Proprio ieri sera, a Finals appena iniziate, abbiamo terminato la lettura di C’era una volta la NBA, il libro di Sergio Tavčar sul declino tecnico della lega più importante del mondo, per motivi diversi mitizzata in Europa sia dai sessantenni, che in gioventù l’hanno intravista e sognata, sia dagli adolescenti che non guarderebbero mai la pallacanestro di casa loro.
ahahah la favoletta che adesso sono in media piu' forti...ditemi quali vincitrici del passato perderebbero contro i knicks o gli spurs, e possiamo anche includere squadre che non hanno vinto
i pacers di reggie miller, i jazz di stockton e malone, i sonics di payton e kemp, i knicks di houston/johnson/ewing/sprewell
Vista live; ora si fa molto tosto per San Antonio. Penso che 2 su 3 al Madison i Knicks dovrebbero proprio vincerle. Si confermano squadra del destino in missione!!
Anche la mia qualità media di giocatore di promozione sarebbe migliorata se mi avesse consentito di partire palleggiando quando cazzo volevo.
Libro di Tavcar ennesimo capolavoro del Competente Massimo. Una delle fonti da consegnare agli Incompetenti che consideravano i Knicks inferiori (rido).
capisco che la differenza fra favorito e vincitore sia difficile da capire per molti, ma tra un'intervista immaginaria a the new van basten openda e l'altra spero tu sia riuscito a scommettere 30 euro e svoltarti la serata
altrimenti sarebbe abbastanza triste, sei cosi' competente che azzecchi tutti i risultati ma non hai le bolas neanche per vincere una pizza biscottata + peroni in periferia
Capisco che l'Incompetenza annebbia, ma non era un post scritto per te, mi spiace. Non sei miei pensieri. Però sono andato a vedere cosa avevi scritto. E beh sì, rido.
La Competenza nulla ha a che vedere con azzeccare i risultati, che dipendono da millemila variabili. Studia.
Wemba sarà fortissimo, ma dopo aver visto nella stessa azione il lungagnone che stoppa e poi corre tutto scoordinato dalla parte opposta a tirare da 3 mi è venuta una fitta al cuore: stilisticamente una cosa inguardabile, come vedere Thuram dopo aver visto Van Basten.
Avevo letto anche io il libro di Tavcar e seppur capendo il perché delle sue posizioni e preferendo per gusto personale la NBA da metà anni '90/inizio 2000 (ovviamente avendola scoperta in quegli anni) non posso condividere le sue tesi perlomeno in toto.
P.S.: il punto di una pallacanestro italiana totalmente "americanofila" negli anni '70/'80 e che non "calcolava" la vicina Jugoslavia come potenziale ispirazione è uno dei cavalli di battaglia di Alessandro Toso titolare del podcast BOOMERBALL; credo che il tema in questa stagione sia stato sollevato una puntata ogni due.
Uno dei primi ricordi nitidi delle partite NBA in tv in Italia per me è la fantastica serie di semifinale 1981, con i Sixers avanti 3 a 1 e poi rimontati 3 a 4 dai Celtics (la famosa "finale anticipata" usata dai cronisti di calcio per decenni). L'unico guaio era la differita, per cui si sapeva già, volendo, il risultato. Immagino quindi di aver visto le partite della regular season 1980/81, anche se non ricordo quali.
La domanda per i meno giovani come me, o per chi riuscisse a ricostruire, é: che partite erano, o meglio ancora, chi sceglieva in stagione regolare cosa trasmettere ogni settimana? Era un eventuale "ufficio marketing estero" della NBA? O era la televisione italiana che li ritrasmetteva? Quello di cui sono sicuro, a memoria, è che la tv americana, di cui si vedeva il logo, era diversa, i playoff sono abbastanza sicuro fossero CBS, nella stagione regolare si vedevano marchi diversi.
Da vecchie interviste di Peterson e Bassani (all'epoca uomo tuttofare a Mediaset e poi dirigente di livello anche per Eurolega) quello che dicevano era che le partite mandate in onda in Italia potevano anche essere di 2/3 settimane prima. Sulla scelta della partita in sè non saprei dirti se non immaginare di trasmettere le partite più interessanti.
certo, le più interessanti è logico, quindi Sixers Lakers e Celtics, che mi ricordo c'erano spesso. Mi chiedevo se ci fosse invece anche una logica di marketing, supponendo che fosse la NBA a scegliere (le magliette si vendevano già allora anche in Italia, sia t shirt e felpe che canottiere da gioco) e che quindi si dovesse garantire almeno un passaggio all'anno a tutte.
Questo non saprei; altro aneddoto che ricordo da quelle interviste lette è che BAGATTA organizzava visioni di partite NBA affittando dei cinema a MILANO.
Molto interessante, e in effetti nemmeno Tavcar - se non in bassa frequenza, ma solo le finali - poteva vedere la NBA negli anni Settanta e Ottanta. Io ho riguardato varie volte il canestro finale di Brunson l'altro giorno e quei piedi mossi mille volte dopo la prima finta non mi hanno molto convinto...
Sul miglioramento enorme della qualità media dei singoli, secondo me c'è un grande misunderstanding.
Mediamente i giocatori sono molto tecnici in aspetti specifici del gioco: tanti lunghi con un ottimo ball handling o con un ottimo tiro dalla lunga, ad esempio. Skills che una volta erano più rare.
Ma che sono esclusivamente frutto di allenamento individuale. Nel gioco di squadra, sono tutti molto "ignoranti".
Pochissimi sanno leggere le situazioni, non sanno passare la palla con dovizia (i lunghi passatori si possono contare su una mano e sono tutti europei), non capiscono i momenti della partita.
Mediamente forti sì, alcuni fortissimi, ma con scarsa comprensione del gioco: ottimi giocatori "da campetto", da 1 vs. 1.
La Nba pratica una sport che è un mix tra salto in alto con la palla (infrazione di passi proprio abolita) e tiro al piccione da metacampo.
Per me, la rovina è stata Curry che ha sdoganato il tiro da ovunque: come se Adriano si fosse messo a segnare sempre da 40 metri e tutti ad emularlo. Fighissimo il goal dalla distanza, ma se a ogni azione tutti si mettono a tirare appena passata la metacampo sarebbe una merda colossale, anche con 3-4 goal a partita.
qualche anno fa mi capitò di vedere una partita e tiravano tutti da 3, pure il centro di 2.15m
mi ha ricordato quando si voleva fare il tiki taka col centrocampo Obi-Mariga-Muntari, oppure le piccole di oggi in cui il portiere la passa all'avversario durante la costruzione dal basso
Ecco sì, le regole, sono queste che devono limitare eccessi e derive varie, ma ad oggi vanno tutte nella stessa direzione: questa, l’infrazione di passi ormai quasi inesistente, lo smile (e per me pure i 24’’ e la regola dei 14’’). Condivisibili o meno che siano, privilegiano un concetto di spettacolo ben preciso.
ahahah la favoletta che adesso sono in media piu' forti...ditemi quali vincitrici del passato perderebbero contro i knicks o gli spurs, e possiamo anche includere squadre che non hanno vinto
i pacers di reggie miller, i jazz di stockton e malone, i sonics di payton e kemp, i knicks di houston/johnson/ewing/sprewell
Bello l'ultimo quarto di ieri, tanta intensità, tanto equilibrio.
I Knicks hanno rischiato di buttarla via e di resuscitare gli Spurs.
Però è stata una lunga sequenza di uno vs. uno (o tutti).
Di gioco corale se n'è visto pochino.
Vista live; ora si fa molto tosto per San Antonio. Penso che 2 su 3 al Madison i Knicks dovrebbero proprio vincerle. Si confermano squadra del destino in missione!!
Anche la mia qualità media di giocatore di promozione sarebbe migliorata se mi avesse consentito di partire palleggiando quando cazzo volevo.
Libro di Tavcar ennesimo capolavoro del Competente Massimo. Una delle fonti da consegnare agli Incompetenti che consideravano i Knicks inferiori (rido).
capisco che la differenza fra favorito e vincitore sia difficile da capire per molti, ma tra un'intervista immaginaria a the new van basten openda e l'altra spero tu sia riuscito a scommettere 30 euro e svoltarti la serata
altrimenti sarebbe abbastanza triste, sei cosi' competente che azzecchi tutti i risultati ma non hai le bolas neanche per vincere una pizza biscottata + peroni in periferia
Capisco che l'Incompetenza annebbia, ma non era un post scritto per te, mi spiace. Non sei miei pensieri. Però sono andato a vedere cosa avevi scritto. E beh sì, rido.
La Competenza nulla ha a che vedere con azzeccare i risultati, che dipendono da millemila variabili. Studia.
Sembrano dei running back, semplicemente non è basket.
Se diamo a Inzaghi mezzo metro in fuori gioco, diventa meglio di Pelé.
Wemba sarà fortissimo, ma dopo aver visto nella stessa azione il lungagnone che stoppa e poi corre tutto scoordinato dalla parte opposta a tirare da 3 mi è venuta una fitta al cuore: stilisticamente una cosa inguardabile, come vedere Thuram dopo aver visto Van Basten.
Avevo letto anche io il libro di Tavcar e seppur capendo il perché delle sue posizioni e preferendo per gusto personale la NBA da metà anni '90/inizio 2000 (ovviamente avendola scoperta in quegli anni) non posso condividere le sue tesi perlomeno in toto.
P.S.: il punto di una pallacanestro italiana totalmente "americanofila" negli anni '70/'80 e che non "calcolava" la vicina Jugoslavia come potenziale ispirazione è uno dei cavalli di battaglia di Alessandro Toso titolare del podcast BOOMERBALL; credo che il tema in questa stagione sia stato sollevato una puntata ogni due.
Uno dei primi ricordi nitidi delle partite NBA in tv in Italia per me è la fantastica serie di semifinale 1981, con i Sixers avanti 3 a 1 e poi rimontati 3 a 4 dai Celtics (la famosa "finale anticipata" usata dai cronisti di calcio per decenni). L'unico guaio era la differita, per cui si sapeva già, volendo, il risultato. Immagino quindi di aver visto le partite della regular season 1980/81, anche se non ricordo quali.
La domanda per i meno giovani come me, o per chi riuscisse a ricostruire, é: che partite erano, o meglio ancora, chi sceglieva in stagione regolare cosa trasmettere ogni settimana? Era un eventuale "ufficio marketing estero" della NBA? O era la televisione italiana che li ritrasmetteva? Quello di cui sono sicuro, a memoria, è che la tv americana, di cui si vedeva il logo, era diversa, i playoff sono abbastanza sicuro fossero CBS, nella stagione regolare si vedevano marchi diversi.
Da vecchie interviste di Peterson e Bassani (all'epoca uomo tuttofare a Mediaset e poi dirigente di livello anche per Eurolega) quello che dicevano era che le partite mandate in onda in Italia potevano anche essere di 2/3 settimane prima. Sulla scelta della partita in sè non saprei dirti se non immaginare di trasmettere le partite più interessanti.
certo, le più interessanti è logico, quindi Sixers Lakers e Celtics, che mi ricordo c'erano spesso. Mi chiedevo se ci fosse invece anche una logica di marketing, supponendo che fosse la NBA a scegliere (le magliette si vendevano già allora anche in Italia, sia t shirt e felpe che canottiere da gioco) e che quindi si dovesse garantire almeno un passaggio all'anno a tutte.
Questo non saprei; altro aneddoto che ricordo da quelle interviste lette è che BAGATTA organizzava visioni di partite NBA affittando dei cinema a MILANO.
Molto interessante, e in effetti nemmeno Tavcar - se non in bassa frequenza, ma solo le finali - poteva vedere la NBA negli anni Settanta e Ottanta. Io ho riguardato varie volte il canestro finale di Brunson l'altro giorno e quei piedi mossi mille volte dopo la prima finta non mi hanno molto convinto...
io invece ho visto l'altro giorno un video del signore biondo in copertina e devo dire che la girella era una merendina fantastica
Mai mangiata in vita mia…
Ci sta che Tavçar detesti Harden.
Però idolatra la sua versione pallida..
Sul miglioramento enorme della qualità media dei singoli, secondo me c'è un grande misunderstanding.
Mediamente i giocatori sono molto tecnici in aspetti specifici del gioco: tanti lunghi con un ottimo ball handling o con un ottimo tiro dalla lunga, ad esempio. Skills che una volta erano più rare.
Ma che sono esclusivamente frutto di allenamento individuale. Nel gioco di squadra, sono tutti molto "ignoranti".
Pochissimi sanno leggere le situazioni, non sanno passare la palla con dovizia (i lunghi passatori si possono contare su una mano e sono tutti europei), non capiscono i momenti della partita.
Mediamente forti sì, alcuni fortissimi, ma con scarsa comprensione del gioco: ottimi giocatori "da campetto", da 1 vs. 1.
interessantissimo articolo, che però devo rileggere un po' con calma
la prima domanda che faccio è:
nell'NBA degli anni 80/90 avrei fatto le 3 di notte per guardarmi le finals? SI
nell'NBA di oggi mi farei le 3 di notte per guardarmi le finals? NO
tutto qui. è poco, ma è tutto.
La Nba pratica una sport che è un mix tra salto in alto con la palla (infrazione di passi proprio abolita) e tiro al piccione da metacampo.
Per me, la rovina è stata Curry che ha sdoganato il tiro da ovunque: come se Adriano si fosse messo a segnare sempre da 40 metri e tutti ad emularlo. Fighissimo il goal dalla distanza, ma se a ogni azione tutti si mettono a tirare appena passata la metacampo sarebbe una merda colossale, anche con 3-4 goal a partita.
Però in questo caso il gol da 40 metri dovrebbe valere 3...
se il gol vale uno, il tiro da 40 metri dovrebbe valere 1,5 per tenere le stesse proporzioni del basket.
Fallo in area: due rigori ognuno da 0,5
perfetto! :)
la colpa, scusami, ma non è di Curry che da 8 m la metteva con le stesse % di un appoggio a canestro in contropiede...
la colpa è degli emuli più scarsi che hanno trasformato il basket nel tiro al piccione
E' colpa di Curry nel senso che ha aperto gli occhi a tutti, mostrando che #3 * %3 > #2 * %2.
Da lì è partita la sagra del tiro al piccione, che purtroppo è la strategia più redditizia.
qualche anno fa mi capitò di vedere una partita e tiravano tutti da 3, pure il centro di 2.15m
mi ha ricordato quando si voleva fare il tiki taka col centrocampo Obi-Mariga-Muntari, oppure le piccole di oggi in cui il portiere la passa all'avversario durante la costruzione dal basso
Quella che Aldo Giordani chiamava la kukkozia.
Ma non è che tutti gli allenatori sono rincoglioniti.
Con queste regole è più redditizio tirare da 3 con grandi volumi, simple as that.
Quindi secondo me la deriva non è colpa di Curry, né dei suoi emuli, ma è figlia soprattutto delle regole attuali.
Oggi se tiri male da 3 perdi sempre.
Ecco sì, le regole, sono queste che devono limitare eccessi e derive varie, ma ad oggi vanno tutte nella stessa direzione: questa, l’infrazione di passi ormai quasi inesistente, lo smile (e per me pure i 24’’ e la regola dei 14’’). Condivisibili o meno che siano, privilegiano un concetto di spettacolo ben preciso.
Già solo il "passo zero" ha modificato totalmente il gioco.
Nel frattempo diventato passo uno, due e pure tre :-)
beh, se lo schema è "il primo che può tirare da 3 lo faccia, anche se è il più scarso a farlo", sì, è colpa degli allenatori
e ti assicuro che la squadra che vidi io giocava proprio così
Tra le 30 franchigie NBA almeno la metà sono fuffa e squadre che tankano, ovvero giocano a perdere.
Ti assicuro che quasi tutte le squadre sono infarcite di tiratori.
E chi non era tiratore si è dovuto adattare.