Pietrangeli alla Canottieri Olona
Nonostante i due Roland Garros vinti e tutti gli altri tornei il campione aveva guadagnato i pochi soldi veri grazie al tennis a squadre, che nella sua epoca non era semiclandestino come oggi...
È per tutti noi normale identificare Nicola Pietrangeli con Roma, pur non essendo lui romano in senso stretto e nemmeno italiano di madrelingua. Ma non è soltanto a Roma che ha giocato e vissuto. E in un periodo di bar della storia bisogna ricordare anche che le stagioni più redditizie della sua carriera da finto dilettante furono quelle in cui si impegnò nei campionati per club, più che nei tornei della asteriscabile era pre-Open. Nel Tennis Club Parioli dove si era formato, nella Ignis di Borghi, nella Canottieri Roma e soprattutto nella Canottieri Olona, quindi a Milano.
Pietrangeli nel 1966 fu ingaggiato dall’Olona in un periodo in cui i soci mettevano soldi veri: due anni prima il club fondato nel 1894 si era spostato lì, sull’Alzaia del Naviglio Grande, dalla sede storica che si trovava presso la Darsena, e quasi subito con la sua sezione tennis era stato fra i promotori di una pseudo-Coppa dei Campioni, all’inizio chiamata Coppa del MEC (MEC davvero evoca i buoni sapori di una volta: 6 nazioni all’inizio, 9 nella nostra infanzia) . Il contesto era quello noto a tutti gli appassionati: tornei individuali che contavano molto meno rispetto a quelli di oggi, e che oltretutto erano privi dei campioni più forti, e attività a squadre molto importante e di sicuro più remunerativa.
Il trentatreenne ma ancora valido Pietrangeli fu ingaggiato in una sorta di dream team italiano con l’obbiettivo di conquistare gli inutili, con la testa di oggi, scudetti del tennis ma che in quell’epoca ancora dominata dai circoli avevano un senso. L’Olona era conosciuto in tutta Italia per canottaggio, nuoto e pallanuoto, e sulle prime aveva pensato di creare in casa i propri giocatori, ingaggiando un maestro notissimo come Aldo Mei. Ma la strada più facile per vincere era quella di avere i giocatori più forti e così nel 1966 furono presi Pietrangeli, appunto, Beppe Merlo, Fausto Gardini e Sergio Tacchini.
Non c’erano soltanto i campionati italiani, ma anche tante coppe e trofei minori, che rendevano inutile (e anche dannosa, visti i costi) l’attività internazionale, trofei tipo la Coppa Brian che l’Olona organizzò e vinse subito contro la Virtus Bologna che in campo aveva nientemeno che Martin Mulligan, l’australiano italianizzato (aveva i requisiti sia degli avi sia del matrimonio) che nel 1962 era stato finalista a Wimbledon contro Laver.
Di lì a poco nella squadra femminile sarebbe arrivata Lea Pericoli, dal Bonacossa, in un periodo di totale caos organizzativo. In concreto la Canottieri di Pietrangeli vinse lo scudetto a squadre maschile nel 1966, 1967, 1968 (qui si era aggiunto anche Mulligan) e 1969, quelli femminili nel 1968 (con anche l’iconica Monica Giorgi, decisamente altro tipo rispetto a Camila) e 1969, e la serie sarebbe continuata se non fosse nata la Coppa De Morpurgo, in pratica una competizione mista che non avrebbe avuto grande fortuna: troppo in anticipo sui tempi, come anche il fallimento americano del WTT avrebbe dimostrato. Stiamo parlando di competizioni a squadre e non dei campionati individuali, i famosi Assoluti, anche loro importantissimi e trasmessi da una televisione che per la maggior parte degli italiani arrivava a due canali e rendeva figure mitologiche i pochi che vi apparivano.
Alla fine degli anni Sessanta l’Olona cercò addirittura di strappare l’emergente Panatta al TC Parioli, non ci riuscì ma rimase comunque forte. Nel 1972 finì tutto, visto che sfruttando una piega del regolamento la FIT iscrisse alla Coppa dei Campioni il Parioli, così per ripicca l’Olona chiuse la sezione tennis. L’ormai trentanovenne Pietrangeli, la Pericoli, Mulligan e gli altri passarono quasi in blocco alla Lancia Torino e continuarono ancora per un po’ a guadagnare dal tennis a squadre: nel caso di Pietrangeli l’ultimo ingaggio dell’Olona era di 5 milioni di lire (48.000 euro di oggi, come potere d’acquisto), a cui aggiungere i premi. Da lì iniziò un periodo di crisi gestionale e finanziaria, che portò alla chiusura nel 1982, con riapertura 5 anni dopo con una filosofia meno agonistica è più centrata sui corsi e sul fitness. Nella testa dei milanesi non iscritti a un club ‘La Canottieri’ sarebbe rimasta la vicina Canottieri Milano (poco distante anche la San Cristoforo), ma questo non toglie che l’Olona abbia avuto una ottima storia, per quasi sette anni legata a Nicola Pietrangeli.
stefano@indiscreto.net



della serie chi l'avrebbe mai detto...ci sarebbe da chiedersi perchè Pietrangeli non entrò o non fu invitato ad entrare nel circuito pro dove, i grandi assi della sua epoca, erano presenti. Laver, Rosewall, Gonzales, trabert, hoad, riggs, segura, kramer etc