Il fallimento mondiale dell’Uruguay sotto ogni profilo, gioco, risultati, ambiente, ha senza dubbio il volto di Marcelo Bielsa. Ma soprattutto quello dei bielsisti e degli antibielsisti, partiti che si combattono nel nome di un buon allenatore, che ha fatto bene in alcuni contesti (Newell’s, Velez, il Cile, l’Athletic Bilbao, il Leeds all’inizio), male in altri, l’Argentina 2002 su tutti, con esoneri e fughe lampo (clamorosa quella dalla Lazio, che di fatto inventò Simone Inzaghi allenatore) dalle varie interpretazioni, dal troppo fedele ai suoi principi al troppo dogmatico. Di sicuro il tipo di persona che concepisce l’esistenza soltanto di fan e di nemici, ed infatti è seguita soltanto da fan e nemici.
Il punto non è quindi il valore di Bielsa ma perché di lui si discute in tutto il mondo e del 99,9% dei suoi colleghi no, se non per cacciarli sulla base dell’ultimo risultato. Non a caso molti allenatori di primo piano, non soltanto i proverbiali pane e salame, sono con lui abbastanza freddi, con le eccezioni di Guardiola (che farebbe passare per sognatore visionario anche Mazzarri), Pochettino e pochi altri. Come a dire: noi veniamo discussi per un autogol o un rigore inventato e lui la sfanga con il 3-3-3-1 e quattro cazzate pseudoscientifiche?
La nostra modesta spiegazione è che Bielsa ha quasi sempre preso squadre, anche prestigiose, all’inizio di un ciclo o comunque dopo stagioni negative, e ha quindi sempre avuto buon gioco nel passare per costruttore: Sacchi affascina più di Capello, anche se magari la nostra squadra la faremmo allenare a Capello. Sul piano tattico il tratto più riconoscibile del bielsismo è la marcatura individuale su tutto il campo, non solo nella propria metà come ai nostri tempi, che poi erano quelli di Bielsa visto che 71 anni. Ogni giocatore ha isnomma un riferimento diretto da seguire ovunque vada, anche lontano dalla zona di competenza naturale: l’obbiettivo è non lasciare mai tempo di pensiero (ci stiamo adanizzando) all’avversario in possesso palla, recuperando il pallone il più vicino possibile alla porta avversaria. Non è strampalato affermare che oggi Bielsa sia ad alto livello l’ultimo estremista del gioco a uomo, pur infiocchettando tutto per il pubblico dei longform.
Più imitato l’allargamento dei centrali con abbassamento di un mediano o di un terzino (il celeberrimo, almeno per Ridge Bettazzi e i suoi amici criptogay, ‘pivote’) che va a fare il centrale, soluzione questa invece stravista con Guardiola, Sampaoli e tanti altri, ovviamente anche con De Zerbi. Insomma, Bielsa non è un grande allenatore, di quelli che portano i campioni al livello massimo a strappare il cuore al nemico, ma è un caposcuola. Oggi come oggi sarebbe utile a Lotito più che dieci anni fa.
stefano@indiscreto.net



"Non ho niente contro Bielsa, è il suo fan club che mi preoccupa"
l'allenatore e' una figura con cui ci si puo' immedesimare e idealizzare piu' facilmente. Di sicuro ci vediamo piu' a fare una bella tavolata di 7 piatti piu' grappino col GOAT ancelotti, o bielsa che ci spiega come salvare il mondo con la patrimoniale per i super ricchi, che con CR7 attento al dosaggio di vitamina K o a Bellingham che scrolla il telefono interessato ai followers su instagram
i ragazzini e gli adulti impazziscono per football manager, perche' cummanna' e' megl che fottr e sicuramente anche di giocare a calcio
poi ecco, tante chiacchiere ma uno che schiera quel portiere che era gia' ritirato se le cerca