Rimpiangendo Gallinari
Soltanto nel momento del ritiro qualcuno si rende conto del valore di 16 anni in NBA, molti dei quali da protagonista, di un campione non simpatico e quasi mai in squadre vincenti
Adesso che non è più un giocatore Danilo Gallinari puà essere storicizzato. Se il metro di giudizio è la NBA, lui è stato il migliore italiano di tutti i tempi, senza se e senza ma, anche se il potenziale di Bargnani era più alto. Non è discutibile nemmeno il fatto che gli italiani più forti degli anni Settanta e Ottanta non abbiano mai avuto una reale chance americana, troppo diversi i tempi e i rischi. Insomma, oggi i ventiduenni Marzorati, Meneghin e Villalta avrebbero avuto come minimo le opportunità NBA avute da Datome e Melli, ma proprio come minimo. Il bar storico va sempre asteriscato.
Detto questo, la carriera NBA di Gallinari è stata al tempo stesso importante, spesso appena sotto al livello All Star, e strana. Condizionata fin dall’inizio, a vent’anni, da problemi fisici più o meno gravi. E anche dall’essere etichettato subito come tiratore bianco, in un ambiente come quello dei Knicks di D’Antoni che voleva soltanto far passare due stagioni in qualche modo per poi arrivare a LeBron James (ma la Decision del 2010 avrebbe detto Miami).
Nella prima stagione a New York il male alla schiena gli fece perdere due terzi delle partite e quel poco che giocò lo fece da tiratore, quasi da specialista (un clamoroso 44,4% da tre), cosa che all’Olimpia non era. Meglio fare il tiratore spot-up uscendo dalla panchina che non alzarsi mai dalla panchina, comunque. La sua assicurazione sulla vita era la sesta scelta assoluta, i Knicks non potevano né volevano liberarsi di un giocatore che nella peggiore delle ipotesi sarebbe diventato carne da trade. Molto meglio la seconda stagione, coinvolto in attacco in più situazioni ma ancora deficitario in difesa, in una squadra che già di suo difendeva da cani.
Dopo lo shock LeBron la svolta: i Knicks cercavano una stella pronta e quella stella era Carmelo Anthony. Ma i Nuggets sarebbero comunque stati la fortuna di Gallinari, finalmente utilizzato in situazioni di post e come cacciatore di tiri liberi, una delle sue grandi spcialità (anche troppo, sembrava che da giovane giocasse già in un certo senso da vecchio). Proprio quando George Karl lo aveva portato al confine dell’All Star Game. in una squadra ambiziosa, ecco il grave infortunio al ginocchio sinistro a fargli perdere una stagione e a farlo rientrare non più forte di prima, come si dice sempre (sbagliando) ai tifosi, ma diverso. Meno punto di riferimento in attacco e più stretch-four, oltretutto in una squadra in modalità rebuild con Jokic, Murray, eccetera.
Il miglior Gallinari è stato senza dubbio quello dei Clippers 2018-19, nella squadra di Gilgeous-Alexander, Beverley e Harrell, da prima opzione offensiva di Doc Rivers in più situazioni, a partire dagli isolamenti, e anche rimbalzista. Non male nemmeno a OKC, mentre già agli Hawks aveva accettato il ruolo del veterano, nel senso deteriore dell’espressione anche se la situazione era quasi vincente. Il treno giusto nel 2022 ai Celtics, prima di farsi male in Nazionale contro la Georgia e di perdere quindi la sua vera chance di anello NBA.
E quindi? Gallinari anche quando è stato sano ha giocato condizionato dal suo fisico e non è mai stato un mastino della difesa, diversamente da suo padre Vittorio, anche lui a un livello diverso curiosamente ghettizzato dalla fama di specialista, cosa che a inizio carriera non era. Possiamo dire di aver visto tre quarti di Gallinari, purtroppo: colpa degli infortuni, in generale di gambe non all’altezza del resto, a volte di allenatori e contesti non vincenti, altre volte di sue scelte sbagliate. Il vero mistero è perché sia antipatico a tanti, all’interno della parrocchietta. Non sembra abbia avuto regali, anzi pur con guadagni astronomici (205 milioni lordi di soldi ingaggi NBA) è stato piuttosto sfortunato in NBA e nella Nazionale.
stefano@indiscreto.net



Concordo, dal problema alla schiena ai Knicks ai successivi, gli infortuni hanno condizionato la sua ottima carriera. In ordine sparso, Dino anni 70/80 sarebbe stato anche da quintetto nba, Bargnani potenziale come pochi.