Scriviamo sempre le stesse cose e una di queste riguarda l’incredibile superficialità del 99% dei documentari sullo sport, che non soddisfano né il tifoso becero né il molto presunto appassionato. Così è stato per Untold UK: Il miracolo del Liverpool a Istanbul, visto su Netflix ma in realtà l’anno scorso prodotto per TNT Sports nel Regno Unito. Il tema è l’incredibile impresa del Liverpool 2004-2005, dai preliminari di Champions alla vittoria finale con rimonta da 0-3 ai danni di un Milan di Ancelotti dalla qualità assurda (Maldini, Nesta, Cafu, Pirlo, Seedorf, Kakà, Shevchenko…) al punto che i competenti dovrebbero spiegare non quella sconfitta, perché una partita può sempre girare male, ma la vittoria di un solo scudetto con quel gruppo.
Visto che ogni lettore di Indiscreto sa di cosa stiamo parlando andiamo direttamente sulla recensione. Ecco, la cosa che più di tutte ci ha colpito del documentario è stata l’abbronzatura degli intervistati: da Owen a Gerrard, da Carragher a Hamann, eccetera, fino a Benitez, tutti erano abbronzatissimi, di quell’abbronzatura leggera da inverno alcolico in Costa del Sol. Ci poteva stare, visto che il documentario è uscito a maggio 2025 e le interviste erano state realizzate qualche mese prima.
Ma questa cazzata di aver notato l’abbronzatura dice già tutto della qualità del racconto, inutile anche come ripasso visto che la parte sulla finale in senso stretto è tirata via, senza spiegare (anche inventando) che cosa sia scattato nella testa dei giocatori di entrambe le squadre all’intervallo. A proposito di entrambe le squadre: il Milan quasi non esiste, secondo la filosofia corrente di parlare solo di sé stessi e che lo sport sia superare sé stessi. Falsità enorme: senza avversari lo sport agonistico vale zero, più utile lo spinning che almeno permette di guardare il culo della maestra o del maestro.
E così le uniche parti non noiose ci sono sembrate quelle di Owen, che con quel Liverpool c’entrava molto ma con quella Champions purtroppo per lui niente, visto che proprio nell’estate 2004 decise di accettare le offerte del Real Madrid lasciando il club in cui era cresciuto (peraltro da tifoso dell’Everton, dove aveva giocato suo padre) e venendo lasciato libero di di farlo visto che il suo contratto sarebbe scaduto pochi mesi dopo, quindi tanto valeva sfilare qualche soldo a Florentino Perez. Una scelta che non fu ostacolata da Benitez, appena arrivato al posto di Houllier, anzi Benitez quasi lo accompagnò alla porta con la consueta simpatia.
Scelta con il senno di poi scellerata, per quella Champions che per lui sarebbe stata la coppa della vita come lo sarebbe stato per Gerrard e Carragher, e anche perché nel Real dei Galacticos (Zidane, Figo, Ronaldo, Roberto Carlos, Beckham, Raul, Casillas, Samuel), con Sacchi direttore tecnico ed allenatori che andavano e venivano, Owen giocò metà delle partite partendo da riserva anche se in realtà lo fece piuttosto bene. Ma non era il suo ambiente e subito tornò in Inghilterra, prima al Newcastle e poi al Manchester United, per chiudere con lo Stoke City in mezzo a mille infortuni muscolari. Ecco, nell’amarezza di Owen dietro l’abbronzatura c’era molta vita. Ma per il resto documentario che i competenti possono saltare.
stefano@indiscreto.net


Direttore,che quel milan puntasse più sulla champions che sul campionato è cosa nota. all'epoca in italia poi si faceva fatica dappertutto (o quasi) e il milan pagava dei cali di tensione che lo penalizzavano in campionato.
in più c'era Moggi :se gli asterischi valgono ,valgono per tutti.
per me fu molto piu grave perdere la cempions del 2004
Ovviamente il sistema Moggi (che era in realtà Moggi-Galliani, sin dal "patto" del '95 per il trasferimento di Baggio) ha penalizzato grandemente il Milan (vedere Juve-Milan del 2005, mi pare goal incredibile annullato a Sheva o fuorigioco chiamato assurdamente). Che comunque godeva di un conflitto d'interessi talmente osceno che per forza Moggi "lottava" contro il supposto alleato (vedere il primo interrogatorio di Moggi prima che gli uccidessero l'anima). Insomma dinamiche cialtronesche che si possono spiegare solo ad italiani per italiani.
Che il Milan 2005, con Stam-Nesta al centro e Maldini-Cafu sulle fasce, Pirlo-Seedorf-Kaka in mezzo, e Crespo-Shevchenko davanti fosse una squadra stratosferica non c'è neanche bisogno di dirlo, se non ché... giocava di merda, iniziava la stagione a rallentatore e probabilmente puntava tutto su un finale di stagione sprint. Gli sono bastati "8 minuti" di merda per perdere una finale imperdibile. Ovviamente la base era talmente buona che si sono presto rifatti.