Vita a Venezia
di Oscar Eleni - La settimana di Tessitori, Spahija, Edwards, Jakovljevic, Brugnaro, Pajola, Poeta, Petrucci, Mannion, Niang e Gherardini...
Oscar Eleni alla ricerca di un posto libero nell’isola dei maiali, una prigione senza sbarre che trovi dovunque, senza il bisogno di andare a cercare frale 3000 isole delle Bahamas Basta adeguarsi al sistema, dire sì buana, fingendo di aver capito e di essere pronto a nascondersi se davvero a comandare saranno glu UFO di Spielberg. Comincia con questi cattivi pensieri la settimana che ci porterà al Mondiale di calcio senza l’Italietta che ancora finge di aver capito il motivo per cui da tre edizioni restiamo fuori dalla festa, in questo caso al Barnum organizzato da chi vende calcio al miglior offerente.
Pazienza se ne farà un circo a tre piste fino alla finale a New York, ammesso che in città resti qualcosa se i tifosi dei Knicks, sognanti un titolo NBA che manca dal 1973, era Bill Bradley, senatore scarpetta rossa, faranno peggio, nei “festeggiamenti”, demolendo la città, di quelli del Paris Saint Germain dopo il successo nella Champions. Sarà una finale con nani e ballerine, una sosta non regolamentare di mezz’ora fra un tempo e l’altro, un Mondiale con troppe squadre, un calcio a quasi tutto quello che è sport per lasciare il palcoscenico alla pubblicità, per guadagnare il massimo come piace anche a giocatori pagati il massimo.
Da noi, come si è visto, guerra sotterranea cercando di capire se Malagò come presidente per la rivoluzione è davvero eleggibile o digeribile dalla stessa politica che, siamo sicuri, vorrebbe anche scegliersi l’allenatore, per nulla spaventata dall’anatema del BALDINI che non ha risparmiato critiche, parlando di lestofanti (ohibò) al potere, mentre cercava di educare una nuova generazione capace di non sbrodolarsi nelle sfide in Lussemburgo e Grecia, nel fine settimana dove le pallavoliste del nuovo Brasile hanno interrotto la serie di vittorie del Velasco che cerca nuovi talenti in attesa che le sue campionesse olimpiche tornino al lavoro come già sta facendo la ANTROPOVA Succede di cadere, ogni, tanto, come direbbe il fenomeno del salto con l’asta DUPLANTIS che ha perso una gara dopo tre anni proprio nella Svezia che lo ha adottato.
Aspettando la finale inedita del basket, dopo aver festeggiato JACOBS che è tornato a correre i 100 in meno di 10”, pazienza se è arrivato lontano da LYLES, teniamoci uno spicchio di felicità per Kimi ANTONELLI, nella speranza che non finisca dentro la pentola del finto amore italiano per campioni che sono andati altrove a cercare ”virtute e conoscenza”; orgogliosi del COBOLLI che a Parigi ha reso difficile la scalata al primo slam tennistico per ZVEREV, non tanto contenti per il farfugliare penoso dei soliti signori della guerra col pollice unto pronto a scatenare l’inferno.
Esaurito il viaggio nelle isole che sembrano più felici del nostro basket eccoci davanti al palazzo di Assago dove si inizierà la sfida scudetto fra l’ARMANI, uscita indenne dalla tempesta tecnica, dai confronti con una bella REGGIO EMILIA e una BRESCIA che ha resistito fino a quando ha potuto, perché, se hai la panchina corta e poi ti si fa male uno dei tuoi leoni, non hai più energie per batterti ad esempio contro una Milano che anche all’ottantesima partita in stagione sembra resistere, mascherando le sue molte debolezze.
Basket non tanto sorpreso dalla caduta della VIRTUS OLIDATA in rosso da tempo. La perdita di uomini chiave, il divorzio dall’allenatore che non poteva farsi amare dagli stessi che poi hanno reso infernale il viaggio nel basket melmoso di oggi del JAKOVLJEVIC che, pur conoscendo i soggetti, ha accettato lo stesso di riportare a galla il sottomarino di ZANETTI. Doloroso addio ai campioni in carica dopo 5 finali consecutive, tre perse e due scudetti, doloroso anche di più pensando che alla fine se la sono presa anche con PAJOLA, rinnegando, tropo tardi, EDWARDS, un faccio tutto io che esalta la gente di bocca buona, come tanti tiratori nella storia, ma, alla fine, resta solo al centro dell’arena palleggiando la sua incontinenza tecnica in un gioco che dovrebbe essere di squadra.
ARMANI che si è goduta il viaggio, ma adesso dovrà fare attenzione a questa REYER in una finale inedita fra Milano e Venezia nell’era dei playoff. Sono dei santi peccatori questi veneziani, lo hanno fatto capire e vedere, purtroppo, nella coppa europea che hanno frequentato, ma anche in campionato dove si sono guadagnati il quarto posto in classifica regalando spesso partite che sembravano vinte. Nella semifinale con Bologna è avvenuto il contrario. Si sono presi, soprattutto nell’ultima, la sfida che sembrava compromessa dopo i primi tre tempi. Se non sono son matti, dicono in Veneto, non li vogliamo. Brava la società a resistere, facendo muro per tenersi anche SPAHIJA uno che sa sorridere anche nella tempesta.
Dicono anche che sarà l’ultima finale al FORUM se in casa ARMANI arriveranno gli americani che sognano pure una nuova Arena, di sicuro sarà l’ultima al TALIERCIO mestrino visto che BRUGNARO, ex sindaco, forse, riuscirà davvero a vedere nascere un nuovo palazzo da 10 mila posti, anche se ogni settimana si legge di indagini sul doge del basket, un padrone che fra uomini, donne, giovanili, qualcosa ha portato a casa nell’anno benedetto per VENEZIA tornata anche in serie A nel calcio con STROPPA.
Non perdiamoci in discorsi da bar, previsioni che giocatori dispettosi manderebbero a ramengo. Lasciamo fare a loro, augurandosi che almeno le finali diventino notizia nei telegiornali, nella speranza che a deciderla siano buoni giocatori, augurando agli arbitri di non sentire voci nella notte e di non leggere troppo. Facciano bene il loro lavoro, trattando i protagonisti non da bambini viziati, ma da campioni nello sport che li sta arricchendo. Detto questo, lasciati a mollo i soliti maiali, eccoci alle pagelle:
10 A Neven SPAHIJA non tanto per aver presentato con TESSITORI, COLE e PARKS un bel trio delle meraviglie, ma per il commento a semifinale vinta quando gli hanno chiesto del quintetto piccolo nella fase decisiva della gara: “ Ogni tanto anche gli allenatori fanno mosse giuste…”
9 A Peppe POETA che da apprendista stregone è già alla seconda finale scudetto al secondo anno come allenatore. Bravissimo a Brescia, abbastanza bravo nella MILANO alla 23esima festa per il titolo, una festa che in città hanno vissuto tante volte anche se il 32° scudetto sembra fare tanta gola ad una proprietà che non sembra più felice come ai tempi di re Giorgio. Teniamoci il suo sorriso, curiosi di vedere se il suo quintetto base sarà quello delle semifinali.
8 Ad OBRADOVIC e BANCHI per la lezione magistrale tenuta a Roma dove ormai si fa tutto, anche troppo, magari con dei vuoti in tribuna come nelle finali degli under 19 vinte da TORTONA. Come ai tempi in cui per CARNESECCA eravamo più di 400 speriamo che la cosa si ripeta in altre città, favorendo giovani tecnici che, magari, non hanno presidenti capaci di pensare che tutto nasce dal sapere e dal lavoro in palestra.
7 A TORTONA che ha vinto il titolo con la under 19 maschile e la Coppa Italia con le ragazze delle giovanili. Da tempo la semina funzione e la stagione con FIORETTI dice che il futuro potrebbe essere proprio in casa GAVIO.
6 AI RAGAZZINI che su un campetto napoletano giocavano a basket anche se non c’erano i canestri. Come hanno detto BARGNANI e MALAGÒ giusto commuoversi, ma anche fare qualcosa per metterceli i canestri o le porte.
5 A PAJOLA se dovesse pentirsi di aver salutato alla fine un vecchio amico fortitudino come il CANDI della Reyer, protagonista nell’espulsione di HACKETT con una testata carezza, perché gli insulti di una parte di quelli che non saranno più suoi tifosi spiegano meglio di ogni altra cosa come funziona il sistema dove l’odio prevale sulla passione.
4 Alla CONFUSIONE, dopo la resa di CREMONA, che si è creata in città come BRESCIA, BOLOGNA o TORINO, magari pure a MILANO, pensando al futuro delle loro squadre di basket. Speriamo di svegliarci dall’incubo e speriamo che i 5 milioni di dollari che la Roma di NELSON-KAUKENAS- DONCIC offrirebbe al MANNION, casualmente impegnato da Milano nella finale scudetto, anche se impiegato poco da POETA, non siano una distrazione come quella che sembra aver rovinato le partite di molti altri nei playoff: partenti con la testa altrove. Tutto regolare?
3 Alla VIRTUS BOLOGNA senza tituli nella anno in cui la grande rivale Milano punta al triplete. Un dolore per tanti e non soltanto i tifosi bianconeri. La verità è che nei giorni della sfortuna è mancata la vera società. Colpa grave e i giocatori hanno il radar per capire quando tutto non funziona.
2 A NIANG e DIOUF, protagonisti di belle semifinali come il TESSITORI della REYER, se dovessero rispondere a chiamate diverse di quelle della Nazionale italiana. Il timore che i mercanti nel tempio possano sempre vincere, purtroppo , è molto grande.
1 A Gianni PETRUCCI se non chiederà di avere la parola prima di questa finale scudetto che vede il nostro basket in uno stato confusionale. Serve sapere che chi dirige non tollererà il mercato delle vacche e questo vale per le società e i giocatori con troppi ragazzi che già volano verso gli Stati Uniti.
0 A GHERARDINI, eccellente presidente della LEGA, se non troverà il modo per convincere giornali e televisioni a far sapere che il basket vive anche quando un play off ferma la corsa, magari dei campioni in carica. Lavoro durissimo, ma lui cerchi alleanze come è sempre stato capace di fare da grande dirigente nelle società.
Oscar Eleni

