The Lost Dream Team
Il ricattatorio e bellissimo documentario sulla Jugoslavia per l'ultima volta unita all'Europeo 1991...
Per noi è stato facile guardare due volte The Lost Dream Team, il documentario di Jure Pavlović che sta girando a manetta su Sky Sport, da tanto che amiamo l’argomento. Abbiamo anche apprezzato molto la presentazione con Pessina e Djordjevic. Argomento ricattatorio in molti sensi: la pallacanestro secondo noi migliore, i campioni più amati (anche se a Roma Petrovic non c’era), il mondo post Seconda Guerra Mondiale in dissoluzione, ultimi ma non ultimi noi che eravamo coetanei dei giocatori.
Il tema è stato mille volte trattato, ma Pavlovic, croato, riesce a essere originale perché non si limita all’esaltazione di quella seconda generazione d’oro jugoslava con il suo percorso come nazionale unica interrotto sul più bello, a un anno dalla partita delle partite con il Dream Team americano, ma si concentra sull’assurdità dei suoi ultimi giorni, con la Slovenia e la Croazia che si staccano dalla Jugoslavia proprio durante il gardiniano Europeo di Roma, stravinto dalla squadra di Ivkovic in finale sull’ottima Italia di Sandro Gamba, che avrebbe avuto Nando Gentile nel quintetto ideale del torneo, insieme all’MVP assoluto Kukoc, Divac, Galis e Antonio Martin.
Le interviste recenti a Divac, Kukoc, Radja, Djordjevic, Danilovic, Zdovc e Ivkovic vanno oltre le partite e puntano in un’unica direzione, quella del cameratismo sportivo che supera divisioni etniche e culturali. Per questo il documentario, montato con la giusta sintesi, è commovente anche se propone una tesi semplicistica, come se avesse senso una nazionale sportiva senza una nazione. Quando al PalaEur alzano la bandiera jugoslava e ascoltano l’inno Hej, Slaveni la Jugoslavia socialista ha già cessato di esistere (Slovenia e la Croazia avevano dichiarato l’indipendenza il 25 giugno 1991) e Zdovc se ne era già andato, mentre i croati erano rimasti.
Rimane il fascino del sogno perduto, che peraltro c’è anche in altre produzioni come Once Brothers (lì il focus era sul rapporto Divac-Petrovic), ma che in The Lost Dream Team ha un respiro più corale. Insomma, un’opera imperdibile per noi cultori della Jugonostalgia alla Tavcar o alla Tanjevic, parente alla lontanissima della più intellettuale e ideologica Ostalgie da Germania Est, con un asterisco evidente: quei paesi ci piacevano perché ci sembravano meno cialtroni del nostro (non era assolutamente vero, come le loro economie dimostravano) e soprattutto perché non ci vivevamo. Però tolta ogni sovrastruttura quella pallacanestro rimane inarrivabile come sintesi perfetta fra il gioco di squadra formativo delle sue origini e l’individualismo da pochi anni sdoganato come valore positivo.
Detto questo, non siamo alle rose gozzaniane (il Bignami è servito almeno per le citazioni) non colte, perchè quel gruppo, pur giovanissimo, insieme da sempre e con il top giovanile raggiunto ai Mondiali di Bormio, e annessi dibattiti giordaniani a colpi di Kukkozia e Kosarka, ebbe un percorso pazzesco: argento alle Olimpiadi di Seul, con la strana finale contro l’Unione Sovietica in cui soltanto Drazen fu all’altezza, oro agli Europei di Zagabria, oro al Mondiale argentino, oro agli Europei di Roma. Al completo forse sarebbero stati in partita anche con il Dream Team, più di quanto ci sarebbe riuscita la Croazia da sola. Ma non lo sapremo mai.
stefano@indiscreto.net


Eh... che periodo... Documentario bellissimo, concordo. Ho avuto la fortuna di incrociare spessissimo Zdovc quando era alla Virtus Bologna, dove era arrivato pochi mesi dopo gli eventi raccontati, e aveva sempre un atteggiamento modesto, silenzioso, pensoso... poi magari era il suo carattere, ma sicuramente spiccava per quel suo modo di fare estremamente raccolto e concentrato. Era un grande basket, ma a me piaceva pure vedere Viganello-Pregassona con i tabelloni di legno (o quel che era, ma non trasparenti) quindi non faccio testo.
Visto tutto d'un fiato. Una squadra meravigliosa,e mancava Drazen Petrovic
L'unica che sarebbe potuta restare sotto i 20 punti col dream team. Forse