Il dispiacere enorme per come Berrettini è uscito di scena al Roland Garros non è per noi mitigato dalla clamorosa semifinale tutta italiana fra Cobolli e Arnaldi, clamorosa non per Cobolli che ha cambiato status da tempo ed è numero 14 ATP, ma per Arnaldi che al di là della posizione numero 104 fino a un mese fa sembrava un giocatore in caduta libera, nonostante la giovane età. Poi la vittoria al challenger di Cagliari, battendo Juan Manuel Cerundolo, non ancora giustiziere di Sinner, negli ottavi e Hurkacz in finale, le buone sensazioni date a Roma quando ha battuto De Minaur prima di arrendersi al predestinato Jodar in una partita bellissima, e questo boom parigino, in un tabellone azzoppato dall’eliminazione di Sinner ma non solo, incontrando un solo giocatore con una classifica peggiore della sua: Berrettini.
Ma al di là di questo, se Cobolli e Arnaldi fossero spagnoli, un ottimo giocatore non fra i primissimi e uno ai confini delle qualificazioni Slam, mettiamo Davidovich Fokina e Llamas, saremmo qui a parlare di semifinale tristissima, di edizione flop, di regole da cambiare per salvaguardare i campioni, eccetera, quando fino a poche settimane fa tutti erano preoccupati per il divario fra Sinner-Alcaraz e il resto del mondo. Cobolli-Arnaldi dal punto di vista sportivo è la semifinale giusta, perché nel tennis vince sempre chi merita (vale anche per ieri, infortunarsi è purtroppo un demerito) e il tifo può incidere poco sui giudizi. Ma dal punto di vista mediatico è una sciagura, come già i tanti vuoti in tribuna confermano.
Quali sono state dunque le semifinali del Roland Garros più tristi e scacciapubblico, con il senno dell’epoca? Nell’era moderna ci vengono in mente Berasategui-Magnus Larsson 1994, il derby Moya-Mantilla del 1998, Medvedev (ovviamente Andrei) in precoce declino contro Meligeni 1999, Verkerk-Coria 2003 e Puerta-Davydenko 2005, prima che i Big Three e le loro incredibili seconde linee salvassero gli albi d’oro e gli ultimi turni un po’ di tutti. Ma in nessuno di questi casi, andiamo a memoria, c’era in campo un giocatore con la classifica di Arnaldi. Ecco, se Cobolli-Arnaldi ha un merito è proprio quello di spiegare bene come sia la situazione dietro a due fuoriclasse come Sinner e Alcaraz, cioè due che fischiettando, quando stanno bene, battono il numero 3. La curiosità è proprio per cosa si inventerà questa volta Zverev per non vincere uno Slam. A prescindere dal passaporto amiamo da sempre la garra di Cobolli, ma il trionfo del tedesco-russo, Mensik permettendo, ci sembrerebbe un atto di giustizia verso una generazione sfortunata (lui, Tsitsipas, Ruud, Rublev, Kyrgios, mettiamoci anche Medvedev e Thiem che pure uno Slam l’hanno vinto), che ha incrociato gli ultimi anni buoni dei fenomeni.
stefano@indiscreto.net



Condivido il dispiacere per Berrettini (paradossalmente è stato vittima della debacle di Sinner, senza la quale avrebbe tranquillamente perso contro di lui nel turno precedente, evitando l'ennesimo infortunio), ma non sul resto.
Per me uno degli Slam più divertenti da parecchio tempo. Arnaldi passa per un miracolato ma ha giocato alla grande, ho guardato un po' del match con Collignon e si è visto del gran tennis, e comunque era un giocatore in ascesa il cui crollo in classifica era legato a problemi fisici. Cobolli poteva arrivare in semi anche senza assenze eccellenti.
Non la vedo come una brutta semifinale, mi fa piacere ci siano due italiani ma se invece fossero due spagnoli giovani che giocano con cazzimma come loro non sarebbe un problema. Poi se si preferisce l'ennesimo incontro tra Sinner e Medvedev o Shelton, legittimo ma a me sta bene anche così.
Aggiungo che avere un nuovo vincitore Slam e tanta gente nuova che arriva in fondo, seppur in circostanze particolari, potrebbe far bene anche quando quei due torneranno -- magari ci sarà meno timore reverenziale e meno gente che scende in campo contro di loro sentendosi già battuta
Tanto avresti detto lo stesso se fossero andati avanti Sinner ed Alcaraz. Che torneo noioso, sempre e solo questo dualismo, che noia, che barba etc. Invece l’assenza dei due ha dato un po’ di smalto ad un movimento maschile che soffriva per il duopolio dominante