Vivere alla Buticchi
In 'Casa di mare' il figlio dell'imprenditore e presidente del Milan racconta la storia incredibile ma vera di un uomo-simbolo dell'Italia del Dopoguerra...
La vita di Albino Buticchi è stata incredibile ma vera. E meritava una biografia come Casa di mare - Una storia italiana perché al di là delle vicende personali estreme racconta la vitalità dell’Italia dal dopoguerra fino agli anni Ottanta in maniera critica, senza quello sterile culto del passato che serve solo come fuga dal presente. Abbiamo letto questo libro del 2016, edito da Longanesi, soltanto pochi giorni fa e fino a pochi giorni fa onestamente conoscevamo bene Buticchi soltanto come il presidente del Milan che voleva cedere Rivera e come grande giocatore d’azzardo.
Buticchi è però stato anche molto altro: figlio di una famiglia spezzina poverissima, orfano di madre, studente fino alla seconda elementare, operaio, giocatore d’azzardo già da bambino, contrabbandiere, partigiano, arruolato nella Legione Straniera e poi disertore appena conosciuta la destinazione in Indocina, commerciante di prodotti petroliferi, pilota di automobilistico di ottimo livello fra la Mille Miglia e tutto il resto (fino al confine della Formula 1), affarista geniale in più campi, truffatore (pensando a come si arricchì con il gasolio a uso agricolo) e truffato, personaggio fisso della cronaca rosa fino a tutti gli anni Settanta, ovviamente presidente del Milan dopo esserlo stato dello Spezia molti anni prima.
Il figlio Marco lo racconta senza fargli sconti, e la biografia spiega bene questa mancanza di santificazione (pur rimanendo enorme l’ammirazione), e senza bisogno della fantasia che mette nei romanzi che lo hanno reso uno dei pochi scrittori italiani del presente che abbia successo all’estero. Lo fa con il tono giusto, con un misto di gratitudine e distacco, sia per i giorni di gloria sia per quelli del declino e del crollo, in gran parte causato dalle perdite al gioco, pur senza dimenticare alcune fregature colossali, come la garanzia data a un debito aziendale del suo amico Pianelli, proprio il presidente del Torino con cui, secondo i giornali, intendeva fare lo scambio Rivera-Claudio Sala.
In realtà soltanto una battuta che però scatenò una guerra fra lui e Rivera, in cui paradossalmente il vincitore (cioè Rivera) ebbe più danni del vinto, che se ne andò recuperando tutti i soldi spesi nel Milan. In Casa di mare in realtà non si parla tanto di calcio, ma i pochi episodi raccontati sono pesantissimi. Su tutti il mancato rinvio di Verona-Milan, proprio la partita della fatal Verona, prevista quattro giorni dopo la finale di Coppa delle Coppe di Salonicco contro il Leeds, vinta dal Milan con una di quelle battaglie che esaltano i cultori del calcio all’italiana.
In sintesi: il Milan avrebbe potuto chiedere senza problemi il rinvio, sia per regolamento sia per i rapporti strettissimi fra Buticchi e Artemio Franchi, ma per motivi mai chiariti (e nemmeno Buticchi figlio ha mai capito quali fossero) Rocco disse al suo presidente che la squadra non aveva bisogno di riposo in più. Insomma, la versione dei Buticchi è esattamente opposta a quella che pensavamo essere la realtà, cioè Rocco che chiedeva il rinvio e la Lega, ai tempi assolutamente vassalla della FIGC, che lo rifiutò. Va detto che all’epoca Marco Buticchi era un sedicenne che non viveva con il padre, mandato fra l’altro all’estero per paura (fondata) di un sequestro, non è che fosse dentro la politica sportiva. A Rocco superficiale non crediamo, ma questa versione va comunque registrata.
In ogni caso Albino Buticchi fu un buon presidente del Milan, in una Serie A autarchica in cui battere la Juventus era difficilissimo sotto ogni profilo. Interessante anche il suo rapporto con Pianelli, al di là del disastro finanziario, visto che con il presidente del Torino, a tutt’oggi l’ultimo Torino campione d’Italia, condivideva scorribande nei casinò di mezzo mondo e anche una vita vissuta al limite: un’amicizia davvero improbabile visto che l’immagine di Pianelli era quella del grigio e imbranato ragioniere, mentre Buticchi era un uomo di mondo. Le cose non stavano proprio così, ma a noi devoti di Boldi-De Sica non importa.
Non stiamo a raccontare un libro che merita davvero la lettura e da cui Netflix potrebbe trarre una serie di almeno 100 episodi (certo infilare il politicamente corretto nella vita di Buticchi è un’impresa), un libro la cui parte più dura è la fine, i vent’anni che Buticchi passò da cieco dopo il tentativo di suicidio del 1983, l’episodio da cui parte il racconto del figlio. Nemmeno l’handicap fisico e le perdite colossali del passato cambiarono il suo rapporto con il gioco d’azzardo: da megamiliardario che al casinò, in particolare a Monte Carlo, aveva lasciato quasi tutto diventò un ex miliardario che aveva perso più di tutto, riducendosi ad essere circondato da truffatori e approfittatori vari, vivendo in una parte della villa che aveva venduto. Un viale del tramonto a suo modo grandioso, per un uomo che aveva vissuto.
stefano@indiscreto.net




appena comprato
Emilio Fede mi giurava che Silvio faceva beneficenza a due persone del giro dei casinò, Albino Buticchi e Ljuba Rizzoli... ad un amico comune il figlio di Buticchi ha smentito la circostanza... Chissà.. Corro a comprare il libro