Per noi Peppino Di Capri è sempre stato l’Italia mitica degli anni Sessanta, il revival perenne, il piano bar genialmente celebrato dal Trio Melody o in A spasso nel tempo (per noi De Sica che gli suggerisce Champagne con 11 anni di anticipo vale tutto), le vacanze di una volta, il fidanzamento dei nostri genitori. Insomma, non è mai stato un personaggio del presente anche se questo non ci ha impedito di amare tantissimo il suo stile musicale e il suo modo di fare.
Ha scritto solo parte del testo di Roberta (musica di Bacalov), non ha scritto Champagne (che stava per essere lanciata da Aznavour) nè ovviamente le tante cover, a partire da Let’s Twist Again, e rielaborazioni di vecchie canzoni napoletane, mentre sue sono St. Tropez Twist e Un grande amore e niente più (testo di Califano), però come nel caso di Elvis qualsiasi canzone diventava immediatamente sua, dicaprizzata per sempre.
Strano che non abbia mai avuto un successo spaccante all’estero, né con la hit da leggenda tipo Tony Renis o Pino Donaggio né con la continuità della presenza, ma ci sembra che sia stato celebrato tanto in vita e che quindi non abbia bisogno di coccodrilli nostalgici o accusatori, del genere ‘sottovalutato dall’industria musicale’. La nostalgia è però semmai un’Italia che non abbiamo mai conosciuto, che ci piace credere migliore della nostra anche se magari non lo era. I miti fondativi sono appunto miti.
Teniamo come al solito per la fine ciò che davvero volevamo dire, con una domanda: perché gli anni Sessanta sono stati immediatamente oggetto di culto nostalgico e gli altri decenni hanno incece dovuto aspettare l’invecchiamento dei loro giovani? Le mediocri risposte sono due, in rapporto alla nostra realtà: la crisi economica dal 1973 in avanti insieme alle tensioni politiche creò subito il mito di questa età dell’oro, inoltre i Sessanta furono il primo decennio a produrre un apparato iconografico di massa, carne da citazione, rielaborazione, revival. Per questo per certi versi la morte di un grande degli anni Sessanta ci sembra più morte rispetto a quella di uno del decennio precedente. Considerazioni che nulla tolgono alla grandezza gentile di Peppino di Capri.
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A lui si deve la prima canzone ska italiana, "Operazione sole" del 1966
Perché negli anni 50 c'erano ancora gli effetti della guerra.
Poi ci sono stati i favolosi anni '60 culminati con il 68.
Una reprise negli anni 80