Stile Scariolo
di Oscar Eleni - La settimana di Peters, Rossato, Capobianco, Petrucci, Maldini, Niang, Tanjevic, Giofrè, Antonelli, Conti, Brooks, Bongiovanni, Edwards e Gherardini
Oscar Eleni a piedi sul monte Fuji, respinto come tanti altri dalla festa dei ciliegi in fiore. Periodo sfortunato, ma forse hanno ragione loro a proibire la Sakura, un po’ come i veneziani quando non ne possono più del turismo esagerato. Sulle cose esagerate dovrebbero ragionare anche i professionisti dello sport e dello spettacolo perché in questo finale della stagione a banchettare sono soltanto quelli che ci guadagnano a prescindere. Un po’ come quelli che giocano con le bombe, dall’Iran all’Ucraina, con Israele e USA che danno carte apparentemente truccate dal finto pacifismo ai randellati in viaggio per aiutare i profughi nella loro terra, volontari trattati come terroristi, giocolieri che vendono pizze fasulle proprio come fanno in Italia importando magari l’impasto dall’Albania, bari al grande tavolo dell’esistenza, dominatori del gioco pesante anche stando in carcere come hanno scoperto, sempre in Italia.
Finale di stagione con giocatori mercenari che hanno già in tasca, magari, contratti con altre sorelle del mercato, gente che finge di voler andare in ritiro e poi sul campo si ritira un po’ come hanno fatto i giocatori del Milan che si sono persi la Champions, esattamente come quelli della Juventus dopo la riscoperta della violenza fra ultras da ricovero, uno juventino, un commercialista dei Viking, sembra anche in condizioni gravi. Rivolte sulle tribune contro padroni che pensano sempre di cavarsela licenziando gli stessi che avevano preso per licenziare altri, caso tipico, ad esempio, sempre il Milan, con Maldini che adesso guarda con interesse alle offerte che arrivano dalla Turchia. Speriamo che Malagò lo convinca a restare. Giornate tristi per due candidati alla panchina della Nazionale sfrattata per la terza volta dal Mondiale, ma, di sicuro, Allegri e Spalletti sapevano già che sarebbe stato Conte il prescelto dopo il divorzio dal Napoli con la solita scusa: troppo veleno in giro. Ma dove non c’è veleno nel mondo del professionismo, soprattutto quello pallonaro?
Per fortuna ci tengono nella stanza della felicità quelli dell’atletica, a parte l’infortunio di Furlani che forse salterà il Golden Gala a Roma, il giovane Kimi Antonelli al quarto successo con la sua Mercedes e, naturalmente Sinner, anche se le spallate del bolognese con Russell fanno già pensare ad una nuova guerra e non soltanto per la pole position. Anche per Sinner potrebbero arrivare nuvoloni nella Francia che si sente spiata ovunque, cominciando dalla politica. Fingiamo di vedere rosa almeno come succede a Roma e, addirittura, a Como, dopo il bel lavoro di Gasperini e Fabregas per trovare un posto nell’Europa che conta. Diciamo che potranno godersi la festa almeno fino alle prime partite, dopo riprenderà lo spargimento dei gas tossici.
Gli stessi che al momento sembrano imprigionare nel basket gli avversari dell’Armani che si è goduta in santa pace un‘altra vittoria ra le giovanili, un regno che funziona, peccato che poi i giovani talenti con scudetto non trovino posto in prima squadra. Soprattutto se il Petrucci che si congratula con la nobil casa per l’ennesimo titolo calerà le braghette davanti alla proposta, diciamo pure al ricatto, della Lega che pretende un cambio sulle regole nel tesseramento: ieri era sei italiani, quasi tutti panchinari, più sei stranieri, oggi vorrebbero il sette più cinque.
La rovina, come ha detto ancora una volta il Boscia Tanjevic che avrebbe potuto pilotare davvero la grande rivoluzione se gli invidiosi cortigiani della corte romana non lo avessero fermato quando aveva ancora voglia di fare miracoli come a Sarajevo, Caserta, Trieste, nella Milano che invece di ringraziare per il regalo di Stefanel ha fatto finta che quello scudetto fosse davvero tutto dell’Olimpia, cosa che non è certamente vera. Lo ha ripetuto lo stesso Boscia che nella grande città si sentiva isolato, visto che se ne stava in periferia, anche se bisogna dire che tutto cominciò quando i suoi “bravi” sul campo decisero, ad esempio, che il rito del Torchietto, la tana sul Naviglio che faceva famiglia, non andava più bene. Cose vecchie aspettando che la quinta partita scelga le tre semifinaliste che mancano dopo il 3 a 0 di Milano con Reggio Emilia.
Nella parte del tabellone dove l’Armani aspetta di sconoscere l’avversaria, favorita sembra Brescia su Trieste anche se al pala Rubini, probabilmente, resterà una bella squadra nonostante l’idea dominante dei proprietari sia quella di puntare molto su Roma dove già si sono presi il titolo regalato dalla Vanoli Cremona del bravissimo CONTI. Nella parte del tabellone dei campioni della Virtus Bologna si pensa che saranno loro a prendersi la quinta su Trento che è andata già molto oltre il suo reale valore, mentre è difficile capire cosa passa per la testa dei giocatori Reyer adesso che Tortona li ha messi alle corde pareggiando il conto nella sua bella casa. In attesa dei verdetti liberiamoci del veleno e del miele con le pagelle del basket che al momento festeggia buone affluenze nei palazzetti e finge di non vedere che spesso sul giornaloni rotola nelle brevi o quasi.
10 A Sergio SCARIOLO per aver accettato da signore il finale dell’Eurolega dove il suo REAL mutilato, senza veri centri, cominciando da Tavares, ha ceduto all’OLYMPIAKOS, sul campo di Atene dove alla fine i greci hanno avuto anche un bella mano da arbitri che non potevano isolarsi in quella bolgia.
9 Al professor CAPOBIANCO allenatore della nostra nazionale femminile per la corona ricevuta dal CONI, per il suo bellissimo lavoro come sanno anche nella maschile dopo quello che ha fatto da Teramo in poi.
8 Al Riccardo ROSSATO che ha ritrovato a Reggio Emilia quello che già lo rendeva giocatore importante a Trapani. Ultimo ad arrendersi nella squadra del PRIFTIS allenatore dell’anno nella società che meriterebbe un premio per il muro che ha protetto squadra e tecnico nel momento difficile.
7 A Giorgio BONGIOVANNI, 100 anni compiuti il 4 marzo, 50 maglie azzurre, stella per Gira, Virtus e poi anche a Torino dove vive, per il suo viaggio nel passato del museo cestistico del Pala Dozza.
6 A CANCELLIERI, guida per TRENTO ormai diretto al Tofas Bursa, TACCETTI (Trieste) e FiORETTI (Tortona) per aver costretto alla quinta squadre che sembravano più forti.
5 All’ARMANI che non è riuscita a nascondere di aver già ingaggiato il PETERS campione con l’Olympiakos, agli agenti di BROOKS l’armonico che dovrebbe guidare Milano al titolo avendo già in tasca un contratto da oltre 5 milioni di dollari con il Villeurbanne come ha scritto SCIASCIA sul Curierun facendo notare che c’è una bella differenza con il contratto sotto il milione di euro di Milano.
4 Agli ITALIANI di CANTÙ che sembrano tutti in fuga anche se la società, ingaggiando come manager GIOFRÈ e come allenatore il fresco neopromosso Veleno VITUCCI, sembra pronta a fare passi importanti per presentare uno squadrone nel palazzo nuovo che riporterà il Cantucky al centro del sistema come sogna da sempre il grande Roberto ALLIEVI.
3 Alle UNIVERSITÀ statunitensi che dopo aver promesso mari e monti a talenti della nostra scuola tipo NIANG ora sembrano pentirsi dell’offerta superiore ai 7 miliardi. Un bel pasticcio che dovrebbe mettere in allarme società, giocatori e genitori quando gli agenti straparlano.
2 A NIANG, EDWARDS, DIOUF, insomma tutta la VIRTUS se, dopo la terribile gara tre, anche più brutta di gara due a Bologna, non offriranno al popolo VIRTUS una partita bella come quella che ha pareggiato la serie a Trento. In mezzo agli infortuni hanno tanto ancora da fare per tenersi il titolo.
1 A GHERARDINI, bravissimo presidente della nostra LEGA basket, se chiedendo alle associate coesione e lealtà poi lascia aperto il cancello per il famigerato sette più cinque che distruggerà del tutto un vivaio già anemico.
0 All’EUROLEGA che dopo la festa di Atene, dove una squadra di Atene ha vinto la finale (strano ?) ora dovrebbe farci sapere se esiste davvero spazio per la colonizzazione NBA del basket europeo. La speranza sarebbe vedere ribelli, ma temiamo che non ce ne saranno.
Oscar Eleni
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