Potevo giocare in Serie D
di Gianluca Casiraghi - Ogni tipo di carriera, dalla Serie A alla Terza Categoria, è condizionata dagli episodi. O almeno così ci piace pensare...
Tutti abbiamo conosciuto persone convinte che avrebbero potuto giocare in Serie A se soltanto non si fossero infortunate o gli allenatori li avessero utilizzati nella posizione giusta, dandogli una chance. Ecco, io a volte penso che avrei potuto giocare in Serie D e come quelli della Serie A nessuno mi può contraddire con argomenti logici: un sogno è per sempre, così come un rimpianto. Negli anni Ottanta sognavo davvero di diventare un calciatore professionista, come del resto quasi tutti i ragazzi italiani dei decenni precedenti e successivi. Le probabilità di farcela sono sempre state bassissime, anche quando le rose (peraltro ridotte rispetto a oggi) dalla A alla C2) erano costituite quasi totalmente da italiani. Però ci credevo lo stesso.
Dopo due anni giocati nella squadra dell’oratorio del mio paese ero passato alle giovanili della Vapriese di Vaprio d’Adda, che allora come prima squadra militava in Promozione. Dopo dieci minuti della mia prima amichevole con una squadra vera, nel senso di organizzata, il primo infortunio. Malattia giovanile della crescita delle ossa, questa la diagnosi dell’ortopedico dell’ospedale: sei mesi di stop, una tragedia in quel momento per me avendo appena cambiato squadra e ambiente. La società mi portò allora da un altro ortopedico, che disse che due mesi di riposo sarebbero stati sufficienti. Non stavo nella pelle per la gioia, con il senno dell’epoca, ma quei ‘soli’ due mesi di stop mi lasciarono come ricordo una gobba sul ginocchio sinistro e il pensiero fisso che forse avrei dovuto ascoltare il primo ortopedico.
Comunque la mia carriera di ala destra, o tornante come si diceva all’epoca, che segnava tanti gol proseguiva bene e il culmine arrivò nel 1990 con la vittoria del campionato Under 18, di cui ho già scritto su Indiscreto. Nel frattempo la prima squadra era retrocessa in Prima Categoria, un contesto ancora più facile in cui esordire per i migliori Under 18 del club. Non andò così, perché per la mia maturazione si preferì un prestito al Filago, in Seconda, quindi ancora più in basso. Iniziai con poco spazio, poi dopo il cambio di allenatore giocai un bellissimo girone di ritorno e la Vapriese mi richiamò, ritenendomi pronto per la prima squadra.
E qui avvenne una cosa quasi incredibile. Fino a quando entravo dalla panchina, molto spesso cambiando in positivo il corso delle partite, nessun problema. Ma quando arrivò il momento di esordire da titolare qualcuno nel club si accorse che risultavo ancora tesserato con il Filago. Cosa era successo? Scoprii che la Vapriese non mi aveva prestato al Filago ma mi aveva venduto, visto che aveva superato il massimo di prestiti consentiti (era di quattro), con l’accordo di ricomprarmi. E così era stato fatto, ma il direttore sportivo del Filago a causa di un grave lutto si era dimenticato un passaggio burocratico per il trasferimento del mio cartellino e così ero sospeso fra la Vapriese che mi aveva ricomprato (e per cui avevo già giocato) e il Filago per cui risultavo ancora tesserato.
Per farla breve: nel mio momento di maggiore forma e forza fisica, a 19 anni, mi dovetti fermare per una stagione intera. Rientrai nel campionato successivo sempre con la Vapriese, contribuendo alla salvezza in Prima Categoria, ma dopo quell’anno senza calcio qualcosa si era spento. Molti miei compagni erano andati avanti (Mario Verga e Umberto Zamuner sarebbero arrivati davvero in Serie D, al Ponte San Pietro) o comunque stavano bene a quel livello, mentre io ormai mi sentivo fuori posto. Giocai una stagione in Terza, al Boltiere, ma non avevo più voglia di allenarmi. Senza il sogno, sia pure soltanto della Serie D, meglio giocare con gli amici. Avrei potuto fare qualcosa in più? Sarebbe valsa la pena di tenere duro? Domande senza risposta.
Gianluca Casiraghi


Chi lo sa.... Sono convinto che nelle categorie minori in generale a volte potrebbero esserci delle gemme certo di Fabio Di Bella ce ne sono assai pochi (cestista che partendo dalla D di Siziano scalò le categorie dell'italica pallacanestro arrivando non solo in serie A ma addirittura in Nazionale) o di Moreno Torricelli per stare sul calcio. Ogni tanto è bello pensare cosa poteva succedere senza che diventi un "fardello"...
Bel post, io avevo il sogno quando giocavo da ragazzo, col tempo ovviamente mi resi conto che non sarei mai arrivato, precisiamo, per mancanze mie.
Certo che tra cialtronaggine, magheggi, amici degli allenatori puntualmente titolari, ti facevano passare la voglia di fare pure la prima categoria, altro che arrivare in D… ho visto cose che voi umani (cit.)
Comunque concordo con la chiosa, gli anni negli amatori con gli amici sono quelli che ricordo con grande gaudio