Amici di razze diverse
Osservazioni sociologiche da bar, anzi da ristorante, della periferia Ovest di Milano....
Nella inclusiva Italia, nell’inclusivissima Milano, abbiamo veri amici di razze diverse? Dove per razze intendiamo culture, ambienti, immaginario, non colore della pelle. Anche perché lo spunto per questa riflessione ce lo ha dato una situazione in cui i colori della pelle erano più o meno uguali, diversamente da quelli degli azzurri dell’Under 20 di pallacanestro (tutti italianissimi, fra l’altro)… Quanto al concetto di amici, intendiamo persone con le quali come minimo andremmo a mangiare una pizza o,. come nel nostro caso, cozze alla marinara come da tradizione inaugurata all’inizio degli anni Novanta in un posto estremo di Figino, di cui in un prossimo post racconteremo la magia.
Metà luglio, qualche giorno fa, ristorante-pizzeria Blumarina di via Capecelatro, a poche centinaia di metri da San Siro e per questo posto da tifosi pre o post partita. Uno di quei locali di periferia dignitosi e del tutto anonimi (sull’insegna non si legge nemmeno il nome) che amiamo, con la classica pizza bassa alla egiziana con cui siamo cresciuti e che quasi abbiamo dimenticato, stritolati dai napoletani sedicenti gourmet di centro e semicentro con i pizzaioli che dalla sera alla mattina sono diventati ‘maestri pizzaioli’.
L’occasione è la solita, la cena di fine stagione del calcetto del giovedì, 18 presenti fra titolari e riserve a rotazione, unici assenti i vari figli giocanti perché giustamente si rompono il cazzo ad ascoltare le battute di grana grossa da vecchi, più l’amico Andrea che era a un torneo per mongolfiere (e già questo dice molto del declino dell’Occidente, altro che Spengler) in Turchia. Per farla breve: eravamo quasi tutti oltre i 50 anni, tutti milanesi di lunga data o acquisiti, quasi tutti di estrazione medio o piccolo borghese, quasi tutti residenti a Milano città in zone diverse anche se quasi tutti abbiamo vissuto gli anni migliori nella periferia Ovest della nostra città (noi in via Capecelatro abbiamo sostenuto l’esame di scuola guida, nel 1985), diversi di noi addirittura ex compagni di scuola.
A fianco una tavolata di peruviani di varie età, circa trenta fra i quali una decina di bambini, che festeggiavano il compleanno di uno dei piccoli. Nella sala a fianco qualche lupo solitario e un tavolo con sei maghrebini sui trent’anni, ai quali nel corso della serata se ne sono aggiunti altri, che insieme commentavano le immagini sul megaschermo (fisso su Sky Sport 24). Alla fine mirto per tutti.
Avrete già intuito il punto d’arrivo. Tutti stavamo frequentando nostri simili: in gruppi abbastanza numerosi nemmeno per sbaglio si è inserito un cinese nel nostro calcetto, un compagno di scuola senegalese dei bambini peruviani, un tifoso italiano della stessa squadra dei maghrebini. Ognuno con chi più o meno gli assomiglia, senza per questo disprezzare o disturbare gli altri.



Direttore, se si libera un posto da portiere, mi candido
Io per anni ho giocato a calcetto con i Rumeni ( i baristi del Rolling Stone ) e la "pizza" dopo non era ne egiziana ne napoletana, scene incredibili ovviamente con simil pestaggi in campo, veneziani ex giovanili della Steaua, qualche Bulgaro, li sento ancora ogni tanto.
Come amico vero, con cui vado a pranzo quando posso e che sicuramente e un amico, il cinese del bar di fianco all'Atomic.
Tante serate fatte anche di recente col gruppo erasmus del Pacino, sempre divertenti.
Certo, non avere figli aumenta considerevolmente il numero di persone che puoi frequentare.