Il modo in cui Roberto Mancini è tornato commissario tecnico dell’Italia è incredibile, più della sostanza su cui saremmo anche d’accordo: la Nazionale deve fare il massimo possibile nel presente con i Mancini o i Conte della situazione, i migliori fra quelli disponibili, rifondare il calcio italiano dalle basi è un’altra cosa e a questo punto speriamo che lo facciano Ranieri e soprattutto Zola. Però di calcio scriviamo già per lavoro e in queste ultime settimane di Indiscreto free vogliamo parlare di altro visto che sui 16 giorni di Maldini direttore tecnico e su Pirlo è già stato detto di tutto. In estrema sintesi: Roma ha vinto, per dirla come Massimo Decimo Meridio dopo la battaglia con i Germani (anche lì il modello spagnolo superò quello tedesco).
Roma intesa non come città ma come rete di relazioni che va al di là di quella che con superficialità chiamiamo amicizia, parola da noi per primi usata per descrivere il rapporto Pirlo-Maldini e Mancini-Malagò. Sorvolando sugli aspetti calcistici, in poche ore si è passati da una svolta milanese, in senso lato, Maldini-Leonardo-Pirlo-ufficetto in Lega a Milano (con Marotta, altro sconfitto della storia, che peraltro voleva Conte c.t.: diciamo ai suoi giapponesi di smettere, la guerra è finita) anche se via Rosellini è lontana sia da Mimmo sia dall’Harbour, a una svolta romanissima bifronte, con Malagò-Mancini-Ranieri-Aniene-FIGC, con il circoletto che nella Capitale non è una metafora ma proprio un luogo fisico con tanto di armadietto fisso. Diciamo bifronte perché Ranieri con la Roma del padel e dei soci dietro presentazione c’entra zero. E anche Mancini in fondo è un intruso, per quanto ben mimetizzato, invitato per il calcetto.
Domanda ingenua: davvero Milano e Roma sono così diverse? O producono soltanto amichettismi diversi? Detto che Biscardi aveva capito tutto con Mosca e Gazzaniga in collegamento da corso Sempione a contrastare De Cesari e Melidoni, il punto è che Roma e Milano hanno prodotto, negli ultimi anni, due modelli distinti di come si gestisce il potere sportivo in Italia, ed entrambi hanno una loro razionalità interna. A Milano il capitale che conta è quello sportivo diretto: aver giocato insieme, aver vinto insieme, essere riconosciuti dallo spogliatoio come pari. È un modello meritocratico nella forma ma di clan nella sostanza, perché la fiducia si trasmette per prossimità di carriera, non per verifica di competenze. Vale nel calcio come in altri ambiti. Brothers in arms, più o meno.
A Roma il capitale sociale che conta è trasversale: sport, politica, imprenditoria, informazione nello stesso salotto, nello stesso circolo, spesso nello stesso armadietto. A noi, che al XXV Aprile ci portavamo i vestiti in mezzo al campo per non farceli rubare da proto-maranza, prende questa cosa dell’armadietto… È un modello meno spettacolare, meno raccontabile come storia di calcio giocato, ma più resistente, perché non dipende dalla tenuta di un gruppo di ex compagni: dipende da una rete di relazioni istituzionali che si autoalimenta da decenni e che ha già superato prove molto più dure di un consiglio federale. Quanti articoli, anche fondati, abbiamo letto e scritto sulla lotta fra Malagò e Abodi? Il primo è stato storico presidente dell’Aniene, il secondo ne è un socio.
Milano ha provato a esportare il proprio modello di potere calcistico oltre i confini del club, dove comunque c’è un proprietario, diversamente da come accade in una federazione. Roma non ha dovuto nemmeno sforzarsi granché per riprendersi Coverciano, una volta capita l’impossibilità di arrivare a Guardiola o Ancelotti. Non è una questione di talento tra Maldini e Malagò, o di campanile anche se etnicamente ci sentiamo più affini alla rigidità di Maldini. È una questione di quale rete regge meglio l’urto quando qualcosa va storto. Quella romana è più strutturata, una soluzione la trova sempre.
stefano@indiscreto.net


Roma è una città molto chiusa, dove il tuo liceo determina la tua vita, perché poi gli amici sempre quelli saranno ed entrare nel giro poi e impossibile. a Milano solo l'area C, se ci sei nato ovviamente, è così, il resto è molto più aperto.
Interessante chiave di lettura.
Il Direttore in stato di grazia in questi giorni.