Petrecca lo sconosciuto
L’imbarazzante telecronaca della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi ha messo Paolo Petrecca nel mirino e fatto scoprire nel 2026 a molti giornalisti che la RAI è lottizzata dai partiti, con quelli al potere in una posizione dominante. Senza dimenticare, soprattutto il 27 del mese, che chi è stato assunto ‘prima’, dagli altri’, non è che venga licenziato… Semmai a perdere il lavoro sono i collaboratori, spesso senza nemmeno una telefonata.
Fra questi giornalisti anche quelli di RaiSport, evidentemente tutti senza eccezioni entrati alla Rai soltanto per meriti, che con un comunicato hanno sfiduciato il loro direttore: “«Da oggi alle ore 17 e fino alla fine dei Giochi ritiriamo la nostra firma da servizi, collegamenti e telecronache in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore di RaiSport ha recato nell’ordine: ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di RaiSport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento». Giornalisti che hanno anche ritirato le firme, peraltro in molti casi poco note, fino al termine dei Giochi.
Se usciamo per un attimo dallo schema dei politici di destra che difendono Petrecca (o se ne vergognano in silenzio) e di quelli di sinistra che lo attaccano, tutti pronti a invertire le parti in commedia, ci sembra che la domanda sia soltanto una: qualche generico telespettatore appassionato di sport aveva prima d’ora mai sentito nominare Petrecca? Scommetteremmo su nessuno.
Se guardiamo ai direttori di RaiSport (anche nell’era TGS, iniziata nel 1991) del passato, notiamo che al di là dell’appartenenza politica (vera o presunta), si trattava di persone straconosciute: Gilberto Evangelisti, Gianfranco De Laurentiis, Marino Bartoletti, Fabrizio Maffei, Giovanni Bruno, Massimo De Luca, Eugenio De Paoli, Carlo Paris, Auro Bulbarelli, Alessandra De Stefano, Marco Franzelli, Jacopo Volpi e ne dimentichiamo sicuramente qualcuna. Comunque tutti giornalisti sportivi, in certi casi anche bravissimi e in altri meno, ma che probabilmente avrebbero riconosciuto il presidente del CIO o la capitana della nazionale di volley. E che quasi sicuramente non avrebbero fatto la telecronaca, in ogni caso, perché un direttore dirige.
La peculiarità del caso Petrecca non è che Petrecca sia di destra, perché diversi suoi predecessori lo erano/sono, e nemmeno che abbia fatto una telecronaca piena di gaffe, ma che nessuno prima che diventasse direttore di RAI Sport lo conoscesse anche se era alla RAI, in vari ruoli (non nello sport, come si è notato), da un quarto di secolo.
La nostra conclusione è cattiva e non soltanto su Petrecca o Fratelli d’Italia: c’è la presunzione, presso chi sfoglia la Gazzetta al bar ma anche fra molti giornalisti ‘seri’, che chiunque possa occuparsi di sport. Ma non è vero. Con altre parole lo ha sottolineato anche Franco Bragagna, che pur pensionato sarebbe stato utilizzabile come opinionista RAI e che invece ha un angolino su Sky. Il giornalista sportivo, diversamente da uno finanziario o da un corrispondente di guerra, ha un pubblico che in larga maggioranza è in grado di individuare all’istante le cazzate.
stefano@indiscreto.net



Solo le mezze seghe e quelli con la sindrome del cazzo piccolo aspirano alla visibilità.
Cmq il problema non è che questo sia un incapace, è che sia così stupido da rendersi ridicolo commentando una cosa che non avrebbe dovuto mai commentare in quanto direttore.
Una stupidità Salviniana direi, in un periodo in cui diciamo che la stupidtà Salviniana ha fatto il suo tempo.