Guardando la vittoria del Belgio sugli Stati Uniti è stato inevitabile per noi ex della periferia ovest di Milano pensare al San Giuann fa minga ingann di tante partite al parco di Trenno, una delle poche frasi in dialetto milanese usate dai ragazzi degli anni Settanta e Ottanta, quando già il dialetto era considerato una cosa da vecchi e/o da provinciali. La gestione del caso Balogun, che fra l’altro un po’ ha inciso (si è procurato la punizione del pareggio), da parte di Infantino è stata di una stupidità colossale, prima ancora che sbagliata, perché usando questo precedente chiunque potrà far convertire in una pena con la condizionale un’espulsione magari esagerata ma non scandalosa come quella per il fallo su Muharemovic.
La cosa interessante di San Giuann fa minga ingann, così come di tanti proverbi di uso locale, è che la sua versione italiana ha un altro significato oltre a non essere una traduzione fedele. Il San Giovanni non vuole inganni secondo la versione più diffusa sarebbe legato a San Giovanni Battista, patrono di Firenze, risalendo all’epoca medievale e al fiorino d’oro, la moneta che su un lato recava il giglio fiorentino e sull’altro l’immagine appunto di San Giovanni Battista. Pochi dubbi, visto che è usato anche nel presente, sul significato: non tradire la fiducia di parenti e amici, o comunque di chi te l’abbia data.
Per motivi che non sappiamo la versione milanese tamarra significa altro: non ti conviene barare, perché alla fine verrai sempre punito. Il nostro uso tipico era su un rigore dubbio o inesistente, poi sbagliato o parato. Certo ci voleva lo sbaglio o la parata, perché se no San Giovanni sarebbe stato da ritenersi dormiente. È comunque una situazione abbastanza comune nel calcio vero, visto che in linea di massima le porcate ti tornano prima o poi indietro. Non perché esista una giustizia, divina o terrena, ma perché i danneggiati cercano di dare qualcosa in più o di barare a loro volta.
È un po’ il Ball don’t lie reso famoso da Rasheed Wallace, che lo gridava a chi sbagliava i liberi dopo un fallo (inesistente, nella sua testa) da lui commesso. Non sappiamo cosa dicano i giovani oggi per esprimere il concetto e nemmeno vogliamo copiarlo dagli esperti di giovani, escludiamo comunque che qualcuno usi un’espressione in milanese, anche soltanto per scherzo. San Giuann fa minga ingann rimane però una delle poche cose in cui crediamo.
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Pensa che in Veneto lo dicevamo in Italiano scandendo bene le parole invece che in dialetto: mistero della lingua! Comunque è la versione casereccia del KARMA...