfalto.
Sintomatico che correggesse le curve in discesa, lui che è un surfista, e non si sia mai alzato sui pedali.
Paperino Van Aert perdeva 1 minuto e mezzo, nel cambio bici e rincorreva tra un'ammiraglia e l'altra.
4
Col trenino di Brandon McNulty, Pogi a Costarainera saltava il gruppo di testa e partiva a 24.1 dall'arrivo.
Un cazzotto a 39 all'ora, solo Tom Pidcock e MVDP rimanevano a ruota.
8'50" il tempo dello sloveno.
Un motorino.
5
L'attimo fuggente della Sanremo '26?
La picchiata dalla Cipressa, Tadej e Tom a manetta, e soprattutto il rientro sull'Aurelia.
Pogastar faceva il lavoro (combinato) dei due rivali.
95 pedalate al minuto, quei 20 watt in più calcolati alle Strade Bianche erano tutti da vedere nelle facce di van der Poel e Pidcock.
E' il settore dove l'iridato si guadagna Via Roma.
Perché dietro Lidl-Trek e Visma organizzavano la rincorsa.
6
I 3700 metri del Poggio venivano volati dal duo Tadej-Tom, con MVDP che perdeva terreno agli 8.6: 620 watt del freak sloveno per 1'10".
5'43" il Tempo del Poggio, 15" sull'olandese volante e 20" su un plotone folto e tosto.
Spuntava un bel sole.
7
Il campione mondiale e quello olimpico (di MTB) gestivano (si fa per dire..) il vantaggio.
Una Sanremo storica si decideva per mezza ruota: intelligente lo sloveno a mostrare le transenne al brit e poi a chiudere il corridoio.
Al di là dei numeri, mai visto così lucido e "cattivo" il buon Taddeo.
Non ce ne fotte molto di wikipedia, anche se non dovesse imporsi nella Parigi-Roubaix (nel '25 l'esordio fu bombastico..), Pogi è già là con Fausto e l'Eddy.
Campionissimo.
8
E' la seconda volta che Pidcock arriva a una spanna dalla Sanremo.
Nelle Ardenne potrebbe rompere la monotonia (..) dei mostri.
Terzo Van Aert, scattato ai meno 2, che torna sul podio di una grande classica.
La sua Cipressa (fenomenale), il finalone, avvisano che il fiammingo sulle pietre sarà là a giocarsi il grande scalpo.
Basterebbe un po' di fortuna..
La quarta posizione di Mads Pedersen ha quasi del soprannaturale.
Il danese si era spaccato polso e clavicola in Spagna (a febbraio).
Il suo allenamento è stata una pazzia sui rulli indoor, una marea di km virtuali.
Sesto un ottimo Andrea Vendrame.
Un'altra Sanremo della Madonna.
Adesso, valigie e biglietti verso il Nord.
Porfido e muri aspettano.
https://www.facebook.com/simone.basso.583/posts/pfbid02hAKBF6nXaJtLga7rv5EF1r11o5r2UabW8FMRPDWeQUe2sbEJY9z45K3uomVPPYYVl#