Con i Mondiali abbiamo un grosso problema: cerchiamo di guardare in diretta tutte le partite e dal 1978 ci siamo sempre riusciti (nel 1974 qualcuna non venne trasmessa e comunque non saremmo riusciti a imporci), infliggendoci la differita di alcune in contemporanea. A pensarci bene, i Mondiali (o il Mondiale, a seconda di come ci svegliamo) sono l’unica cosa calcistica che riusciamo a guardare in differita senza annoiarci e in definitiva l’unica che davvero ci emozioni. Capiamo che per un quindicenne di oggi funzioni diversamente, ma noi siamo il quindicenne di ieri: sono la nostra vita e quella del resto del pianeta, il calcio c’entra solo in parte anche se è centrale e non puoi guardare Repubblica Ceca -Corea del Sud alle 4 del mattino se l’argomento non ti interessa.
Da questo problema, che con 104 partite adesso è diventato devastante, perché ci sono anche le finali NBA, quelle di Serie A, Wimbledon, eccetera, ne discende uno molto più concreto: il tempo per scrivere è poco, sempre che si voglia scrivere di cose viste e non mediate da altri. Da qui l’uso e l’abuso di luoghi comuni e di articoli presi direttamente da quelli che una volta erano i cosiddetti ‘Libri dei temi’, buoni per tutte le stagioni. Pensate soltanto a quelli sulla tecnologia che non deve dominare l’uomo ma essere da lui controllata: in un percorso scolastico medio è un tema che capita ogni due mesi, con declinazioni diverse (a noi anche alla maturità), oggi con l’AI vediamo che è quasi diventato un’ossessione di insegnanti e studenti. Lo schema è questo, basta cambiare i nomi.
Insomma, scriviamo sempre le stesse cose ma almeno ce ne rendiamo conto. Chissà se vale la stessa cosa per i curatori (che spesso dovrebbero formarsi Claude o Grok) delle 200 ‘Guida completa al Mondiale’, che creano l’effetto Fantozzi davanti alle tribune elettorali… Ci viene quindi più facile l’autodenuncia rispetto alla denuncia, anche se cerchiamo di mantenere una dignità di facciata. Riguardo ai Mondiali gli articoli del libro dei temi sono grosso modo questi.
Il più brutto Mondiale di sempre (valido già dal 1930, quando le rinunce imposero di giocare con 13 squadre). Una volta era tutto meglio, si sa.
Polemiche sui biglietti troppo cari, che tengono lontani i veri tifosi (ma se c’è un pubblico di turisti è proprio quello delle nazionali).
La scomparsa dei veri attaccanti (valido anche nel caso di Haaland che segnasse 4 gol a partita, sarebbe l’eccezione che conferma la regola).
La scomparsa dei veri difensori (elogio dei tempi in cui si potevano spaccare le gambe agli avversari, possibile intervista a ‘uomi veri’ che critichino la costruzione dal basso).
La politica che si impadronisce del calcio (avveniva giù ai tempi dell’harpastum), con Trump basta fare copia e incolla.
Le vittorie della nazionale X che rinforzano l’immagine del regime o la mettono in discussione, vale tutto con l’unica accortezza di scriverlo in giorni diversi.
Pronostici che fanno discutere (una maga, un algoritmo, un allenatore bollito, un polpo, un ex calciatore disinformato, una scimmia, il Tot Professional di Carchidi).
Le donne dei calciatori, evidenziando a seconda del pregiudizio il gruppo delle ex amiche d’infanzia inquartate o quello delle mignotte di fresco ingaggio, due gruppi che trovano una sintesi nella categoria delle influencer in cui il biberon può essere lucroso come il costume scosciato.
Le tendenze tattiche del Mondiale, che ovviamente non esistono visto che il calcio esiste anche negli altri 47 mesi del quadriennio.
L’Africa è il futuro del calcio, scritto con un po’ di condiscendenza bianca di sinistra, ma anche di destra (il mal d’Africa è di destra), e sapendo che è una stronzata visto che le uniche africane decenti sono una Francia B o C.
I giovani da tenere d’occhio, le possibili sorprese segnalate dal vostro esperto, dal vostro Moncada della mutua. Il bravo millantatore, perché non si possono seguire seriamente più di due o tre campionati, va su Tranfermarkt e fra chi ha meno di 22 anni si appunta i nomi di chi ha la valutazione più alta.
Italia, arrivo. Una mezza frase, capita male, di un ecuadoregno che pur di stare in Premier League farebbe anche il magazziniere viene trasformata in un attestato di fiducia per un dirigente maneggione, un allenore bollito, una tifoseria uguale alle altre.
stefano@indiscreto.net



Curioso di vedere in 'sti giorni quelli di Contrasti che s'inventano qualche articolo su razzismo/politica ai Mondiali travisando il più possibile
14) "siamo stati gli unici coglioni che nel 90 non si sono fatti il calendario comodo e abbiamo dovuto giocare la semifinale a napoli con l'argentina"
Cazzata.
Non potendo giocarle tutte a roma,l'alternativa per la semifinale era la calorosa napoli o la fredda torino
In linea teorica il tabellone prevedeva che nell'altra metà finissero le prime dei gironi di Germania,Olanda (che non era testa di serie ma era la più temuta) e Argentina
Nella nostra metà dovevano finire le prime del girone del Belgio (lo vinse la spagna) e il brasile
Nei quarti avremmo trovato una seconda. Quindi la prima grande sulla carta l'avremmo trovata in semifinale(e così avvenne)
In teoria la semifinale annunciata era Italia-Brasile
Se l'argentina fosse arrivata seconda avremmo potuto trovarla nei quarti. A Roma
L'argentina terza e la combinazione del ripescaggio delle migliori terze spedì l'argentina dalla nostra parte.
Quindi la strada era tutta in discesa fino alla semifinale (ed in effetti così è stato),giocando sempre a Roma
Napoli venne scelta come sede della semifinale per l'italia perchè avrebbe consentito di restare in ritiro a Marino anche in quel caso
Tutto apparecchiato quindi ,come nella migliore tradizione per le squadre di casa
Ma l'imponderabile e il Dio supremo del calcio ci misero lo zampino