Inter e Milan devono ringraziare il dimissionario Gravina e Gattuso, Dimarco e Pio Esposito, Buffon e Bonucci: è anche grazie a loro che i media sportivi e quelli del pensiero unico immobiliare stanno dedicando poco spazio al filone giudiziario della vendita di San Siro, che promette molto bene dopo le perquisizioni fatte due giorni fa dalla Guardia di Finanza negli uffici del Comune, della società partecipata dai due club e di diversi indagati. Reati ipotizzati: turbativa d’asta (traduzione: avere alterato la procedura di vendita per favorire Inter e Milan) e rivelazione di segreto d’ufficio.
Lasciamo su Indiscreto perdere i reati e gli indagati, fra i quali l’ex vicesindaca e assessore all’urbanistica ai tempi di Pisapia Ada De Cesaris, oggi consulente dell’Inter, l’ex dirigente nerazzurro Antonello (oggi CEO dell’Olympique Marsiglia), il direttore generale del Comune Christian Malangone (traduzione: il braccio destro di Sala) e il consulente del Milan Giuseppe Bonomi. Leggete il Fatto. Non c’era comunque bisogno di un’inchiesta, visto che lo ha ammmesso più volte lo stesso Sala, per capire che fin dall’inizio si è cercato di svendere San Siro a Inter e Milan, da anni inquilini che fanno manutenzione al contrario: cosa chiarissima a tutti tranne a chi per dovere di scuderia ha dovuto pompare bluff come San Donato (adesso riciclata per la virtuale NBA Europe).
E quindi? Il Vietnam giudiziario era prevedibile, pensando alla visibilità del calcio. E così una soluzione logica, cioè vendere a prezzi di favore San Siro ai suoi due principali utilizzatori, è diventata una porcheria immonda, con l’abbattimento per non dare fastidio ai condomini di di lusso in costruzione nell’area ex trotto, l’ennesimo centro commerciale senza senso commerciale, gli uffici per gente lasciata a casa dall’AI, il greenwashing, eccetera. Senza poter spiegare perchè uno stadio ritenuto degno di una finale di Champions (poi tolta proprio per l’incertezza sui lavori) e di una cerimonia di apertura olimpica non possa avere spazi commerciali che generino reddito extra, sempre che prosegua la sostituzione dei tifosi con i turisti lobotomizzati da quarta maglia ufficiale.
Pur da ultras delle cose nuove, quindi anche degli stadi nuovi, e antipatizzanti della burocrazia e dei rompicazzo nimby, abbiamo trovato sempre fastidiosi e sospetti questa ostinazione (i bluff pro sventolatori di bilanci non li consideriamo) su San Siro, come se le aree depresse mancassero a Milano e dintorni, e questo dogma della condivisione. Tutto sarebbe più chiaro se si conoscesse la convenienza non di Inter e Milan o dei loro azionisti, questa diamola pure per legittima, ma quella di singoli personaggi, ci sembra non ancora citati. Stock option all’italo-americana, viene da dire.
stefano@indiscreto.net



@Olivari. Direttore, per quanto Monguzzi fosse all'opposto delle tue idee politiche, con la sua dipartita il fronte "restiamo a San Siro" perde un vecchio combattente, Una tua opinione?
Quel che fa di Milano la capitale mondiale del calcio è, oltre al fatto che la seconda squadra ha vinto 3 Champions League e ha fatto finale due volte negli ultimi 3 anni, dividono lo stesso stadio.
San Siro non è Milan+ Inter , ma Milan x Inter, gli altri non possono capire.