Pizza o basket
I dati sul pubblico della Serie A nel girone di andata contengono per gli appassionati una buona e una cattiva notizia...
Il lettore medio di Indiscreto avrà già letto da qualche parte i dati sul pubblico della Serie di pallacanestro dopo il girone di andata, con Trapani ovviamente neutralizzata. Nella nostra miseria ne abbiamo scritto sul Guerin Sportivo, mettiamo il link senza copiarci. Vorremmo però aggiungere qualche considerazione su un campionato che, pur sceso di livello (e nemmeno per colpe tutte sue, visto come è cambiato il mondo rispetto agli anni Ottanta e Novanta), coinvolge più spettatori dal vivo rispetto ai bei tempi. Che forse, bisogna ammettere, erano meno belli di come li ricordiamo.
La notizia positiva: 3.998 persone a partita di media sono più delle 3.801 del mitizzato 1982-83, con la finale Roma-Milano, le italiane dominanti in Europa, eccetera, in un panorama televisivo in cui si vedeva soltanto una partita NBA a settimana (e in differita di quasi una settimana) e quasi niente di europeo, se non sulla benemerita TeleCapodistria di Sergio Tavcar. Un autentico miracolo, merito esclusivamente del tifo e dei tifosi, insomma dell’appartenenza, come confermato dall’audience della pallacanestro in chiaro, quasi sempre disastrosa o comunque inferiore alla pallavolo a parità di evento (Europei contro Europei, mettiamo).
La notizia negativa, che ci sembra sia stata poco evidenziata, è che questi spettatori portano pochissimo. In altre parole valgono pochissimo. 62.326 euro di incasso medio significano che ogni spettatore produce 15,5 euro, media fra i posti courtside de’ noartri (parentesi: in Italia molti li regalano a presunti VIP e maggiorenti locali, nella vituperata NBA costano migliaia di dollari) e piccionaia. Per la pur buonissima margherita agrumata che da poco abbiamo mangiato da Denis, in via Ravizza (ma già lo frequentavamo in via Statuto), abbiamo speso la stessa cifra.
Non facciamo imbarazzanti confronti con il calcio, pur nelle evidenti differenze territoriali: lo spettatore di Milano produce per il club 19,5 euro di media, così come quello di Trieste, e quello di Bologna 18, comunque pochissimo, quello di Cremona 10. Ma cos’è che oggi costa 10 euro? Sono i soldi che anche pezzenti come noi lasciano di mancia al ristorante. In Italia il divario fra calcio e resto dello sport, tolto il singolo grande evento (Internazionali d’Italia nell’era Sinner, per dire), è quindi in realtà una voragine. Provate a chiedere agli spettatori del Giro un euro, un solo euro, per vedere Vingegaard, non ve lo daranno. Ben venga NBA Europe, di cui per altri versi pensiamo tutto il male possibile, se creerà per lo sport ‘medio’ extracalcio un pubblico davvero pagante. Tutti bravi a chiedere al patron, che oggi ha molta più difficoltà nel fare nero con lo sport, di ‘investire’, spesso su cessi sconosciuti portati da qualche cordata di agenti, ma i conti non tornano.
stefano@indiscreto.net




DIECI EURO DI MANCIA???
Però non esiste il prezzo "giusto". 15/20 euro sono tanti o pochi? Dipende sempre dal rapporto domanda/offerta.
Per le prime partite al Lido avevano alzato i prezzi. Risultato? Palazzetto mezzo vuoto e dietrofront della società.
A Milano peraltro i dati erano in calo da inizio stagione, toccando i minimi degli ultimi 10 anni. Per i prezzi, ma non solo.
Poi secondo me fare i paragoni col calcio è sempre fuorviante. In questo momento riempirebbero San Siro pure se mettessero i giocatori a defecare a centrocampo...