Perché Ferrario era Ciapina
Addio a un personaggio di culto del calcio anni Sessanta, limitato dalle scommesse e da una scelta sbagliata di Liedholm...
Qualche giorno fa è morto Ciapina Ferrario, molti di noi lo hanno appreso da una breve in mezzo al festival degli sconosciuti del genere ‘È un profilo che piace’ e hanno avuto un tuffo al cuore. Non perché quella di Ferrario, all’anagrafe Paolo, sia stata una morte prematura, aveva 84 anni, ma perché era un personaggio che pur avendolo conosciuto da anziano, come allenatore (lo abbiamo intervistato per l’ANSA quando per qualche mese guidò un Brescia da retrocessione, con in campo Hubner e Adani), abbiamo sempre sentito vicino.
Milanesissimo (anche se morto da romagnolo d’adozione) e cresciuto nel Milan, fu lanciato in prima squadra da Cina Bonizzoni e poi prestato. Come attaccante doveva la fama fondamentalmente a quella mezza stagione in cui sostituì Altafini, in scazzo con Viani e soprattutto con il Felice Riva pre crack. Con Ciapina di punta il Milan prese un vantaggio di 7 punti sull’Inter di Herrera, che avrebbe perso con il ritorno di Altafini dal Brasile e l’accantonamento di Ferrario da parte di Liedholm. Scelta sbagliata per tutti. soprattutto per Ferrario che non si accordò per il nuovo contratto e fu poi spedito al Varese.
Ma al di là di questo, perché lo chiamavano Ciapina e chi lo chiamò per primo così? La prima risposta è nota, la seconda un po’ meno. Siccome Ferrario abitava in piazza Velazquez (come Rivera, fra l’altro), e nella vicina via Osoppo, vicina anche alla piazza Siena del nostro futuro Calafuria, era stata compiuta nel 1958 una delle più famose rapine della storia italiana, i suoi compagni nel Milan iniziarono a prenderlo per il culo, a dire che il ladro era lui: e siccome il più famoso della banda si chiamava Ugo Ciappina, il soprannome milanesizzato di Ferrario divenne Ciapina, con una p sola.
Il primo ad avere l’idea fu Trapattoni, di soli tre anni più vecchio ma rispetto a Ferrario quasi un nonno. Va anche detto che Ciapina, scommettitore dichiarato (e non ludopatico, tantomeno fragile (una volta un uomo non avrebbe trovato conveniente definirsi così), brutti ambienti ne frequentava e per scherzo si era vantato di conoscere Ciappina, ma certo non era un ladro. Per sempre Ciapina, comunque, anche se i tifosi milanisti dell’epoca lo chiamavano Penel, pennello. Ribadiamo una delle nostre poche idee: il calcio di una volta faceva schifo, se confrontato a quello di oggi, ma aveva protagonisti più vicini a noi.
stefano@indiscreto.net



Giocatore di culto di mio padre, che mi raccontava sempre la storia del ritorno di Altafini e della rimonta dei cugini. Chissà forse con i cinque cambi attuali avrebbe trovato più spazio, in quel girone di ritorno :-)
Rivera abitata in piazza Velasquez? Si sa anche il civico?