Questa sera canto io
L'autobiografia di Adriano Aragozzini è da Hall of Fame degli aneddoti: da Gino Paoli a Tina Turner, da Modugno a Patty Pravo, l'ex organizzatore di Sanremo ha conosciuto tutti fin troppo da vicino...
Una vita come quella di Adriano Aragozzini non ha bisogno di cattiva letteratura per essere interessante: basta elencare l’1% di tutte le storie raccontabili sui suoi tanti artisti seguiti come giornalista, agente, organizzatore, amico, iniziando la carriera con il Gino Paoli anni Sessanta per arrivare fin quasi a oggi. Ecco, lui rimanendo sempre ben distante dai confini della querela in Questa sera canto io - Splendori, miserie, passioni, tradimenti e trasgressioni ha scritto la storia della canzone italiana e quindi dell’Italia dell’ultimo mezzo secolo.
Un memoir molto particolare, uscito nel 2017 per La Nave di Teseo, in cui il protagonista, cioè Aragozzini, non è in definitiva mai il protagonista perché l’agente vive della luce riflessa dei suoi artisti, anche di quelli che possono considerarsi sue creature quando non miracolati. In questo senso l’identificazione del lettore è facile: Aragozzini ha fatto cose eccezionali e da noi passate quasi sotto silenzio, come portare al successo la musica italiana nel mondo (in particolare in Sudamerica e negli Stati Uniti), ma è anche uno di noi. Addirittura iniziò come giornalista, prima del folgorante incontro con Paoli, che certi meccanismi del divismo amava prenderli in giro, sempre spiazzante (leggendaria la sua risposta alla domanda su cosa facesse prima dei concerti: “Mi faccio una sega”) al punto anche di spararsi.
Da Paoli in poi la carriera di Aragozzini è decollata, portando al successo internazionale Nicola Di Bari, rilanciando Modugno e tanti altri (bella la parte sul suo rapporto con Arbore e l’Orchestra Italiana) viaggiando in tutto il mondo, allargandosi ad altri settori dello spettacolo (fortissimo il rapporto con Gina Lollobrigida), lavorando tantissimo con la RAI, non soltanto durante la gestione dell’amico Biagio Agnes, e con televisioni di tutto il pianeta, coltivando relazioni in maniera incredibile: eppure un mondo senza smarphone e email è davvero esistito. Il modo di raccontare di Aragozzini, che attualmente ha 87 anni, è leggero ma coinvolgente: si capisce che non può dire di più ma cio che dice è comunque molto.
Al di là degli aneddoti, comunque tanti, Aragozzini è bravo a osservare senza moralismi le miserie umane degli artisti, di cui è stato spettatore e talvolta complice. Tutto viene smussato dal tempo, tranne l’antipatia per Gianni Morandi (incredibile la vicenda del padre morto in Venezuela) e per pochi altri. Va da sé che ogni racconto sia di parte: gli impresari disonesti sono sempre gli altri, quella canzone di successo è stata rifatta su suo consiglio, le sue trasmissioni hanno battuto ogni record, eccetera. Qualche asterisco si può mettere, come sulla sua improbabile love story con Tina Turner.
Del racconto, davvero avvincente anche per chi non ha mai comprato un disco degli artisti citati, ci hanno colpito due cose in particolare. Lo spirito di adattamento del protagonista, che gli ha permesso di risolvere in ogni parte del mondo problemi creati da altri, e la sua mentalità internazionale, nonostante nell’immaginario collettivo Aragozzini sia un personaggio da prima Repubblica. Di sicuro lo è, ma è anche duro contro il provincialismo dei cantanti italiani, che poi si lamentano se oltre Chiasso non li conosce nessuno. Non ci sono classifiche di bravura, ma è chiaro che fra chi haconosciuto bene, e sono tanti, il primo posto sia di Modugno.
Memorabili i suoi cinque Sanremo, tre da organizzatore e due da produttore escutivo, dal 1989 al 1993, in cui sceglieva gli artisti ma non i presentatori che erano imposti dalla RAI. Nel 1989 i quattro figli d’arte, con il senno di poi non male (noi siamo fan di Rosita Celentano), per il gran rifiuto di Pozzetto, nel 1990, l’edizione del ritorno dell’orchestra dopo anni di playback, Dorelli e Gabriella Carlucci, nel 1991 Occhipinti e la Fenech con telefonata di Montezemolo e interessamento dell’Avvocato, poi Baudo.
Abbiamo letto il libro poco dopo la morte proprio di Baudo, con il quale Aragozzini non è caldissimo pur riconoscendogli una competenza, anche musicale, enorme. Tante gioie, tanti soldi guadagnati con modalità non proprio tracciabili (la fatturazione elettronica nel Venezuela degli anni Settanta non c’era) e fatti guadagnare, incontri eccezionali, pericoli corsi in paesi estremi, qualche delusione umana e dolori enormi come la morte di una figlia di 23 anni. Tutto preso con l’ironia giusta, quella che gli fece ingaggiare un fantastico Byron Moreno per Stupido Hotel. 300 pagine e passa, in teoria (lo abbiamo letto sul Kindle), che volano via come la vita.
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