Curiosità su Armani
Nonostante l'overdose di coccodrilli e ricordi personali degli scrocconi, nelle tante biografie del grande stilista c'è qualche domanda senza risposta...
Pochi giornalisti sono più lontani dal giornalismo come quelli che si occupano di moda, forse soltanto gli sportivi che però hanno la giustificazione di rivolgersi a tifosi e non a gente che voglia essere informata. La morte di Giorgio Armani, con i relativi coccodrilli, ha portato molti (noi compresi) a ribadire l’ovvio wikipedistico ma non ha soddisfatto tante curiosità dei lettori e ce ne siamo accorti da domande tutt’altro che banali fatteci da nostri amici in questi giorni.
Come ha fatto Armani a passare da commesso della Rinascente a Giorgio Armani, con pochi passaggi intermedi? Perché Armani, gay o quantomeno bisessuale, era detestato da molti gay militanti? Quali erano le idee politiche di Armani? Perché non è mai stato nemmeno vicino ad essere senatore a vita nonostante fosse l’italiano più conosciuto nel mondo? Elenco parziale, giusto per citare le prime cose che vengono in mente.
Come ha fatto Armani a diventare Giorgio Armani, quindi? I più attenti avranno notato che dal servizio militare, a metà degli anni Cinquanta (18 mesi di ferma, non uno scherzo), alla nascita della sua prima collezione firmata, nel 1975, ci sono buchi enormi. Come se fosse scontato che un commesso della Rinascente diventasse (o diventi) responsabile degli acquisti e poi quasi subito stilista per Nino Cerruti alla Hitman (non proprio alta moda, ma vestiti di qualità sì: quando eravamo bambini la fabbrica era in fondo a via Lorenteggio, a Corsico), senza avere mai disegnato niente (sarebbe poi diventato bravissimo, uno dei pochi stilisti a disegnare sul serio) né fatto scuole specifiche né avere sarti in famiglia tipo Versace né manifestato propensione alla creazione di abiti.
Perché Armani non era amatissimo dai gay militanti, da quelli con visibilità mediatica e politica, mentre la maggioranza silenziosa lo amava? Qui la risposta è semplice: per lui l’omosessuale non doveva essere una macchietta, una caricatura, insomma una checca, ma un uomo che si distingueva dalla maggioranza per i suoi gusti sessuali. Una posizione alla Zeffirelli, se vogliamo. Per questo mai si è fatto trascinare nel teatrino LGBTQ+ eccetera né in quello degli appelli pro o contro qualcosa. Il Gay Pride quanto di più lontano dal suo gusto e dalla sua riservatezza. Nemmeno ha voluto cavalcare malattie tipo l’AIDS per vendere qualche vestito in più, anche se il suo compagno storico, Sergio Galeotti (per noi ex giovani il fondatore dei Seamen), era morto proprio di AIDS nel cuore degli anni Ottanta. A proposito, gli sbianchettatori hanno tolto anche la parola AIDS, come se ancora oggi la malattia fosse una colpa.
Domanda di sostanza e non di gossip: quali erano le idee politiche di Armani? Collegata alla risposta c’è quella sulla mancata nomina a senatore a vita. I tanti mezzi VIP scrocconi dei suoi vestiti e i tanti giornalisti che si facevano le vacanze a spese di Armani, a Pantelleria o altrove, hanno sempre ritenuto le idee politiche di Armani un segreto di Stato, quando chiunque fuori dal giro che abbia avuto accesso a lui sa benissimo che erano idee di destra liberale, come quelle di molti stilisti venuti dal basso, in contrapposizione alla sinistra di quelli borghesi tipo Prada.
Le tante volte in cui si è parlato di lui come senatore a vita uno dei motivi del ‘no’ è stato proprio questo: troppo giovane ai tempi di Cossiga, improponibile per uno come Scalfaro, con Ciampi e Napolitano ha pagato la sua fama, alimentata (in buona fede) anche da Santo Versace, di cripto-sostenitore di Forza Italia, così come con Mattarella che però è stato bloccato anche dalla riforma del 2020 che limita a cinque totali (senza quindi più l’interpretazione di cinque per presidente della Repubblica) i senatori a vita. Mattarella dopo avere nominato Liliana Segre nel 2018 non avrebbe potuto nominare Armani nemmeno volendolo, ed è probabile che comunque non lo volesse. Così Armani ha potuto permettersi di dichiarare la sua simpatia, almeno umana, per la Meloni, facendo inorridire anche buona parte dei suoi servi e dei suoi beneficiati. Diventati in queste ore ‘amici’ inconsolabili, tutti inevitabilmente gli ‘ultimi’ a parlargli prima della malattia.
Non bisogna comunque vedere complotti ovunque, è che in questi casi si cerca sempre di proporre un’immagine non divisiva (addirittura si omette la squadra del cuore, nel suo caso l’Inter, certo non l’Olimpia per cui peraltro ha speso più di 200 milioni) di un grandissimo personaggio, come se si dovesse sceneggiare una fiction per Rai 1. La cosa più concreta di tutte è che un’azienda, anche una grande azienda, senza il suo creatore può continuare ad avere successo, da Apple a Mediaset, ma diventa un’altra cosa. Ricca, magari ancora più ricca, ma morta. E purtroppo Armani è morto.



Il fatto che Mattarella probabilmente non volesse nominarlo senatore è un'ulteriore medaglia per Armani.
Hitman a Corsico me la ricordo pure io. Esiste ancora?
Una curiosità su LDO che a seconda della testata diventa "compagno", "amico", "assistente".
Tra l'altro non mi risulta sia mai stato investito ufficialmente come compagno da Armani.
Di Armani ho sempre apprezzato la riservatezza (questo pezzo dice tutto) e il low profile, almeno in pubblico.