Fine dell'edicola
Avete presente gli articoli nostalgici dei giornalisti sessantenni, ricordando le belle edicole di una volta? Ecco, tolto il (quasi) sessantenne questo non vorrebbe essere catalogato così. Partenza come al solito da un fatto personale: oggi in edicola abbiamo comprato il Corriere della Sera per nostra madre, 5 pacchetti, di Gabby, Cucciolotti e Calciatori, quindi 15 in totale, per i figli. E niente per noi, che leggiamo veramente di tutto ma lo facciamo sull’iPad, dai quotidiani sportivi a quelli generalisti, mentre il piacere del cartaceo lo riserviamo ai libri e a qualche rivista per anziani come Classic Pop o Retro Gamer.
Su Prima Comunicazione abbiamo letto che le edicole italiane sono ormai soltanto 20mila, ma in realtà sono molte di meno perché molti punti vendita che statisticamente sono edicole altro non sono che commercianti di gadget per turisti, soprattutto nelle grandi città e soprattutto in centro. Negli ultimi 20 anni le edicole in Italia sono quindi formalmente passate da 35mila a 20mila, meno 42,8%. Ognuna con un fatturato miserabile e un margine lordo di 12.710 euro all’anno (quello medio per prodotto venduto è circa del 23%): chiaramente in pochi possono stare a galla, se non facendo del nero vista l’assenza di scontrini (basta non essere soggetti IVA e molti non lo sono) e la dubbia provenienza di molte delle cose vendute, certo non dei sempre più nascosti giornali.
I lettori di giornali cartacei in Italia sono ormai intorno ai 9,5 milioni, comprendendo anche chi sfoglia la Gazzetta sul bancone Sammontana, la metà rispetto a 10 anni fa. Ma non bisogna commettere l’errore di mitizzare i lettori di una volta, visto che nel pre Internet o con Internet ancora fuori dai telefoni il giornale era un mezzo di informazione primario, che di fatto non si leggeva: almeno metà delle persone scorreva i titoli, non diversamente da quanto fa oggi con lo scrolling sullo smartphone. Insomma, non approfondiva prima e non approfondisce adesso, al di là della qualità di ciò che c’è scritto.
Su 7.896 comuni in Italia sono 4.974 quelli senza edicola: il solito discorso in cui la causa si mescola con l’effetto (mille volte abbiamo comprato quotidiani all’autogrill, dove da anni sono spariti), con il risultato comunque che non si presta a discussioni. E quindi? Non vediamo tragedie, se non per le famiglie degli edicolanti e dei giornalisti, che però possono sempre fare un altro lavoro dopo avere predicato (i giornalisti) il liberismo per parrucchiere e tassisti.
stefano@indiscreto.net



Trovo ormai non realistica la specializzazione: non possono esistere edicole, tabaccherie eccetera...
Possono esistere negozietti di prossimita' che fanno tutto (edicola, tabaccheria, bevande e cibo di base, ricezione e rispedizione pacchi, pagamenti vari e questo genere di servizi).
Mi viene in mente un paragone improprio con GameStop negli stati uniti, diventato famoso per la storia del short squeeze. In pratica era una catena di negozi che vendeva videogiochi e si pensava sparisse con l'online. Poi di fatto e' mutato ed esiste ancora ma non credo che i margini veri li faccia sui giochi fisici
Con le edicole non si perde solo un punto vendita del cartaceo, ma anche uno dei pochi punti di aggregazione e socializzazione "fisici" rimasti. Non credo si tratti di mitizzare alcunché, ma di leggere la sparizione di edicole anche all'interno di una trasformazione del nostro vivere una comunità.