I funerali delle persone normali sono spesso l’occasione per notare chi c’è e chi non c’è, figuriamoci quindi quelli di uno come Franco Baresi. Nonostante la famiglia avesse impedito l’accesso delle telecamere all’interno di Sant’Ambrogio il percorso dalla strada alla chiesa si è trasformato comunque in una sorta di red carpet del calcio italiano, con molte persone davvero addolorate, altre lì per rappresentanza e altre ancora lì per pubbliche relazioni pure.
Con le assenze che si sono notate più delle presenze: da Malagò a Maignan, passando per Ibrahimovic, Mancini, Sacchi, Gullit, Rijkaard, Ancelotti e altri. Personalmente ci ha colpito l’assenza di un qualunque rappresentante dei Berlusconi, tolto Confalonieri che per Baresi aveva una predilezione (tentò di fargli avere un ruolo operativo nel Milan di fine anni Novanta, prima della strana avventura al Fulham). Nessuno dei cinque figli del GOAT, addirittura nemmeno Galliani. Avranno avuto voglia di chiudere un’epoca, come dimostra anche la pazzesca vicenda della quadreria, rimane il fatto che quello fosse Franco Baresi.
Tutta questa premessa per dire che a noi i funerali piacciono molto. Visto che la persona è comunque morta, troviamo bello che in tanti le dedichino mezza giornata ritrovandosi con tanti viventi con i quali ci si vede poco nonostante un affetto che nasce da lontano. Togliamo ovviamente da questo discorso le PR, chi va perché ci deve andare o per ottenere qualche favore dai parenti del morto. Per motivi di età siamo ormai specialisti nei funerali dei genitori degli amici, quando non ci andiamo è perché davvero è impossibile. Qualche volta a morire è stato direttamente l’amico, a maggior ragione cerchiamo di non mancare anche se non ci può sentire e vedere, e crediamo che non lo potrà fare mai più. Raramente, tolto il lavoro, siamo andati a funerali VIP.
In definitiva pensiamo che ai funerali le persone siano nella media più ‘vere’ che ai matrimoni e ad altri eventi in teoria positivi, comunque da festeggiare. Il saluto a un amico morto, o a persone morte amate da un amico tuttora vivente, o a persone anonime che ci hanno dato qualcosa magari senza saperlo, o a persone famose che hanno migliorato la nostra vita in maniera preterintenzionale, sia tempo ben speso. Ma capiamo benissimo chi non ci va, se anche l’ultimo saluto deve essere un obbligo sociale meglio starsene a casa.
stefano@indiscreto.net



L'unico motivo per non dare l'ultimo saluto a una persona che in qualche maniera è stata importante per la tua vita non dovrebbe essere il lavoro, a meno di situazioni estreme (sei all'estero o la tua assenza farà perdere denaro all'azienda ove lavori). Che i funerali siano ormai diventati l'unico modo di rivedere cugini che magari abitano appena a 50 km da te è un dato di fatto, invero abbastanza triste, ma questo è. Resta comunque uno dei pochi riti tradizionalmente religiosi, salvo rare eccezioni, sopravvissuto alla cultura woke. Per ora.
Ho visto uno stralcio della partita spettacolo di addio celebrata nell'autunno del 97, ricordo che era una pausa della nazionale che si giocava il pass contro la Russia per France98.
Non si piagnucolava per lo spareggio a Mokba. Esordio di Buffon nella neve se non erro.
Si era ritirato 30 anni fa! Non dico che mi sembra ieri ma quasi, cazzo. :D