Il buio oltre la Ferrari Luce
La Ferrari Luce può essere il più grande flop nella storia della Ferrari? Domanda che ha cittadinanza non soltanto fra i nostalgici o gli avvelenati, anche giustamente, alla Montezemolo, ma fra chi vive nel presente e ama le auto come sintesi del meglio dell’umanità: design (in questo caso di Jony Ive, proprio quello della migliore Apple), ricerca scientifica, lavoro, coraggio, libertà, indipendenza. Perché nella storia di Maranello ci sono stati errori, passi falsi, modelli nati male e dimenticati in fretta, però nessuno di loro a nostra memoria ha mai, come questo primo modello elettrico, minacciato di danneggiare irreversibilmente il DNA di un marchio che vale oltre 30 miliardi di euro.
La Luce, pensata all’inizio come ibrido plug-in (e si vede), quindi con un motore termico e uno elettrico, è nella sua versione presentata a Mattarella, al Papa e a tutti un veicolo elettrico che non fa un gran rumore e che quindi utilizza un suono amplificato di varie parti meccaniche: in senso stretto non è un suono artificiale, un tarocco, ma il concetto è simile. Il peggio secondo noi canottierati è però il peso, il nemico storico di Enzo Ferrari. La Luce con il suo pacco batterie, la trazione integrale elettrica e la carrozzeria purtroppo da SUV è infatti sui 2.200 chili.
Al di là delle seghe mentali sul design, che può essere questione di gusti personali, è chiaro che un SUV pesantissimo non si comporta come un’auto sportiva, anche con sospensioni attive e differenziali elettronici sofisticati. Insomma, la stessa filosofia della contestatissima Purosangue: aggredire, almeno nella testa dei manager quando non direttamente di Elkann (ma lo sopravvalutiamo), il mercato dei SUV di lusso elettrificati, attirare una clientela nuova in Asia orientale e negli Stati Uniti, aumentare i volumi senza rovinare il posizionamento del marchio. Insomma, botte piena e moglie ubriaca, almeno nei sogni.
Non è certo un’auto per il cliente Ferrari tipico, l’appassionato ricchissimo che ogni tanto fa sfiorare la sua meraviglia al conoscente pezzente (cioè noi), ma per chi genericamente vuole comprare un bene di lusso. E nemmeno entriamo nel merito della concorrenza in questo segmento, Bentley in primis, diamo pure per scontato che il solo nome Ferrari possa fare la differenza come è stato per la contestata Purosangue, commercialmente un successo. Il punto è che la Ferrari ha costruito il suo valore sulla scarsità: attualmente produce circa 13.000 vetture l’anno, meno di qualsiasi altro grande costruttore di auto sportive di primo piano. La Luce è chiaramente pensata per volumi più alti (da ricordare che si è scelto di non far sforare alla Purosangue il limite del 20% della produzione), anche se ci può sembrare incredibile il mondo è pieno di gente che spende 700.000 euro per un’auto: tanto costerà la Luce con un minimo di personalizzazione.
E quindi? La storia della Ferrari è piena di successi ma anche di flop, dalla Mondial (oggi però culto) alla 400/412 (berlina con il cambio automatico all’americana, oggi socialmente sdoganato ma all’epoca in Europa ritenuto da handicappati), probabile che la Luce si collochi a metà perché un suo pubblico potrebbe averlo. Ma la Ferrari esiste per il guidatore, non per i passeggeri (anche quell’unico è di troppo) e meno che mai per le famiglie: da qui l’orrore di Enzo Ferrari per la sola ipotesi dei quattro posti (triste parentesi: la Luce è la prima Ferrari a cinque posti). Alla fine la Luce non è né un SUV né un’auto sportiva ma non crediamo che sarà un disastro commerciale, come molti esperti profetizzano. Sarà molto peggio: comunicherà che la Ferrari è una macchina come le altre, qualcosa per ricchi ma per ricchi generici, senza passione.
stefano@indiscreto.net



"io di Luce conosco solo Luce Caponegro" (semi-cit)
È chiaro che punta ad un cliente che ha poco o nulla a che fare col loro tipico cliente attuale e che considera un acquisto del genere con lo stesso spirito con cui il dentista sotto casa spende 120k per il Cayenne: auto comoda e marchio da status. Il mercato secondo me ci sarà. Di veri appassionati di auto ce ne sono e ce ne saranno sempre meno, mentre il generico lusso sarà sempre ambito.
Detto ciò, il design esterno mi perplime non perché non sembra una Ferrari, ma perché sembra una Kia o una cinese che costa forse un ventesimo, cosa che mal si combina col discorso di cui sopra