Questa mattina passando da piazza Giovine Italia a Milano ci siamo imbattuti in una coda di lunghezza galattica davanti a un’edicola. Quasi tutti ragazzi dall’aspetto fluido o ragazze, apparentemente in coda per un giornale. Ovviamente c’era il trucco perché quasi nessuno legge più, quell’edicola è chiusa da tempo e in ogni caso il giornale era finto: si trattava infatti di Runway, il simil Vogue di Il diavolo veste Prada, la cui direttrice è Miranda Priestly (cioè Meryl Streep), protagonista del film insieme alla sua assistente Andy (Anne Hathaway). Insomma un’iniziativa di marketing per lanciare il sequel che esce proprio in questi giorni, distribuendo copie di Runway e locandine.
Quelle centinaia di ragazzi in coda due ore prima della distribuzione di Runway, che sarebbe iniziata alla una (presumibilmente con molte più persone ammassate) ci hanno fatto meditare, almeno per qualche attimo, rischiando di sbattere contro dogsitter e country manager. Non siamo mai stati cacciatori di memorabilia, di ricordi, di gadget, tanto meno di autografi: nostro padre ne conservava solo uno, di una giovane Silvana Pampanini, e per motivi rimasti oscuri ci aveva costretto, perché si vergognava, a chiederlo a Gianni Magni, indimenticato componente dei Gufi insieme a Nanni Svampa, Roberto Brivio e Lino Patruno (puntiamo al pubblico delle RSA), seduto vicino a noi al ristorante.
Soltanto una volta, a memoria, abbiamo chiesto un autografo per noi: a Rummenigge, nel 1984, dopo quattro di coda allucinante davanti a un negozio Foto Quelle, gloriosa catena (chi si ricorda della macchine fotografiche Revue? Noi avevamo anche il telescopio) semiscomparsa anche nella natia Germania e quindi figuriamoci da noi. Altre volte, sempre malvolentieri e su richiesta di improbabili bambini, inevitabilmente malati-abbandonati-maltrattati, abbiamo chiesto la firma ai campioni, soprattutto alla Pinetina e a Milanello, fino a quando fuori tempo massimo abbiamo imparato a dire di no alle persone invadenti e ai ladri di tempo. Anche se Ken Goldin ci esalta, pur occupandoci a tempo pieno di cazzate l’ossessione per autografi, pezzi ‘unici’ (di questo Runway c’erano mille copie, qualcuna è già su eBay) e memorabilia è lontanissima da noi: le maglie originali di Jura-Xerox e di Drazen-Sibenka ci sono state regalate da cari amici, le conserviamo per affetto.
Tutto questo per dire che abbiamo capito e profondamente invidiato quegli adolescenti fluidi (all’atto pratico uguali a noi, che non toccavamo palla) con mezza giornata di tempo da investire in una stronzata, tempo in ultima analisi speso non peggio che guardando la Kings (pardon Champions) League del milionesimo PSG-Bayern per turisti. Se il mondo assomiglia a loro non siamo in pericolo.
stefano@indiscreto.net


Penso che l'unico autografo che mi sono fatto fare e che ancora possiedo sia quello di Icardi. Ma non Mauro bensì il più proletario Andrea. Roba da palati fini, e valore inestimabile al mercato nero dei memorabilia anni ottanta.
Anche io una volta chiesi l'autografo a Pelé. Era in stampelle e pensavo mi mandasse a stendere. E invece, con molta fatica e senso dell'equilibrio, mi firmò la sua autobiografia con tanto di dedica. Ne ho un ricordo molto caloroso.