Una vita con la Dorio
Poco fa davanti al televisore stavamo riflettendo sulla demenzialità degli Europei di atletica e nuoto in contemporanea, senza nemmeno la giustificazione usata qualche anno fa (il progetto di mini-Olimpiadi europee), quando siamo stati folgorati in diretta dalla prova di Eloisa Coiro nelle batterie degli 800, dietro una delle nostre atlete più amate, Keely Hodgkinson: 1’57”56, un decimo sotto il tempo fatto da Gabriella Dorio a Pisa il 5 luglio 1980, quindi quarantasei anni fa, poco prima dei Giochi di Mosca in cui la vicentina sarebbe stata ottava in una finale clamorosa, con le sovietiche disumane nel secondo giro: il tempo della Olizarenko è tuttora il secondo di sempre, dietro al record mondiale della Kratochvilova. In quell’Olimpiade meglio la Dorio andò nei suoi 1500, quarta nella gara della Kazankina, quattro anni prima della gara della vita a Los Angeles.
Più del tempo, comunque da finale olimpica o mondiale, sono significativi i 46 anni passati dal record della Dorio, con in mezzo almeno due, facciamo tre, decenni di doping tollerato per quasi tutti o magari non doping per le regole di allora, prima della svolta del passaporto biologico. L’EPO, per dire, è stata usata in tanti sport fin da metà anni Ottanta ma il primo test urinario diretto per trovarla è del 2000. Quasi lo stesso discorso per l’ormone della crescita, arrivato abbastanza impunito fino ad ad Atene 2004. E il THG, lo steroide sintetico al centro dello scandalo BALCO (quindi 2003): creato apposta per non comparire nei pannelli standard, è stato scoperto solo perché qualcuno ha fatto la soffiata, non perché un test lo abbia individuato. Fermiamoci qui con gli esempi.
In sintesi: certi record hanno resistito a un lunghissimo periodo di doping scientificamente avanzato e non rilevato, posto che oggi sia rilevato davvero (nella maggior parte dei paesi i controlli a sorpresa sono in concreto impossibili), quindi rimangono anche da battuti record clamorosi. Poi si asteriscano gli stranieri e si esalta la pulizia dei nostri, con la variante di demonizzare il passato ed esaltare il presente in stile Indurain-Pogacar. Non mettiamo la mano sul fuoco per nessuno, nemmeno per una campionessa mai sfiorata dal doping come la Dorio, che anzi spesso doveva lottare con semi-uomini dell’Est Europa, simili a certe africane di oggi. Ma l’idea di cancellare i record troppo vecchi, con il retropensiero di ravvivare la Diamond League con le sue lucine e tutto il resto, o le mille manifestazioni di oggi, ha una logica inconsistente. Brava la Coiro, fenomeno la Dorio.
stefano@indiscreto.net


Però non hai risposto al mio quesito posto nel muro calcio.
Come hanno fatto certi record a resistere così tanto (ieri parlavamo dei tempi di Mennea), a maggior ragione con il doping che non si è fermato?
Siamo arrivati ai limiti umani?