Scudetto a passo di marcia
di Oscar Eleni - La settimana di Damilano, Poeta, Petrucci, Messina, Gherardini, Brooks, Tessitori, Bolmaro e Gallinari
Oscar Eleni sdraiato su uno dei gradoni dell’Arena napoleonica, guardando all’orizzonte, accarezzato dalle parole della meravigliosa famiglia mai silenziosa della marcia in ginocchio davanti al guru SANDRO DAMILANO. Zona ARENA, esterno mezzogiorno, sorretto dai samaritani scalzi Fabio, voce tonante di un bel giornalismo che fu, anche per salvare SAN SIRO come dice nel libro scritto insieme a COLOMBO, impegno importante fra CORSPORT e CURIERUN, dinastia Carlino MONTI, grande velocista prima che collega, e Roberto BECCANTINI il ribelle virtussino che nel mondiale calcistico ha visto tutto e anche di più, viaggiando nel grande sport e nei giornali importanti partendo dal TUTTOSPORT per finire oltre REPUBBLICA, scrivendone sempre con un tocco da Platinì, amore vero e non soltanto degli juventini. I samaritani applaudono Nicola ROGGERO che presenta il “Fantastico viaggio” nella grande marcia agonistica regalato al suo mondo da DAMILANO, novecento pagine di storia compresa la sua di allenatore con al collo tantissime medaglie, cominciando da quelle vinte dai suoi fratelli Maurizio e Giorgio, per finire ai trionfi con la Cina, un pontefice massimo che ora soffrirà la scommessa con i greci.
Mattinata milanese per distrarsi un po’, aspettando di sapere se l’Armani del POETA che non ha portato soltanto il sorriso nella torre cestistica di casa ARMANI, sarebbe riuscita nell’impresa del triplete che mancava alla nobil casa della novantenne OLIMPIA BASKET. Guardando la pista vuota dell’Arena dobbiamo ammettere che non è facile fidarsi di giocatori con la pancia piena, convinti che la REYER abbia qualcosa dentro per rovinare la festa. Succede proprio in quella serata, in quella tana dal tetto basso come quello dove si suda dentro gli uffici dell’atletica lombarda alloggiata bene nell’ARENA dove ancora si sente il suono delle NOTTURNE mai dimenticate, come ci ricordano tanti amici che stavano in tribuna fra i ventimila in quelle notti magiche, come ricorda il caro ANGELOTTI che non cammina più dritto come nei giorni del vino e delle rose.
Sfogliando il vangelo del professor Sandro DAMILANO, cercando di capire il suo calcio e la sua marcia, aspettiamo il verdetto del TALIERCIO. Arriva nella notte di giovedì: habemus triplete cestistico della vecchia OLIMPIA sostenuta dal progetto ARMANI, figlia delle idee di STAVROPOULOS e di Ettore MESSINA, pronto a rifarsi vivo con la sua mascella volitiva alla Capello, magari da ROMA, sostenuti bene dal DELL’ORCO che ora dovrà fare di tutto per difendere dai predatori la cara creatura. Gli inginocchiati a prescindere la chiamano impresa come se davvero il TRIPLETE fosse un TRITATUTTO nella stagione dove tante cose, non soltanto la costruzione della squadra, sono andate male.
Di questo gruppo chiedendoci perché PETRUCCI fosse assente alla danza finale lasciando a GHERARDINI e BERTEA la grande ribalta che ha portato il trentaduesimo scudetto ricorderemo il viaggio in un basket italiano che non ha molto da offrire se nei play off soltanto VENEZIA è riuscita davvero a dare fastidio a Milano dopo aver smascherato i troppi errori di una VIRTUS OLIDATA anche molto sfortunata. La verità è che possiamo fare festa e raccontarla in giro soltanto nei peggiori bar del basket nazionale.
Prendiamo il quintetto con la valigia che POETA ha dovuto guidare nel viaggio verso il triplete iniziato sotto il governo di ETTORRE. Chi si ricorderà davvero di loro. Certo ELLIS potrebbe tornare migliore dalla sua esperienza nel tempio di St. John’s che fu di LOU Carnesecca. Ma ultimamente sembrava un pesciolino stanco anche se ha messo il tiro giusto. LEDAY e il suo zainetto, le sue risate, la sua voglia di recitare, il desiderio di lasciare l’Italia diretto nella vecchia tana del PARTIZAN: dicono che è stato importante, ma anche tanto vecchio nel finale. NEBO diretto verso Barcellona ha passato più tempo in terapia che sul campo, anche se nella stagione qualcosa ha regalato, spesso anche agli avversari. Bella danza finale , ma soltanto perché TESSITORI era sfinito e HORTON si era rivestito da passante in Laguna dopo la bella gara tre. SHIELDS co-capitano a fine contratto e, forse, a fine viaggio nel basket che gli ha dato tanto, a cui lui ha regalato moltissimo, da TRENTO all’OLIMPIA. Difficile che resti, ma lui certo non sarà dimenticato. Per chi ama soltanto il grande tiratore certo BROOKS l’armonioso sarà un rimpianto se tornando a MILANO con la maglia dell’ASVEL non troverà difensori come quello che VENEZIA gli ha messo addosso in gara tre e per metà gara quattro.
Aspettando gente nuova come PETERS, campione dell’EUROLEGA ad Atene, sapendo che HALL tornerà da Istanbul con altre monete d’oro in tasca oltre al titolo europeo preso quando c’era GUDURIC al fianco del MELLI che in questa finale turca sta facendo meraviglie. A proposito di GUDURIC, siamo rimasti stupiti per il premio che gli hanno dato per gli assist, anche se di lui ricordiamo i tiri finali, le palle perse, ma può capitare. BROOKS e il premio come MVP della finale, forse meritato, forse esagerato, magari lo sarebbe stato anche il premio che noi avremmo dato al BOLMARO, un altro argentino che lascerà davvero una bella traccia da queste parti. Le stesse che ci lascerà RICCI quando sarà il momento di non fare più la balia come capitano matematico a tanti talenti tipo il DIOP che, magari dura 10 minuti, ma riesce sempre a farsi accarezzare, cosa che al MANNION in partenza è riuscita davvero poche volte in una stagione confusa.
Chiudiamola qui lasciando perdere i pezzi rimasti in tribuna, a parte DUNSTON che era davvero un bel professionista anche con le debolezze di un over 40. Di BOOKER e BROWN nessun ricordo piacevole, su TONUT e FLACCADORI speriamo, invece, di poter scrivere cose buone se andranno nella nazionale che non vorremmo veder spedire in tribuna senza mondiali, magari riperdendo con l’ISLANDA .
Voti all’ OLIMPIA del triplete? Sei meno meno nella stagione, sette in campionato, cinque in EUROPA. Voto al basket italiano rigovernato dal una delle sue regine? Diciamo dal cinque al sei.
Chiusura facendo un omaggio delle cassette sugli arbitraggi italiani a quelli della NBA e al GALLINARI che vorrebbe guidare la cordata americana decisa a prendersi MILANO per costruire qualcosa di nuovo: basta che non sia un palazzo, ma soltanto una squadra.
Arrivederci a tutti col girello.


https://www.laprovinciacr.it/news/sport/581380/novita-palaradi-intanto-la-vanoli-si-prende-il-parquet.html
Poi ci si chiede il perchè Vanoli si sia rotto le balle e sia passato all'incasso
Lo sapevano tutti che il parquet l'aveva comprato Vanoli ,perchè altrimenti non si sarebbe potuto giocare
Cosi come si sapeva che tutti i lavori li ha pagati sempre Vanoli
Adesso fanno gli offesi