Notte senza Oscar
di Oscar Eleni - La settimana di Petrucci, Hackett, Tanjevic, Ellis, Vitucci, Dos Santos, Piccolo, Sacchetti e Nebo...
Oscar Eleni dall’isola giapponese di AOSHIMA dove i gatti, una volta principi, oggi sono in estinzione. Specchio del mondo in guerra, delle sterilizzazioni mentali, delle coltellate per un’occhiata storta, delle cimici nelle sedi federali, della calunnia a prescindere, anche in giorni dove vorremmo soltanto ricordare campioni che se ne vanno come Oscar Bezerra Schmidt, pesce marzolino rubato alla vita a 68 anni, gloria del Brasile e del basket mondiale, in settimane avvelenate dal delirio di potenti che sembrano tutti piccoli Tafazzi che alimentano pazzi omicidi come in Louisiana.
Vietato dimenticare le atrocità, vietato fingere di poter essere felici, ma lasciateci almeno il diritto di chiudere gli occhi come ha fatto Peterson nel minuto di silenzio per ricordare un grande avversario, un artista che ha onorato la storia del basket, il caro amico che, con la sua vocina e la mano santa, illuminava la scena. Gli abbiamo voluto bene, lo amavano anche avversari che non riuscivano a marcarlo, si è preso qualche sberla e quasi tutti i record. Benedetto il giorno in cui Giancarlo Sarti è partito per andare ad ingaggiarlo dopo aver ascoltato la predica del Boscia Tanjevic che lo aveva “scoperto” nella coppa Intercontinentale dove la meraviglia di Sarajevo era arrivata battendo la grandissima Ignis.
Per convincerlo un brindisi davanti alla Reggia del Vanvitelli, la stessa dove in questi giorni è stato ricordato dal popolo in terra di lavoro e dal sindaco, poi una passeggiata a Pezza delle Noci per scoprire il progetto per la nuova Reggia del basket inventata dall’ingegner Maggiò che dopo otto giornate del suo primo campionato italiano aveva dei dubbi, fermandosi subito, quando il Boscia aveva fatto sapere di essere pronto a far le valigie se avessero mandato via l’uomo che aveva scelto. Il grande ingegnere cercò di capirlo e fece bene. Da quel giorno amore senza confini, in mezzo a qualche dolce amarezza come le finali scudetto andate male contro la super Milano petersoniana.
Era la luce che per amore del Brasile non aveva mai accettato la scommessa NBA in tempi cupi dove le Olimpiadi erano negate ai veri professionisti, lasciando porte aperte a quelli falsi, era il faro troppo potente che forse stava soffocando i grandi talenti costruiti in casa, da Gentile ad Esposito. Quando il professor Marcelletti sostituì l’uomo che gli aveva insegnato tanto, il Tanjevic socratico che aveva insegnato basket e vita ad una generazione fortunata, pensò che per arrivare allo scudetto servivano giocatori diversi, un mostro come Shakelford, un bel gregario come Frank. Aveva ragione, forse, Il dibattito è aperto e forse la mossa l’avrebbe fatta anche Tanjevic che adesso, però, giustamente nega.
Nessuno può dimenticare la sfida in finale di Coppa delle Coppe, quella dove il Real Madrid con Drazen Petrovic, 62 punti all’incasso, sconfisse 117-113 nel supplementare la Snaidero Caserta dove Oscar segnò “soltanto” 44 punti. Pochi dimenticheranno gli anni della semina con la promozione in A, i viaggi ad alto livello con Tanjevic che, come disse Francesco Piccolo, scrittore da premio Strega, sceneggiatore per grandi registi come Moretti e Virzì, rivoluzionò quel mondo dove i suoi zii Santino e Romano lo avevano convertito al basket, lasciando l’amore per la Juventus del calcio e per Trapattoni, ascoltando le parabole di quell’uomo che faceva ridere i giocatori come cavalli, quel guru benedetto venuto da Sarajevo. Il “Piccolo” Magic Johnson, come lo aveva chiamato Tranquillo, si abbeverò volentieri a quella fonte e Oscar Schmidt era quasi sicuramente nel suo immaginario quando ha scritto “Momenti di presunta felicità” o cavalcando il dubbio nel “Desiderio di essere come tutti”.
Caro Oscar, eh sì sul nome ci gioco volentieri, fai buon viaggio, come hanno detto quelli di Pavia che grazie alla signora Bandiera ti hanno potuto ammirare sul campo, tu sarai per sempre fra gli eroi del tempo che abbiamo vissuto inseguendo un pallone da basket, felici di averti visto in azione alle Olimpiadi di Mosca, dove hai fatto partitone sublimi, dovendo confessare che spesso preferivamo goderci il tuo Brasile piuttosto che soffrire con l’Italia del sciur Gamba e di SALES che alla fine ci ha fatto vergognare e degradare sul campo come traditori quando, dopo aver battuto la grande Unione Sovietica di Sergei Belov, si è presa l’argento inchinandosi soltanto alla super Jugoslavia di Kreso Cosic, altra luce che ci ha lasciato troppo presto anche se a Bologna c’è un altare tutto dedicato a lui.
Volare lontano dalla tristezza fermandosi ad ammirare le sale del Pala Dozza dove, finalmente, è nato il museo del basket italiano, nella città che la valanga NBA vorrebbe lasciar fuori dal progetto Eurolega. Certo il Petrucci felice in piazza Azzarita dovrà fare anche pace con la Trieste imbufalita per quella mossa del cavallo che, rubando al Pala Rubini ciò che merita, darà un posto al sole nella Roma dove vorrebbero ciò che hanno buttato via da tanto tempo. Innamoramenti in affitto, ma non ci stupiamo vedendo quello che succede nel calcio della capitale, con Gasperini e Sarri mai liberi di sorridere davvero.
A proposito di basket tempesta sul fondo classifica con Treviso che ha preso Sassari per una dolorosa sfida che ci ruberà una delle due società che hanno fatto grande storia nel basket. Veniamo alle pagelle dei cestomanti, nella speranza che alla Federbasket non ci siano cimici come nella tormentata atletica, felici per la Bellandi con il suo triplete nel grande judo, augurandosi che al calcio non si prendano a calci dimenticando che le riforme vanno fatte presto e bene, la stessa cosa che diremmo ai politici se davvero esistessero.
10 Agli IDEATORI del MUBIT, il museo del basket che si potrà vedere nelle sale del Pala Dozza bolognese di FRANCESCO ALLEGRA, arena benedetta da Virtus e Fortitudo, nella speranza che i campioni di questa lunga storia siano trattati bene e riveriti in ogni palazzo e non spediti in piccionaia come magari il super Achille Canna, gloria delle Vu Nere in campo e nella società, che certo col suo bastone fa fatica ad arrampicarsi sulle tribune delle nuove arene. Bella idea il museo, super idea che ogni società crei uno spazio privilegiato per i campioni che hanno fatto la storia sul campo.
9 A BOSCIA TANJEVIC per averci portato Oscar SCHMIDT, a Dan PETERSON per averlo onorato come ha fatto il vero basket nel minuto di silenzio prima di ogni partita dell’ultima giornata.
8 A SCAFATI del professor VITUCCI che insieme a PESARO e alla FORTITUDO sta rendendo bellissimo il finale nel campionato di A2 che darà una promozione alla prima classificata ed un altro biglietto per la serie A alla vincente degli spareggi finali dove tutto sarà rimesso in gioco.
7 A CANTÙ che forse si è liberata dell’angoscia retrocessione anche se DE RAFFAELE non ha ancora dato l’ordine di alzare i remi visto che sabato sarà ad UDINE, pure lei felice per essersi riguadagnata la serie A, ma tormentata in questo finale dove VERTEMATI fatica a riconoscere il bel gruppo protagonista dalla prima giornata.
6 A VENEZIA che cambia umore troppo spesso, ma quando è in giornata lascia il segno come sul campo della povera SASSARI che ora sembra proprio nei guai.
5 Ad ARMANI e OLIDATA che dopo essersi tolte il dente dell’Eurolega sembrano decise a lasciare distanti le rivali ben armate come BRESCIA o, magari, la REYER. Visto che le proprietà sembrano disponibili a trattare con eventuali compratori sarà meglio che i giocatori si diano da fare per non perdere i lauti stipendi non onorati in Eurolega e l’ELLIS già ingaggiato da St.John’s e il NEBO che piace a Barcellona fanno capire che, per alcuni, la stagione è forse già finita.
4 A TORTONA per l’1 su 20 nel tiro da tre punti che ha rovinato una partita dove FIORETTI era riuscito ad organizzare una bella difesa arrivando sul collo della VIRTUS rivitalizzata da HACKETT e dal nuovo acquisto DOS SANTOS. Un peccato che forse aiuterà a crescere davvero nei playoff dove la probabile avversaria potrebbe essere VENEZIA, anche se dovremo aspettare il 16 maggio per scoprire tutto.
3 A Meo SACCHETTI che fortunatamente ha ritrovato il piacere di allenare andando in B a MONTECATINI, facendo finta di non essere indignato per come lo hanno trattato ai piani alti, da Roma in giù, dalla Federazione ai grandi club. Come ha avuto il coraggio di dire che l’EUROLEGA è meglio della NBA faccia altrettanto con chi lo ha messo da parte troppo presto.
2 A VALENCIA l’unica che nel campionato spagnolo ripete le belle prestazioni dell’EUROLEGA, cosa che non riescono più a fare REAL, BARCELLONA e BASKONIA.
1 Ai GIOCATORI di NAPOLI che contro MILANO si sono perduti dopo un bell’inizio dimostrando a REPESA che il povero MAGRO aveva davvero poche colpe. Siamo amareggiati che due professionisti di questo valore siano nelle mani di certi personaggi.
0 A PETRUCCI se non riuscirà a convincere la gente di TRIESTE che lui non può essere dalla parte di chi si prende i titoli fuori dal campo.
Oscar Eleni

