San Siro prima di Springsteen
Il 19 giugno 1985 in uno stadio deserto l'Inter di Castagner partiva da 0-3 contro il Verona campione d'Italia...
Fra le imprese meno ricordate della storia dell’Inter c’è senz’altro quella a cui assistemmo mercoledì 19 giugno 1985, in un San Siro deserto come poche altre volte lo avevamo e lo avremmo visto, diecimila spettatori o giù di lì. Eppure c’erano i freschi campioni d’Italia del Verona, per il ritorno dei quarti di finale di Coppa Italia dopo il 3-0 del Bentegodi in favore della suadra di Bagnoli. Un Verona zavorrato dalle polemiche sui premi scudetto, di cui abbiamo già parlato in questa rubrica pseudostorica, ma anche dalle partenze eccellenti: quella sera Bagnoli utilizzò soltanto Fanna, tenendo Garella e Marangon (sostituito dal fratello minore Fabio) in panchina.
Non si può dire che ci fosse l’atmosfera delle grandi rimonte e tutti sembravano già in vacanza, anche l’Inter che aveva appena ceduto Bini al Genoa e che non aveva Collovati, squalificato. In vacanza eravamo sicuramente noi e anche da parecchio, visto che le scuole erano state chiuse con largo anticipo per le elezioni europee, con l’ennesimo nostro miracoloso percorso netto (in un mondo giusto avremmo dovuto essere rimandati in latino e in chimica) e quindi davanti quattro mesi di meraviglioso nulla anni Ottanta. La tensione era più per il primo concerto italiano di Springsteen, a cui saremmo andati due giorni dopo nello stesso stadio, che per Inter-Verona.
Per creare ambiente i cancelli invece che nei leggendari ultimi 20’ che hanno segnato la nostra giovinezza furono aperti a 5 minuti dal fischio di inizio. Ma entrarono comunque pochissime persone, era una serata di quasi pioggia e del calcio fregava decisamente meno di oggi, bisogna dirlo a chi non c’era e crede alle cazzate nostalgiche scritte da chi ugualmente non c’era, il proverbiale quattordicenne di Catanzaro che ti spiega i segreti dello spogliatoio dei T-Wolves.
Per farla breve, visto che sul web ci sono le immagini: quasi subito 2-0 con un Rummenigge assatanato e la parziale collaborazione di Spuri, poi a inizio secondo tempo il 3-0 di Altobelli, unica sua prodezza in una serata in cui ci ricordiamo che sbagliò l’impossibile. Il Verona in versione minore, privo anche di Volpati e Galderisi, con la concretezza di Bagnoli si mise dietro per arrivare almeno ai rigori e dal 3-0 fino ai supplementari l’Inter ebbe poche occasioni.
Poi il colpo di testa vincente di Causio, la prodezza di Elkjaer che per qualche minuto diede la qualificazione al Verona e a un niente dalla fine la punizione palo-gol di Brady che mandò l’Inter alle semifinali che avrebbe perso contro il Milan (ma non lo sapevamo, perché gli accoppiamenti sarebbero stati sorteggiati), con andata due giorni dopo Springsteen. Siamo fra i pochi viventi ad aver visto giocare Giancarlo Majerna, sia pure per due minuti: il calcio era meno importante di oggi, come abbiamo detto, ma quei calciatori ci rappresentavano.



"Leggendari ultimi 20 minuti"..ricordo un Milan-Vicenza arrampicato dietro la porta di Ernesto Galli..mai sentite così tante saracche in 15 minuti...
Con più o meno la stessa "folla" presente e sempre a scuole finite ho visto anch'io un memorabile, solo per me, Inter Verona di Coppa Italia, giugno 1976, girone di semifinale (Inter, Verona, Lazio, Genoa). L'Inter va avanti 3 a 0 e a 7 minuti dalla fine segna per il Verona tale Cozzi, mai più sentito nominare. Mi arrabbio, mi lamento e mio padre mi rimprovera: "ma che te ne frega, 3 a 0 o 3 a 1 è uguale, non sei mai contento"
Due settimane dopo il Verona vince 2 a 0 e va in finale per una migliore differenza reti di un gol (8-4 contro 10-7)