Ditonellapiaga sopra la noia
Il Festival di Lollobrigida e Vittozzi, giornalisti da Deliveroo, le domande per Cairo
Tolti Maria Antonietta e Colombre, Ditonellapiaga e le Bambole di pezza possiamo dire che questo sia il primo Festival di Sanremo che non ci scalda dai tempi dell’ultimo disastrosa edizione condotta da Fazio, nel 2014, che però aveva il pregio della brevità: i codiddetti Campioni erano soltanto 14 e non 30… Troppo di tutto, e del resto siamo arrivati al co-conduttore del co-conduttore. Anche l’ospitata degli atleti, come quella di Francesca Lollobrigida e Lisa Vittozzi, non ha lasciato tracce. Avremmo valorizzato di più il rifiorito Malagò, in prima fila all’Ariston. Bene comunque fa Sinner a defilarsi da queste situazioni para-istituzionali, se lo può permettere. Detto questo, abbiamo da tempo scommesso su Ditonellapiaga a 5.00.
Dopo Glovo, anche Deliveroo è entrata nel mirino della magistratura, ma non ci è ben chiaro quale sia il reato. Se fosse quello di non rispettare, per i compensi ai rider (per noi una medaglia non avere mai ordinato cibo a domicilio), i contratti collettivi, allora il 90% delle aziende italiane dovrebbe passare sotto il controllo giudiziario, a partire da quelle editoriali. L’organizzazione di Sanremo si vanta dei 1.500 giornalisti accreditati, al 95% italiani, ma chi sono? Per chi lavorano, per potersi permettere una settimana a Sanremo a fare le pagelle a Michele Bravi? Quanti vengono pagati più di gratis? Come vivono? Un amico lì in sala stampa ci diceva che stamattina alcuni di loro si azzuffavano per una t-shirt di Eddie Brock regalata dall’ufficio stampa.
Ha destato molta impressione la parte della conferenza stampa di Cairo in cui il presidente del Torino veniva incalzato dalle domande di Marco Bonetto, di Tuttosport. A fare notizia non la crisi del Torino, quanto che un giornalista faccia il suo mestiere invece di iniziare con “Buon primo tempo” o “Vi hanno punito gli episodi”. E anche, per come la vediamo noi, che Cairo pur imbarazzato (del resto sul fatto specifico, quello dell’ipoteca, si è contraddetto) gli abbia risposto senza aggressività. Vorremmo vedere giornalisti e conferenze stampa così con altri club, che per motivi statistici hanno un numero di tifosi lobotomizzati superiore al Torino.
stefano@indiscreto.net


Di musica non capisco assolutamente nulla, e costretto alla visione del Festival dalla presenza di due persone anziane, mi limito due volte su tre a dire 'ma questo/a chi è?'. Sono io in difetto, sia chiaro. Tema rider: usato Glovo una volta durante la prigionia sanitaria, al termine di una serata di lavoro in cui non ero riuscito a mangiare neanche un biscotto ed ero affamato. Hotel zona Stazione Centrale, arrivò dopo 40-50 minuti un tizio in SUV... giuro... Mi vergognavo, e per il resto non solo non ho mai ordinato ma bofonchio - come fanno i vecchi, del resto lo sono - insulti ogni volta che uno dei rider mi sfreccia accanto. Contribuiscono al degrado estetico delle città.
Sul tema dei compensi, anche in campo editoriale, velo pietoso...
Ultima cosa, le domande ad allenatori e presidenti: ho vissuto da vicinissimo una situazione in cui il giornalista era molto aggressivo ma non per dovere professionale... bensì perché era tifosissimo della squadra di cui si occupava quindi le sue erano le domande del tifoso arrabbiato. Riuscì persino a far credere a molti di essere in realtà un cronista senza macchia e senza paura...
A Sanremo con accredito stampa c'è una mia vicina di casa, segnata come giornalista in realtà lavora per una agenzia di marketing e ha un blog (su substack tra l'altro) viene pagata zero per esser li e ovviamente ha dovuto concordare con la sua azienda una combinazione di ferie e lavoro da remoto. albergo, logicamente, a carico suo.
per carità, la soddisfazione del selfie con Max Pezzali sulla barca non gliela toglie nessuno, se va bene a lei, buona camicia a tutti (cit.)