Zootropolis 2 il più woke
Il film della Disney è un grande successo commerciale ma anche di indottrinamento...
È più woke Zootropolis 2 o Zootropolis 1? Mentre con nostro figlio eravamo al cinema, il pregevole Anteo di Citylife, a vedere il 2, che comunque la si veda è uno straordinario successo mondiale, ci siamo fatti la domanda e anche dati la risposta. È più woke il 2, anche se asterischiamo il fatto di averlo visto una sola volta mentre l’1 lo conosciamo, forzatamente, quasi a memoria. Il film del 2016 era una critica ai pregiudizi razziali e sociali, con la metafora di predatori e prede e l’evidenziazione della stupidità di tanti stereotipi. Però tutto sommato era un classico film Disney buonista, calato in tempi moderni.
Zootropolis 2, invece, è politicamente più impegnato, con tre temi che ci sono sembrati chiari: gentrificazione, colonialismo, esclusione sociale. Discorsi, come si nota, enormi, che non si possono liquidare con qualche slogan di destra o di sinistra. Ed infatti le opinioni sul film sono tutto sommato trasversali… Certo la coppia protagonista, Judy e Nick, ha perso un po’ di conflittualità e quindi di sprint, e tutta la trama (non stiamo a raccontarla, una qualsiasi AI può farlo) è più lenta, pallosa e schiava del messaggio, anzi dei messaggi politici che portano inevitabilmente a dare al film un giudizio politico, se visto da adulti.
I serpenti rappresentano i popoli indigeni messi ai margini, vittime di un sistema dominato da mammiferi potenti, simboleggiati dalle linci della famiglia Lynxley. Le linci, che chiunque può associare a un mondo occidentale, europeo o americano bianco, incarnano i colonizzatori che usano menzogne, violenza e manipolazione per espandere il loro territorio, giustificando l’esclusione di altri come “pericolosi” o “inferiori”. Un’allegoria chiave è la pulizia etnica dei rettili: un secolo prima, dopo un presunto attacco di un serpente i rettili vengono demonizzati come violenti e banditi da Zootropolis, con la loro segregazione in zone isolate come il Marsh Market, un’area paludosa auto-gestita, popolata da gente fuori dal sistema.
Il film collega questo a un complotto familiare: Ebenezer Lynxley, fondatore della città, che ruba l’invenzione del “muro climatico” (che permette la coesistenza di biomi diversi) alla bisnonna serpente Agnes De’Snake, che lo aveva ideato per un’accoglienza universale, per poi cancellarne la memoria e arricchirsi, perpetuando una ricchezza generazionale basata sul furto. In parole povere, l’ennesima opera che spiega ai bambini occidentali che i colpevoli di tutto sono i lorto avi e che quindi, in un certo senso, è giusto che loro siano sottomessi ai discendenti degli sfruttati di ieri. Meno male che i bambini non lo possono capire, anche se qualcosa rimane sempre dentro.
stefano@indiscreto.net



Ultimamente mio telecomando è di fatto espropriato dalle figlie adolescenti, e quindi in questi giorni di vacanza, c'è un solo argomento di discussione: Stranger Things.
Guardo con loro l'ultima puntata, siamo al momento clou, uno dei ragazzi dice "abbiamo 5 minuti, dobbiamo muoverci per salvare il mondo" .
E cosa succede in quel momento? tutti corrono? tutti si danno da fare? assolutamente no, uno del gruppo convoca tutti in cerchio, tipo anonima alcolisti, per fare outing, per dire che non gli piacciono le ragazze e che è innamorato di uno di loro.
Netflix, vai a cagare, hai abbondantemente rotto con il woke, il politicamente corretto e simili.
Tutto questo mi porta a rivalutare il canale 59 del digitale terrestre: vecchie macchine da restaurare, olio motore che cola, manutenzione di veicoli pesanti, saldature sparse e polvere, tanta polvere
Che nervoso, faro' ancora piu' attenzione. Avevo portato mio figlio due anni fa a vedere Migration che e' quello delle anatre e non mi sembrava tanto woke, invece ci stanno ricascando. Comunque l'industria del cinema di Hollywood se la sta passando malissimo, considerato che e' una roccaforte woke non mi dispiace nemmeno un po'.